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IL RESTO DEL CARLINO - MARCHE

30 marzo 2003

L'OCCIDENTE ALTERNATIVO DI MARIO FARNETI

di Carlo Moscelli

Il suo primo libro fantapolitico, o meglio di storia alternativa, "Occidente" (2001 Editrice Nord), aveva ottenuto buone recensioni dai maggiori quotidiani italiani e anche dal Times. E' stato un bestseller, stampato anche in una seconda edizione rivista e ampliata. Il suo seguito "Attacco all'Occidente" (Editrice Nord, 16 Euro) in questi giorni nelle librerie, si propone come un altro successo, richiamando fra l'altro certi attuali scenari. Mario Farneti, fanese d'adozione (vive e lavora a Roma, ma è vissuto per molti anni a Fano dove ha fatto l'antiquario e fu tra i fondatori di Telefano), giornalista professionista e documentarista, ha al suo attivo un premio "Tolkien" per la narrativa fantastica (1991). Ma è stato "Occidente" che lo ha rivelato come scrittore brillante, gradevole e di grande fantasia. Il romanzo è ambientato in un mondo alternativo nel quale l'Italia fascista, rimasta neutrale nella guerra 1939/'44 vince poi con gli Usa la terza guerra mondiale contro l'Urss e diventa una superpotenza. Galeazzo Ciano è capo del governo, ma è Mussolini a dirigere di fatto un grande Impero. Giulio Andreotti, cardinale, è Segretario di Stato del Vaticano, Spadolini è a capo del Minculpop, Mattei ha messo in ginocchio le "sette sorelle", Montanelli è direttore dell'Eiar TV. Re d'Italia è Carlo Alberto II che assieme al magnate Leopoldo Del Borgo (Berlusconi?) prepara un colpo di Stato per liberarsi del fascismo. In "attacco all'Occidente" Mussolini è morto da vent'anni, non c'è un nuovo Duce, l'Italia è sempre una superpotenza, ma in Medio Oriente il presidente della Federazione Araba Yasser Arafat viene ucciso in un attentato, un partito estremista assume il potere, Israele viene attaccata e sconfitta e gli eserciti arabi minacciano l'Europa...

 

Da: GLI SPECIALI DI "INFINITE STORIE"

marzo 2003

LA TERZA DIMENSIONE DELLA STORIA

Incontro con Mario Farneti
autore di  "Attacco all’Occidente"
e "Occidente"

Quando fu pubblicato due anni fa, Occidente ottenne un vasto successo di critica e di pubblico, diventando un bestseller di storia alternativa o "ucronia" (che cosa sarebbe successo se…). Oggi questo romanzo viene proposto in una nuova edizione, rivista e ampliata, in concomitanza con l'uscita in libreria del suo seguito Attacco all'Occidente. Parliamo dei due libri con l'autore, Mario Farneti.


D. Quando si scrive un libro, in genere lo si fa perché si ha qualcosa da dire. Lei che cosa ha voluto dire scrivendo un romanzo di ucronia come Occidente?

R. La tesi principale sulla quale si sostiene il mio romanzo è che se da un lato il Fatto Compiuto non può essere modificato, dall'altro può invece essere messo in discussione. Questo espediente critico ci permette di prendere in considerazione una gamma di alternative storiche non soltanto attuabili, ma in certi casi anche auspicabili. Siamo spesso portati a credere che il nostro sia il mondo migliore possibile, ma questa è soltanto una supposizione che, se riflettiamo bene, non ha alcun fondamento.

D. Occidente nasce sostanzialmente da una domanda: che cosa sarebbe successo all'Italia se Mussolini non avesse seguito Hitler nella follia della guerra?


R. Appunto. Questa domanda me la pose, chiedendomi un racconto di ucronia, il critico Gianfranco De Turris. Dal racconto, pubblicato in un'antologia dal titolo Fantafascismo, è nato il romanzo.

D. Che cos'è accaduto nel suo mondo alternativo?

R. Mussolini non ha seguito Hitler sulla strada delle leggi razziali, non si è fatto coinvolgere nella guerra mondiale persa dai nazisti. Subito dopo si è schierato a fianco dell'Occidente nella Terza Guerra Mondiale scatenata dai sovietici, vincendola. Ma questa è soltanto la cornice del romanzo, che si svolge nel 1972, quando Mussolini ha 89 anni...

D. Ciò che colpisce nel romanzo è la ricchezza di particolari. Da dove ha tratto questa massa di informazioni?

R. Dalla mia formazione culturale. Sono figlio di antiquari e ho esercitato anch'io per qualche tempo questa appassionante professione, che mi ha consentito di sviluppare una conoscenza molto accurata dei vari stili.

D. C'è qualcosa di nuovo in questa seconda edizione?

R. Sì, la seconda edizione è stata accresciuta di un episodio, riferito alla Terza Guerra Mondiale, che spero divertirà i lettori.

D. È uscito anche il suo nuovo romanzo Attacco all'Occidente, che è il seguito di Occidente. Per quale motivo ha deciso di scrivere il secondo episodio?

R. Mi sono accorto che gli scenari narrativi prospettati nel primo romanzo erano assai vasti e meritavano di essere adeguatamente sviluppati e approfonditi. Un forte stimolo è venuto anche dai lettori di Occidente, che mi hanno chiesto di scriverne il seguito.

