Il mito alchemico di Adamo ed Eva
e l'enigma dei due mercuri
- Fabrizio Tonna -
L'enigma dei due mercuri, in realtà, poco o nulla ha a che vedere col mito di Adamo ed Eva, che riguarda essenzialmente la sintesi termenica.
Fulcanelli fornisce comunque la chiave principale dell'enigma: si tratta, in apparenza, della stessa materia sotto due aspetti diversi, in realtà di due diverse materie.
Con primo mercurio, gli Antichi definivano l'idronio primo, frutto dell'incontro del metallo col minerale di partenza mediato dal sale. Il secondo mercurio, l'acqua dei due campioni di Basilio Valentino non è altro che l'idronio primo purificato, che dà luogo anche ad una sintesi clorenica. Ecco perché, sempre nello stesso testo, Fulcanelli fornisce anche altre notizie. A pag.309 del Tomo I delle "Demeures Philosophales" (ed.Pauvert, 1964), leggiamo:
"Eve et Bacchus sont les symboles de cette substance philosophale et naturelle, - non cependant première dans le sens de l'unité ou de l'universalité, - communément appelée du nom d'Hermès ou de Mercure. Or, on sait que le messager ailé des dieux servait d'intermédiaire entre les puissances de l'Olympe et jouait, dans la mythologie, un rôle analogue à celui du mercure dans le labeur hermétique."
In effetti, l'idronio, in qualsiasi stato si ritrovi, è in qualche modo il mediatore, cioè quello che permette di estrarre l'elemento puro contenuto nella conite e di portarlo alla superficie ulteriormente virtualizzato dal punto di vista strutturale ed atomico, a tal punto che si può ben dire che quell'elemento - il termenio propriamente detto - si sintetizzi in seno all'idronio.
"On comprend mieux ainsi la nature spéciale de son action, et pourquoi il ne demeure pas avec les corps qu'il à dilués, purgés et animés."
Effettivamente, tale mercurio è di natura diversa e anzi è lui che si trasforma radicalmente restituendo la terra fogliata, quindi comunica il suo grado igneo interno, trasforma totalmente la sua sostanza e fornisce tutto sé stesso all'altro.
"Et l'on saisit de même dans quel sens il convient entendre Basile Valentin, lorsqu'il assure que les métaux sont des créatures deux fois nées du mercure, enfants d'une seule mère, produits et régénérés par elle."
Questa pericope non ha nulla a che vedere col problema di cui ci stiamo occupando, ma deve essere ricollegata ad un altro passo concernente il mercurio specifico che genera i metalli come tali.
"Et l'on conçoit mieux, d'autre part, où gît cette pierre d'achoppement que les philosophes ont jetées à travers le chemin, lorsqu'ils affirment, d'un commun accord, que le mercure est l'unique matière de l'Œuvre, alors que les réactions nécessaires sont seulement provoquées par lui, ce qu'ils ont dit soit par métaphore, soit en le considérant d'un point de vue particulier."
Qui ci si riferisce sia al mercurio inteso come idronio purificato sia al clorenio che origina da questa purificazione, sia in certo qual modo all'operazione appartenente alla seconda Opera.
"Il n'est pas inutile non plus d'apprendre que, si nous avons besoin du ciste de Cybèle, de Cérès ou de Bacchus, c'est seulement parce qu'il renferme le corps mystérieux qui est l'embryon de notre pierre."
E' il clorenio, la cesta di Cibele, la struttura che accoglie fisicamente e chimicamente le particelle, i coaguli atomici, del termenio.
"...L'eau n'a aucune forme en soi, bien qu'elle soit susceptible de les épouser toutes et de prendre celle du récipient qui la contient."
Fulcanelli rivela qui un dato molto importante, cioè che l'acqua - l'idronio - di per sè stesso ha soltanto la funzione di un contenuto che viene in qualche modo inglobato, dal punto di vista fisico-chimico, interamente dal termenio in formazione. Ecco perchè poi viene restituita la terra fogliata che in sé stessa è un composto amorfo, o comunque un elemento amorfo rappresentato essenzialmente da una trasformazione dell'elemento primo in sè e per sè.
"Voilà la raison de notre vase et de sa nécessité, et pourquoi les philosophes l'ont tant recommandé comme le véhicule indispensable, l'excipient obligé de nos corps."
Si noti ora che gli eccipienti non sono che i definitori di una struttura esterna e non sono quindi utili per una struttura interna. Come debitori di una struttura interna gli eccipienti, in questo caso il nostro idronio purificato, riportano a quell'insieme di implicazioni che a livello fisico-chimico permettono la piena e totale coagulazione all'equilibrio del termenio.