D. Chi e perché attacca l'Occidente?

R. I popoli medio orientali. Nel 1992 l'Italia è una superpotenza, anche se, a vent'anni dalla morte di Mussolini, non è riuscita a darsi un successore. Gli arabi, trascinati da un leader politico convinto di dover compiere una missione divina, invadono l'Europa grazie anche a una super-arma. Lo scontro tra le due civiltà è sanguinoso e senza esclusione di colpi, specialmente nel nostro paese.

D. La contemporaneità degli avvenimenti del Medio Oriente e le prospettive di guerra in quell'area hanno stimolato la nascita di Attacco all'Occidente?

R. Certamente lo stimolo è venuto dagli eventi che stiamo vivendo, anche se, dal punto di vista storico, non è la prima volta che Occidente e Oriente si scontrano.

D. Si aspetta critiche e censure alla luce dell'immagine dell'Islam che potrebbe emergere dalle pagine di Attacco all'Occidente?

R. Ho molto rispetto per l'Islam e ho perciò lasciato fuori qualsiasi analisi di tipo religioso. Il lettore si accorgerà che ho posto l'accento soprattutto sulla natura trasformista di certi nostri politici che, pur di compiacere gli occupanti arabi, si mimetizzano tra loro, divenendo a volte "più realisti del re".

D. Dai suoi romanzi traspare una storia segreta. Lei pensa che esista effettivamente una terza dimensione della storia, che sfugge a chi si ferma ad analizzare i fatti?

R. Sono più che certo dell'esistenza di una terza dimensione della storia, e questo traspare dal mio romanzo, nel cui ordito si muovono personaggi sfuggenti e inquietanti. Già all'università, quando ero studente di Scienze Politiche, trovavo difficile spiegare compiutamente determinati eventi storici e politici con i soli mezzi della ricerca documentale o attraverso il modello offerto dalla critica marxiana. Non credo che gli storici abbiano approfondito a dovere quell'universo ancora completamente oscuro, animato da sette e società segrete, che hanno agito spesso trasversalmente alle ideologie o addirittura creando le ideologie.

D. In Occidente aveva inserito anche il Gabinetto RS/33 dell'OVRA, per intenderci, la struttura segreta istituita da Mussolini per indagare sugli UFO. Ne tratta anche nel nuovo romanzo?

R. Sì, il tema degli "UFO fascisti" appare di nuovo e riveste un ruolo molto importante. Le ricerche degli scienziati italiani in questo campo progrediscono fino a risultati impensabili, anche grazie a un personaggio enigmatico che tutti credevano morto...

D. Prevede un terzo romanzo della stessa serie?

R. Un'idea l'avrei, ma aspetto di conoscere il parere dei lettori su Attacco all'Occidente.

 

IL GIORNALE

4 aprile 2003

Da: L'INEVITABILE GUERRA IN LIBRERIA

di Paolo Bianchi

...Dicono che la storia non si faccia con i se, ma non è sempre vero, almeno guardando ad alcune fra le ultime tendenze della narrativa contemporanea. C'è tutto un filone cosiddetto di "storia alternativa" che si diverte a immaginare scenari diversi da quelli dei fatti compiuti. Altri la chiamano "storia virtuale" o addirittura "parallela". Ma comunque lo si voglia definire, il genere gode di insospettabile vigore. In Italia uno dei maestri è Mario Farneti autore di Occidente e di Attacco all'Occidente, due ben documentati romanzi (Entrambi pubblicati dall'Editrice Nord) che raccontano di un Mussolini mai alleato di Hitler, e comunque di un corso assai differente dei destini europei. Eppure inventa inventa, succede che gli autori ricadono in contesti di verosimiglianza molto simili a profezie. Farneti aveva ben immaginato l'offensiva del terrorismo di matrice islamica...

 

AVVENIRE

11 aprile 2003

Scenari dal futuro

IL GRANDE FRATELLO E LA MEZZALUNA

Una nuova puntata della saga ideata dalla fervida mente di Mario Farneti: l'Occidente devastato dallo scontro fra integralisti e apostati, nazisti e razzisti. Ma i veri burattinai sono altrove

Di Umberto Folena

I miliziani arabi demoliscono a martellate la Pietà di Michelangelo. Roma è nelle mani loro e dei collaborazionisti prontamente convertitisi. Prima, Tel Aviv era stata rasa al suolo da una testata nucleare tattica e la Flotta Usa del Mediterraneo affondata. Ma i fascisti italiani tengono duro. Si riorganizzano. Passano al contrattacco. Si combatterà alle porte di Vienna e sul Metauro. E infine… Infine, Mario Farneti ci riprova. Tre anni dopo Occidente, il romanzo ucronico (o di storia alternativa) che immagina un’Italia in cui Mussolini nel 1940 non entra in guerra al fianco dei nazisti per diventare invece protagonista nel 1946 della terza guerra mondiale contro l’Urss, esce con il fatal sèguito, Attacco all’Occidente (Editrice Nord, 335 pagine, 16 euro). Insiste e rincara la dose facendo bingo. Perché il suo romanzo esce proprio in concomitanza con la seconda guerra del Golfo mettendo nero su bianco il peggior incubo immaginabile. E non solo per noi che si sta dove il sole tramonta. Vediamolo. Nel 1992 Yasser Arafat, presidente della Federazione Araba (Siria, Egitto, Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Libano e Giordania) viene assassinato. Prende il potere il misterioso capo della Mezzaluna Nera, in possesso di ancor più misteriose armi, tra cui la Bomba elettromagnetica, capace di mettere fuori uso ogni congegno elettrico del nemico. L’Italia è invasa, papa Pio XIII si rifugia in Messico, il fascismo vacilla. Ma a tenerne alto il vessillo c’è l’eroe del primo romanzo, Romano Tebaldi, divenuto triumviro della Repubblica. Coi più fidi camerati organizza (non ridete) la Resistenza, e questo è uno dei giochini di rovesciamento che più piacciono a Farneti. Combatterà i miliziani arabi e le Brigate Internazionali, formate da italiani convertiti all’islam. E un nutrito gruppo di protagonisti della cronaca reale, la nostra, entrerà sia pure di sfuggita nella storia. Non sempre onorevolmente.
Farneti gioca e il suo è un divertissement che si fa leggere d’un fiato, sempre che l’operazione vi intrighi. Altrimenti, nella sua improbabilità vi riuscirà indigeribile. Ma attenzione, perché una volta cominciate le prime pagine non riuscirete più a smettere. Non certo per la psicologia dei personaggi, del tutto approssimativa; ma per il ritmo tambureggiante dell’azione che non dà respiro riservando continui colpi di scena. Alla fine scopriremo che i veri "cattivi" non sono i fondamentalisti islamici o i cristiani che rinnegano la propria fede, i fascisti fanatici o le multinazionali che sperimentano letali virus etnici antisemiti. Neppure i nazisti che tramano nascosti all’Antartide, in una sotterranea Nuova Svevia. I cattivi burattinai sono i figli di Adamo e Lilith (secondo il mito narrato dal Talmud e dal Libro degli Splendori), ibridi privi di "sapienza" che da millenni stanno ingaggiando una lotta senza fine con gli uomini.
Troppa carne al fuoco? Macché, ce n’è dell’altra. Uno dei perni della storia è Ettore Majorana: nel 1938, nell’universo ucronico di Farneti, s’è rifugiato in un monastero sull’Isola di Pentecoste, questa sì inesistente ma analoga all’Isola Ferdinandea. Per non dire della rivisitazione di Colombo, di Atlantide e del mito dei Patres.
Un giocattolo dagli abili meccanismi. Un buon prodotto d’artigianato. Solo questo? No. Farneti un’idea da promuovere ce l’ha, ed è quella di una destra nazionale e sociale, anticapitalista, soprattutto antimaterialista, attenta ai valori dello spirito, al coraggio, alla lealtà, alla sobrietà, all’amicizia. Sono i valori dell’Italia fascista di Romano Tebaldi. A poco a poco cederà il palcoscenico al figlio ventenne Benito e alla figlia Cristiana, che proprio perché disgustata dal consumismo materialista avanzante sceglie l’islam, ne resta delusa, ma prenderà strade diverse e suo figlio… Già, il finale è ancora più aperto di tre anni fa, segno inequivocabile d’una terza puntata della saga pronta nel cassetto. Farneti colpirà ancora, basta aspettare.

 

CON IRENE MISTICA ISLAMICA E COFFERATI CONTRO L'EMIRO

di Umberto Folena

Farneti si diverte, ma dubitiamo che i tanti protagonisti della politica e della cultura ficcati dentro gli ingranaggi di Attacco all'Occidente si divertiranno, quando scopriranno la fine che hanno fatto. Rispetto a tre anni fa rimane saldamente in sella Giulio Andreotti, segretario di Stato vaticano. All'invasione, scapperà in Messico con papa Pio XIII, di cui Farneti tace la nazionalità, ma dubitiamo sia polacco. Se la cava brillantemente il tribuno Gianfranco Fini, che nell'Operazione Stella di David (per il recupero di quel che resta dell'esercito israeliano del generale Sharon) fa saltare una stazione radar nel sud del Libano. «Quel comandante farà molta strada: ha veramente del fegato» commentano i capi fascisti. Ha fatto carriera anche il primo console Enzo Biagi, presidente dell'Eiar, che all'arrivo del nemico ingerisce una capsula di cianuro per non cadere vivo nelle loro mani. I molti giornalisti Eiar passati lestamente al nemico verranno incidentalmente falcidiati da un attacco di gas nervino compiuto dalla Resistenza. Ministro degli Esteri è Sergio Romano. E che dire di Armando Plebe, rettore dell'Università Popolare Fascista?
A questo punto cominciano i dolori. O i disonori. Sultano del Levante Italiano è l'ex federale del Pnf campano, dal nome islamizzato di Rahman Mastallah. Alla fine sarà l'unico a salvare la ghirba scappando in Mongolia. Terribile la fine del perfido giudice D'Arkais, presidente del Tribunale Territoriale dell'Osservanza, e del mullah a capo del Campidoglio, Hussein El-Turil. Chi è? Via, l'anagramma è agevole. A entrambi verrà tagliata la testa. Attualissima la resa dei conti alla decisiva battaglia sul Metauro. Il console generale Sergio Duilio Cofferati, comandante della Coorte Lingotto, sconfigge e fucila l'emiro Nasim Ibn Dalimah, ex federale di Foggia, al comando di una Brigata internazionale.
C'è anche una donna. A presiedere il Ministero per la Repressione del Vizio e la Protezione della Virtù è Irene Pivetti, ex comandante delle Giovani Italiane, «convertitasi all'islam dopo una lacerante crisi mistica». E ci sono i magistrati. Tutti se la cavano bene. Francesco Saverio Borrelli e Luciano Violante, liberati dal campo di prigionia di Kandahar, nel dopoguerra dirigeranno il Centro internazionale per la caccia ai collaborazionisti. Ma l'eroe è Antonio Di Pietro, che mettendo a repentaglio la propria vita, a capo dei Volontari abruzzesi della Guardia Nazionale Repubblicana impedirà a Senigallia che i fascisti più fanatici massacrino tremila collaborazionisti. Per finire gli stranieri. In Francia governa Le Pen, in Germania Haider. Negli Usa prima Bush e poi Clinton, che invia truppe solo a giochi fatti. Ma sapete chi comanda i volontari spagnoli, irlandesi e sudamericani della Crociata per la Liberazione dell'Occidente Cristiano? Augusto Pinochet. Ecco, quando fa così, Farneti un po' esagera.