"...Le dissolvant...Il ne sépare les impuretés hétérogènes importées des gîtes métallifères, leur ôte les infirmités contractées au cours des siècles."
L'autore presenta qui la formazione o sintesi del termenio; la miniera metallifera non è quella dalla quale si estrae il metallo, la miniera vera e propria, ma una miniera simbolica, intesa come luogo in cui è contenuto il termenio, anche se quest'ultimo è poi frutto di una trasformazione radicale del metallo di partenza.
"...Qu'on ne s'y laisse pas tromper; c'est ici le nœud gordien de l'Œuvre, celui que les débutants doivent s'évertuer à dénouer s'ils ne veulent être arrêtés court au commencement de la pratique. Il existe donc une autre mère, fille de la première, à laquelle les maîtres, dans un but facile à deviner, ont également imposé la dénomination de mercure. Et la différenciation de ces deux mercures, l'un agent de la rénovation, l'autre de procréation, constitue l'étude la plus ingrate que la science ait réservée au néophyte."
L'uno è agente di rinnovamento perchè permette di avere la conite, che di per sè medesima rappresenta il prototermenio, l'altro è agente di procreazione perchè permette di gestire dal punto di vista fisico quella che sarà appunto la trasformazione chimica che condurrà al termenio vero e proprio. Tutta la reazione si forma in seno alle strutture atomiche dell'idronio e poi viene manifestato esternamente quando l'idronio è completamente trasformato.
"L'auteur anonyme de l'Ancienne Guerre des Chevaliers, dans un discours qu'il fait prononcer par le métal réduit en soufre (qui per zolfo Fulcanelli intende conite, cioè la terra rossa) sous l'action du premier mercure, enseigne que ce soufre a besoin d'un second mercure, avec lequel il doit être conjoint afin de multiplier son espéce (cioè di generare il nuovo elemento, il nostro termenio). "Parmi les artistes, dit-il, qui ont travaillé avec moy, certains ont pussé leurs travaux si loin, qu'ils sont venus à bout de separer de moy mon esprit, qui contient ma teinture (cioè di separare la mia conite che contiene il mio termenio); en sorte que, le mêlant à d'autres metaux et mineraux (si tratta della radice di tutti i metalli e i minerali cioè dell'idronio, inteso come mercurio generico) ils sont parvenus à communique quelque peu de mes de mes vertus et de mes forces aux metaux qui ont quelque affinité et quelque amitié avec moy.
La virtù dei sette metalli, alla fine, riconduce alla virtù dell'unica fonte che genera i sette metalli per specificazione, e cioè al mercurio, ma non al mercurio specifico, ma allo specifico mercurio di quest'operazione, cioè all'idronio.
"...Mais si ces artistes avoient porté leurs recherches au-delà, et qu'ils eussent bien examiné quelle est la femme qui m'est propre, qu'ils l'eussent cherchée et qu'ils m'eussent uni à elle, c'est alors que j'aurois pû teindre mille fois davantage."
Se veramente avessero scoperto il procedimento per passare dall'idronio primo all'idronio secondo, generando così il clorenio, che è colui che poi compie l'attrazione e la coagulazione catalitica, allora mi avrebbero potuto avere in tutta la mia potenza; unendomi poi al clorenio, che ha le mie stesse virtù e nel contempo quelle del termenio, avrebbero potuto tingere, che in questo caso non è tanto trasmutare quanto acquisire i colori, vale a dire la gamma cromatica in seno all'operazione che porta alla gemma finale.
"...Ces deux mères,ou mercures, que nous venons de distinguer, figurent sous l'emblème des deuz coqs dans le panneau de pierre situé au second étage de la maison de Mans (pl.XV). Ils accompagnent un vase rempli de feuilles et de fruits, symbole de leur capacité vivifiante, génératrice et végétable, de la fécondité et de l'abondance des productions qui en résultent."
Questo vaso non è altro che il nostro clorenio. Ci sono a volte, nelle descrizioni simboliche, due vasi, l'uno verde e l'altro rosso: il vaso verde, il clorenio, si trasforma nella rossa matrice di mutazione.
Nelle prima delle due note annesse a piè di pagina, Canseliet fa notare come alektwr, vocabolo col quale i Greci indicavano il gallo, significa tanto vergine quanto sposa, espressioni di entrambi i mercuri: vergine, naturalmente, il mercurio primo, sposa quello secondo, l'idronio purificato. É ciò che non può esser detto, il segreto, insomma il nodo gordio dell'Opera.
Il termenio afferra l'intera virtù ignea e l'intera virtù metamorfica dell'idronio secondo e come realtà radicalmente mutata del ferro puro, già ridotto in conite, viene completamente coagulato alla superficie di detto idronio, ormai anch'esso trasformato in materia inerte grazie all'azione catalitica del clorenio.