 

OGGI

7 maggio 2003

E se Mussolini avesse scelto la neutralità?

Nella saga di Mario Farneti scenari fantapolitici...

di Alessandra Casella

... Ma è dalla fantasia dell'italiano Mario Farneti che ci arriva la sorprendente saga fantapolitica di Occidente e Attacco all'Occidente (Editrice Nord € 16 ciascun volume). Immaginate che Mussolini abbia scelto la neutralità e che il nazismo sia crollato, ma che la Russia sia diventato il nemico contro cui intraprendere la Terza guerra mondiale. Immaginate anche un'Italia vittoriosa, i cui confini si sono allargati dalla Somalia alla Russia, e un complotto per distruggere l'ormai novantenne Mussolini. Immaginate Arafat presidente della Federazione Araba che conquista Israele e minaccia l'Europa... insomma immaginate tutta un'altra storia, oppure lasciatelo fare a Farneti e godetevi il mondo come sarebbe potuto essere, se... e buon divertimento! Alla prossima!

 

 

CORRIERE DELL'UMBRIA - Inserto "La Provincia"

24 maggio 2003

Il signore del fantasy

di Rita Boini

Un titolo a otto colonne sul Times, quotidiano londinese di solito tendente al sottotono (lo stesso giorno dedicava un titolo a due colonne al nostro premier), ma anche, e soprattutto, le vendite in vertiginosa ascesa e la pioggia di e.mail da parte dei lettori. In due anni, Mario Farneti, radici eugubine orgogliosamente ostentate, è diventato il Italia e fuori uno degli autori di culto degli amanti di "ucronia", romanzi storici che però sono al di fuori della puntuale e veritiera ricostruzione storica, si parte dai fatti, ambientazioni, personaggi reali per creare storie di fantasia. Così il secondo libro di Farneti, uscito qualche settimana fa (Attacco all'Occidente, Editrice Nord) è ambientato nel 1992. La trama si dipana in un mondo nel quale, vent'anni dopo la morte di Mussolini (che nel precedente romanzo Farneti fa vivere fino al 1972) il nuovo Duce non è stato ancora proclamato. Un Triumvirato regge l'Impero, ma la situazione è difficile, l'Italia è una superpotenza che estende il suo dominio dalla Russia alla Somalia... "Attacco all'Occidente" è il secondo di una trilogia, iniziata nel 2001 con "Occidente", libro che spazia tra l'aprile 1945, quando Farneti fa scoppiare la Terza Guerra Mondiale e il 1972, Quando Mussolini sta per celebrare il Cinquantenario dell'Era Fascista. In mezzo l'autore mette guerre, battaglie, la dissoluzione dell'Unione Sovietica. "Occidente" è stato ristampato proprio in questi giorni, mentre Farneti, giornalista professionista che nella vita lavora all'Agenzia Televisiva della Santa Sede, sta lavorando al terzo libro della serie. "Scrivere mi diverte molto - confessa - i lettori se ne accorgono, rimangono coinvolti anche per questo". L'amore per la narrativa è venuto a poco a poco, autore di successo è diventato quasi per caso. Finalista e terzo arrivato al Premio Internazionale Tolkien, Farneti venne invitato da Gianfranco De Turris a partecipare con un racconto all'antologia "Fantafascismo". Farneti accettò ed inviò un racconto dal titolo "Occidente", che venne pubblicato. Ma De Turris ne inviò una copia all'Editrice Nord, la più importante editrice italiana nel campo del fantasy e l'editore chiamò l'autore. "Scriva un romanzo", fu l'ordine secco, senza chiedere né scalette né manoscritti. Il racconto divenne romanzo e fu subito successo, anche di vendite. Ma Mario Farneti è anche autore di testi e documentari sulla storia di Gubbio, tra questi due scritti a quattro mani con Vincenzo Ambrogi sul "Campanone" e sui "Ceri", in cui racconta in modo minuzioso ciò che accade nel giorno eugubino più importante, nonché dell'ultima, in ordine di tempo, carta di Gubbio stampata a fine del secondo millennio. Le scalette, le idee, i progetti per libri di ucronia, insomma per il libri fantastici sono tanti ed in corso di realizzazione. Ma Farneti (che ha anche un sito personale, www.farneti.it) , non dimentica la sua eugubinità, perché scrittori si diventa ma eugubini si nasce e si rimane per tutta la vita, ed annuncia nuovi testi di storia locale. All'insegna, però, dell'insolito e dell'inaspettato.

 

 

IL SECOLO D'ITALIA - Rubrica: Un libro al giorno

12 giugno 2003

Mario Farneti, un ventennio lungo un secolo

di Errico Passaro

Mario Farneti stupisce ancora. Dopo "Occidente", recentemente ripubblicato in forma riveduta e ampliata, eccolo ritornare all'ucronia fantafascista con "Attacco all'Occidente". Sembrava impossibile spingere ancora di più sul ritmo adrenalinico della storia, e invece Farneti c'è riuscito. Per farlo, ha dovuto sacrificare qualcosa in termini di verosimiglianza, soprattutto in materia di dialoghi; ma il risultato finale è un racconto con una marcia in più, ipercinetico, spiazzante, senza incrostazioni formalistiche, una festa per gli occhi. Non è che Farneti bistratti la lingua italiana, tutt'altro; rimane un fine dicitore che, visto il testo e il contesto, schiva la tentazione dell'autocompiacimento ed evita di proporsi come un surrogato di Turtledove. Gli è congeniale uno stile funzionale, tutto puntato sul discorso diretto, in cui la bassa cucina del mestiere delle lettere si unisce ad inaspettate raffinatezze, in un parossismo creativo che lascia pensare ad una scrittura di getto. Vi facciamo grazia di una descrizione dettagliata della trama. Basti dire che ci troviamo in un 1992 alternativo, in cui l'Italia, potenza coloniale estesa dalla Russia alla Somalia, subisce l'attacco di una lega islamica con una misteriosa arma di distruzione di massa, capace di paralizzare tutti i meccanismi funzionanti ad elettricità; l'Occidente, in un primo momento, subisce l'onta dell'invasione; poi, organizzata la resistenza, riesce a scacciare il nemico e a ripristinare l'ordine. Rispetto a tanti imbrattacarte in circolazione e a tanti romanzi senza smalto, Farneti ci mette passione e competenza... a tratti, anche troppa, laddove si lascia prendere la mano da descrizioni tecniche troppo particolareggiate (le armi, per esempio) o da sottotrame troppo colorite (l'intervento della legione dei guardiani eterni di Roma, la ricerca del misterioso scienziato Majorana). Ma, a sentire anche altri colleghi e lettori comuni che hanno affrontato il romanzo, tanta abbondanza di spunti non guasta. Lo strumento utilizzato - la storia di "cosa sarebbe successo se..." - di per sé si adatta naturalmente al gioco di riplasmare eventi, personaggi, fatti appartenenti al mondo della scienza, della religione, della società. Il successo del genere , analizzato in una recente trasmissione radiofonica RAI, è indicativo di questo straordinario potenziale. A questo si aggiunge l'astuto richiamo all'attualità, con uno scontro di civiltà che evoca il conflitto Usa-Iraq, ma lo drammatizza ponendo i due contendenti su un piede di parità militare. Alla fine, è l'Occidente a vincere, ma Farneti non cade nella tentazione di demonizzare l'avversario, e ha cura di descrivere le sue ragioni, le sue radici culturali, la sua buona fede nel perseguire un disegno egemonico che ha più i connotati dell'autodifesa che non quelli della guerra preventiva e imperialista. Il Nostro appare come il rianimatore di pratiche narrative tendenti allo stereotipo e al narcisismo, basato su intrecci macchinosi e stilnovisti applicati irresponsabilmente alla letteratura di consumo. L'autore si è reso conto che, per raggiungere il grande pubblico, doveva rinunciare a essere scrittore e presentarsi come narratore, un affabulatore di primo livello, capace di catturare l'attenzione di una folla di ascoltatori riunita in un ideale auditorium letterario e raccontare una storia dagli sviluppi imprevedibili. Come romanziere, a mia volta, non posso approvare questa svolta; come giornalista, devo riconoscere che il successo di pubblico e critica ottenuto gli dà pienamente ragione.

 

IL GIORNALE DEI MISTERI

Settembre 2003 n. 383

Intervista di Stefania Genovese

Come le è venuta l'idea di "Occidente", un romanzo ucronico sul fascismo?
 

Direi che l’interesse per certi temi è nato molto tempo fa, quando ero ancora bambino. Negli anni Cinquanta i ricordi della guerra erano ancora vivi. Spesso sentivo mio padre parlare degli eventi bellici e dell’impreparazione delle nostre forze armate, che produsse il disastro che tutti conosciamo. Fin da allora cercavo di immaginare quale svolta avrebbe potuto prendere la storia, se Mussolini non avesse commesso l’errore di combattere a fianco di Hitler. Quarant’anni dopo, il critico letterario Gianfranco De Turris mi propose di scrivere un racconto  ucronico proprio su questo argomento per una raccolta intitolata “Fantafascismo”. Lo realizzai con entusiasmo ed il soggetto gli piacque a tal punto da proporlo a Gianfranco Viviani, titolare dell’Editrice Nord, che, senza esitare, mi chiese di ricavarne un romanzo.

Di che parla il romanzo?

E’ vicenda ambientata nel 1972. Mussolini, ottantanovenne, sta per festeggiare il cinquantenario dell’Era Fascista. L’Italia è ancora retta dalla monarchia e Galeazzo Ciano è il capo del governo, succeduto appunto al suocero. Ma qualcuno sta tramando per abbattere il fascismo e per impadronirsi di un “tesoro” di inestimabile valore spirituale e materiale. In questo scenario si inseriscono le gesta del protagonista, Romano Tebaldi, un eroe senza macchia e senza paura, che deve scontrarsi con le trame e le doppiezze di uomini senza scrupoli. Ma non basta: dietro le quinte si muovono anche “presenze” inquietanti, che sembrano influenzare gli eventi, al di là della volontà degli uomini…

Che reazioni ha avuto "Occidente", in Italia e all'estero?

Reazioni molto forti, direi. La stragrande maggioranza dei lettori lo ha accolto con entusiasmo, come se avessi gettato un sasso nello stagno un po’ sonnolento della fantascienza italiana. Il mio libro ha suscitato grandi amori e anche qualche piccolo odio. Chi però ha dimostrato questo ultimo sentimento non ha saputo ben razionalizzarlo, esprimendo critiche spesso derivate da una lettura superficiale. Nel peggiore dei casi c’è stato anche chi ha rivolto delle critiche del tutto gratuite di tipo squisitamente ideologico, senza neanche aver letto il romanzo. Per fortuna si è trattato solo di episodi marginali, perché il consenso è stato veramente vasto e del tutto inatteso, anche da parte della stampa. Prova ne sia che il romanzo si è classificato al terzo posto al Premio Italia 2002. Senza dubbio, un ottimo risultato per un’opera prima.

Che ruolo giocano nel romanzo i dischi volanti? 

Il ruolo svolto dai dischi volanti è nodale sia in “Occidente”, sia in “Attacco all’Occidente”, il secondo episodio della serie. Prendo proprio come riferimento il fantomatico Gabinetto RS/33 dell’OVRA e la caduta della navicella di Vergiate per tessere buona parte della trama del romanzo. Addirittura il protagonista, Romano Tebaldi, diventa capo dello stesso Gabinetto RS/33.  E’ un dato ormai certo che Mussolini si interessasse al problema degli UFO, come è certo che Marconi avesse scoperto l’utilizzo delle microonde per scopi militari: il cosiddetto “raggio della morte”, la moderna bomba elettromagnetica o E-bomb di cui parlo nel secondo romanzo.

Lei che ne pensa degli UFO?

Penso che qualcosa di strano nei nostri cieli stia realmente accadendo. Specialmente in “Attacco all’Occidente” adombro una possibile spiegazione circa l’origine degli UFO, che svelerò completamente nel terzo episodio.

La ricostruzione ucronica è stata giudicata assai credibile, così come i dettagli tecnici, architettonici...

La realizzazione delle giuste ambientazioni è stata per me molto stimolante dal punto di vista intellettuale. In questo mi è venuto in aiuto il fatto di essere figlio di antiquari ed aver esercitato io stesso, per qualche tempo, questa affascinante professione. Ciò mi ha avvicinato al mondo dell’arte, dell’archeologia, e a tutto ciò che è considerato “insolito”.

Ha inserito molti personaggi reali. Si è divertito?

Mi sono molto divertito nell’immaginare alcuni importanti personaggi pubblici in un contesto fascista. Di questo i lettori si sono resi conto e si sono divertiti con me.

Otto colonne sul Times...

Sì, il Times di Londra ha riservato ad “Occidente” un articolo su otto colonne. Un fatto assai raro per un autore italiano. Devo dire che gli anglosassoni conoscono molto meglio di noi questo genere letterario che chiamano virtual history o what if? ed hanno saputo apprezzarlo, dimostrando serietà e maturità anche a livello critico. Il fatto poi che io, a differenza di molti scrittori nostrani, abbia parlato del fascismo senza alcun tipo di complesso, ha certamente avuto il suo peso.

Parliamo del seguito, "Attacco all'Occidente"; un titolo quasi profetico...

E’ un’osservazione che ha fatto più di un lettore, a proposito della recente guerra in Iraq e dell’escalation del terrorismo mediorientale. Non so se si tratti di doti profetiche o, più semplicemente, di immaginazione particolarmente vivace. Credo più nella seconda ipotesi. Mi piace molto capovolgere la realtà e guardarla da questa prospettiva. Molta gente ha paura di eseguire questa operazione, perché certe volte i risultati possono essere pericolosi per la propria percezione del mondo e anche per la propria stabilità psicologica. Credo però che se si vuol comprendere meglio la realtà nella quale viviamo e immaginare quella futuribile, sia necessario un approccio non convenzionale e privo di pregiudizi e di tabù.

 Ha anticipato anche la Sars...

E’ vero, ho previsto qualcosa del genere:  un morbo che nel romanzo ho chiamato ”macula” e che colpisce solo persone di un  determinato gruppo etnico. Purtroppo non si tratta solo di fantasia, esistono infatti i fondamenti scientifici perché un virus di questo tipo possa essere creato in laboratorio, come forse è avvenuto per la Sars…

Com'è Farneti nel privato? Quanto  c'è di autobiografico nei romanzi?

Nel privato sembro una persona tranquilla e sedentaria. Ho usato la parola “sembro” perché si tratta solo di apparenza. Di carattere, invece, sono curioso, certe volte fin quasi all’ossessione. Non riesco ad accettare che un solo giorno della mia vita non sia stato utile  a conoscere o a capire qualcosa di nuovo. Perciò la mia mente è sempre in movimento alla ricerca di cose da sperimentare e da apprendere, una necessità che mi porta anche a leggere una quantità incredibile di libri. Ad esempio, da più di trent’anni anni coltivo la passione per la radio, un hobby che mi ha sempre affascinato. Ho costruito e sperimentato apparecchiature e antenne di ogni tipo ed ho collegato e collego tuttora radioamatori come me in ogni parte del mondo. Questo mi ha portato ad avvicinarmi, poco più che ventenne, al mondo della televisione ed a lavorare in questo settore. Negli anni Settanta ho fondato nelle Marche, con un gruppo di amici, una delle prime TV libere d’Italia e oggi lavoro in una importante agenzia televisiva internazionale. Realizzo anche documentari televisivi, soprattutto sulla mia terra d’origine: l’Umbria. Non posso negare che nei miei romanzi ci sia molto di autobiografico: la mia passione per le antichità e per l’elettronica, due cose che sembrerebbero stridere fra loro e che invece ho saputo amalgamare nelle storie che racconto. 

Che ci dice degli spunti di archeologia misteriosa?

E’ una materia che mi ha sempre affascinato, perché sono certo che l’uomo sia immensamente più antico di quello che la scienza convenzionale ci voglia far credere e che la Storia non si sia svolta esattamente come ce la raccontano i libri di testo. E’ una convinzione intima, molto profonda, direi quasi radicata nel mio DNA. Da credente quale sono, prendo poi alla lettera la Bibbia e rifiuto l’evoluzionismo darwiniano.

In "Attacco all'Occidente" c'è un richiamo a "Contact" ed alla misteriosa sparizione di Majorana...

Penso che Majorana, oltre che scienziato eccelso, fosse anche e soprattutto un Adepto. La sua sparizione, a parer mio, fu conseguente alla realizzazione di quella che in Alchimia si chiama “Grande Opera”. In quell’istante la sua esistenza fisica non aveva più ragione di essere ed egli fu trasferito in un piano spirituale più alto, che la gente comune non riesce a percepire, perché noi uomini siamo solo l’espressione minima di una realtà trascendente di immensa complessità, di cui, a tratti, percepiamo solo qualche tenue barlume.

A quando un seguito?

Penso presto. Sto lavorando ad una prima stesura del soggetto ed ho delle idee “folgoranti”. I lettori possono stare tranquilli: il terzo episodio sarà ancora più travolgente dei due precedenti…

 

UFO NOTIZIARIO

Agosto/Settembre 2003

Rubrica: Visti...e letti

 

Non siamo soliti recensire testi a carattere letterario relativi agli UFO e all'ufologia, in quanto di norma ciò dovrebbe essere compito specifico dei critici letterari di fantascienza, e non nostro. Ma in fondo l'estate ben dispone il pur concreto lettore amante degli UFO anche alla fiction. Ma qui forse il termine più idonei sarebbe fantapolitica o meglio ancora letteratura ucronica (da "ucronia", ovvero "non tempo" oppure "tempo che non esiste"). Infatti, sul tipo del ben più noto best seller FATHERLAND di Robert Harris (e da cui fu tratto un bel film con Rutger Hauger come protagonista) ambientato in una "realtà alternativa" nella quale la Germania nazista ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, Mario Farneti ipotizza una dimensione storica "altra" in cui l'Italia fascista (nel 1939 sostenuta al culmine della sua potenza dal massimo consenso popolare all'interno), con il giugno del 1940, non è entrata in guerra a fianco di Hitler. In questo "mondo alternativo" Mussolini , già indicato come il "difensore della pace" quale arbitro dell'accordo di Monaco del 1938 e del nuovo scenario destinato a morire quasi novantenne, mantiene occultamente la posizione di non belligeranza dell'Italia, assistendo come la Spagna franchista annientata dalla Guerra Civile prima della vittoria nazista nel vecchio continente, e poi ala lenta sconfitta tedesca  fino al 1945 da parte degli anglo-americani, che conseguiranno la vittoria seppure allo stremo delle forze. Sarà in questa situazione per lui di grande vantaggio strategico che Stalin invaderà l'Europa, trovandosi di fronte peraltro un'Italia dalle forze fresche e preparate che, con una serie di inattese vittorie, causerà con gli anglo-sassoni come alleati, la dissoluzione dell'URSS assurgendo in tal modo a potenza mondiale (con tanto di impero coloniale in Africa Settentrionale e Orientale e vari proettorati in Egeo, Albania e Montenegro ma anche nella penisola Balcanica, in Ucraina, Crimea e Bielorussia) addirittura destinata in seguito a combattere una vittoriosa Guerra del Vietnam con un corpo di spedizione a fianco degli USA. In tale scenario Farneti fa muovere un Duce ed un Fascismo anticomunisti ad oltranza ma "diversi", sostanzialmente positivi e illuminati (fautori fra l'altro, infine, di una Repubblica Italiana che eliminerà i Savoia imbelli e golpisti), introducendo nella trama del romanzo da un lato gli UFO, studiati nel ventennio dal "Gabinetto RS/33", con tutto quanto ad essi riferito, e dall'altro segretissimi reperti archeologici antidiluviani di origine atlantidea poi divenuti le "insegne sacrali" dell'Impero Romano; e tutta una serie di elementi che collegano i primi alle seconde attraverso la longa manus del Vaticano e la figura del Cardinale di Santa Romana Chiesa Giulio Andreotti (!). Ne scaturisce un ciclo estremamente stimolante e sui generis: quello di OCCIDENTE (Editrice  Nord, Milano 2001, Euro 16), che si sviluppa altresì nel successivo ATTACCO ALL'OCCIDENTE ora edito allo stesso prezzo del precedente della stessa Editrice (imperniato su un futuro conflitto Occidente-Islam ma anche sull'evoluzione del programma spaziale italiano portato avanti attraverso studi segreti sia di antiche tradizioni  - a cominciare dal quella del sacro Ancile - che di retroingegneria sugli UFO precipitati, e che porteranno a contatto del cosmo con i discendenti degli atlantidei) e in una terza parte attualmente i fase di stesura e di prossima pubblicazione. Un prodotto editoriale estremamente dinamico, inattesamente recensito dall'anglosassone THE TIMES, e che sorprendentemente ma significativamente premia così anche nella dimensione letteraria della fiction il reale impegno di un Pinotti, di un Lissoni e del CUN profuso dal 1996 sul fronte della concreta ricerca storica e documentaria sui cosiddetti "Files Fascisti" relativi agli UFO. Siamo estremamente curiosi di leggere l'ultimo e conclusivo volume della trilogia di Farneti...

 

LA SOGLIA

N. 5, novembre 2003

 

UCRONIA- ATTACCO ALL'OCCIDENTE - Mario Farneti

Romanzo  - Editrice Nord, 2002. Pagg. 336, Euro 16,00.

 

"Eppur si muove" disse Galileo. In realtà pare che non l'abbia detto e che la celebre frase sia un'invenzione dei posteri. Comunque la massima viene alla mente leggendo questo romanzo e quello che l'ha preceduto Occidente (vedi la doppia recensione su La Soglia n.1, pp. 54-55, nonché l'intervista all'autore su La Soglia n. O, pp. 34-35). A muoversi non è il nostro pianeta bensì il mondo del fantastico italiano, e sembra che si muova anche nella direzione giusta. Un connubio di generi, dalla fantascienza alla weird fantasy con venature orrorifiche, si associa ad una base formata da un filone del fantastico non estremamente popolare, mai considerato autonomo, ma che potrebbe avere un futuro tutt'altro che trascurabile: l'ucronia. Una narrativa che parte dalla storia e la sovverte ipotizzando che un evento non si sia verificato così come lo riportano i libri ma in maniera più o meno diversa se non opposta. Se il Divo Cesare fosse sgusciato illeso (o superficialmente ferito) da sotto i pugnali dei congiurati che indirizzo avrebbe preso la storia di Roma e dell'Europa? E se il Grande Corso con una delle sue brillanti intuizioni strategiche avesse ribaltato le sorti in quel di Waterloo, sarebbe oggi Parigi la capitale del nostro continente. Mario Farneti si è posto  un quesito di questo tipo, nel caso specifico, che cosa sarebbe successo se l'Italia non fosse entrata nella II Guerra Mondiale a fianco della Germania. Ha risposto a tale insidiosa domanda già nel primo romanzo concludendo che il fascismo non sarebbe crollato e nel 1972 avrebbe celebrato il suo cinquantennio.

 Questo Attacco è ambientato venti anni dopo e se l'Italia non è più governata da un Duce ma da un Triumvirato, il regime è comunque solido, pronto ad affrontare una minaccia che incombe da oriente. Se i personaggi ritornano il romanzo è comunque diverso dal precedente. Molto più vicino all'attualità (cosa che può essere considerata positivamente ma anche negativamente) sfocia però in una serie di rivelazioni che integrano la realtà che riteniamo vera, proponendoci una super-realtà che ingloba la nostra anche se non la sovverte.

La trama risolve alcuni quesiti rimasti aperti nel primo romanzo, e nel contempo ne apre altri preparando così l’ulteriore seguito. Ma ciò non vuol dire che dobbiamo aspettarci la solita serie di romanzi gonfiati ad arte che ci obbligano ad acquistare il successivo per vedere come va a finire. In realtà tanto il primo quanto il secondo libro si possono leggere anche separatamente, pur essendo auspicabile la lettura di entrambi nell'ordine di pubblicazione. E le vicende narrate sono tutt'altro che gonfiate per fare pagine, anzi, forse le idee sfilano ad un ritmo persino eccessivo, considerando che da certi capitoli si sarebbe potuto sviluppare un'intera trama.

Indubbiamente nel seguito ci saranno sviluppi interessanti perché nel mondo di Occidente l'immaginario e il reale interagiscono ad un tale livello che ciò che non è accaduto appare più coerente di un evento storico, mentre quello che non può accadere è più certo del fatto scientificamente accertato.

Gianluca Casseri