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HANNO SCRITTO DI "OCCIDENTE"

Il  Tempo 8 giugno 2001

 

NEL "FANTA-NOVECENTO" DI MARIO FARNETI PERFINO UN MUSSOLINI CONQUISTATORE DI MOSCA

di Fausto Gianfranceschi

Se il Times di Londra e l'Avvenire, giornale dei vescovi italiani, dedicano recensioni rispettose e favorevoli a uno stesso romanzo che potrebbe essere definito politicamente scorretto, vuol dire che ci troviamo davanti a un caso letterario certamente notevole. Mario Farneti è l'autore del libro, che si intitola "Occidente" (ed. Nord) e che è un'interessante prova di "storia alternativa" del tipo già sperimentato in Italia da Guido Morselli con il romanzo "Contropassato prossimo", dove si immagina che la prima guerra mondiale sia stata vinta dagli austriaci con un'azione ideata sulle Alpi da un giovane ufficiale che si chiamava Rommel.

Anche nel romanzo di Farneti la storia del Novecento prende una piega diversa da quella conosciuta: nella seconda guerra mondiale, che segna la fine del nazismo, Mussolini rimane neutrale, e successivamente si allea con gli angloamericani per impedire che le truppe di Stalin invadano l'Europa, in una terza guerra mondiale che porterà le truppe italiane a conquistare Mosca. Successivamente gli italiani combatteranno anche in Vietnam al fianco degli americani, e Mussolini agirà in maniera incisiva e decisiva per il riconoscimento internazionale di Israele.

Il fascismo rimane al potere fino agli inizi degli anni Settanta, quando intorno all'agonia di Mussolini (con la sua morte si chiude la storia) è messo in atto un complotto della Casa reale per riprendere la supremazia ed eliminare la parte politica che da mezzo secolo domina l'Italia.

In questo schema storico agisce il protagonista, il tribuno Romano Tebaldi, uomo d'azione ritagliato sullo stampo degli eroi salgariani; ed è salgariano (per me un elemento positivo) anche il ritmo incalzante della narrazione, fra avventure e disavventure, politiche e d'amore, mentre nei fatti si manifesta una polemica ideale che, come accade oggi, divide gli animi sul rischio di un'egemonia planetaria del modello finanziario e materialista americano. Naturalmente Tebaldi è tra coloro che avvertono e avversano più vivamente questo pericolo.

La costruzione della "storia alternativa" ha anche lati gustosi nell'ironica presentazione sotto vesti diverse, di personaggi noti come Andreotti che qui è cardinale Segretario di Stato, mentre si fa particolarmente apprezzare la meticolosa descrizione degli ambienti nelle loro caratteristiche architettoniche e decorative che sviluppano l'originaria impronta estetica del fascismo.

Alla fine l'autore compie un altro capovolgimento, apre un'altra imprevedibile alternativa. Tebaldi è chiamato a Villa Torlonia da Mussolini morente che gli affida un'ultima missione: mettere in salvo dalla congiura monarchica le insegne dell'Impero Romano d'Occidente che erano custodite in Vaticano e che il Vaticano consegnò al duce all'epoca dei Patti Lateranensi. Quelle reliquie hanno un'enorme forza magica perché rappresentano l'idea eterna di Roma e il destino dell'Occidente. Infatti Tebaldi è magicamente trasferito in una dimensione superiore dove viene accolto dai Dioscuri e dalla dea Roma, da cui riceve la promessa che, nonostante tutti i rovesci storici, i valori perenni continueranno a essere, e torneranno a manifestarsi.

Pertanto "Occidente", oltre che romanzo di "storia alternativa", oltre che romanzo d'azione, è anche romanzo dell'occulto. Sembra quasi troppo; ma viva l'eccesso di immaginazione al confronto con le ideuzze senza slancio e senza grandezza della letteratura politicamente corretta.

 

AREA - Giugno 2001

PAZZI PER LA STORIA DEI "SE"

di Enrico Passaro

L'ucronia non si limita a giocare con Napoleone a Waterloo. Né è un semplice sfoggio di erudizione fine a se stesso. E' Fantasia che va a braccetto con l'Utopia

Uno dei più diffusi e resistenti luoghi comuni della nostra cultura è che la Storia non si costruisca con i "se" e con i "ma". Sul punto possiamo convenire, se si pensa ai tanti sterili esercizi di dietrologia di cui è costellata la storiografia accademica. Ma, se dalla dietrologia passiamo all'ucronia, il discorso cambia e di parecchio.

L'ucronia è la storia del "che cosa sarebbe successo se...". "Che cosa sarebbe successo se Napoleone avesse vinto a Waterloo!", è l'esempio di scuola. Quali conseguenze un simile evento avrebbe avuto sulla storia sconosciuta? Quali cambiamenti nella geografia, nella politica, nella filosofia, nel costume, nella scienza il diverso esito di quella battaglia avrebbe potuto generare, in conseguenza di quell'imprevedibile biforcazione della cronologia umana così come ci è familiare?

L'ucronia si propone di rispondere a questi interrogativi. Conoscenze generali e specialistiche confluiscono nella ricostruzione d'un universo attendibile e verosimile, coerente rispetto alle premesse da cui origina, ma anche rispetto al flusso temporale noto. Lo sforzo documentario, già importante di suo in ogni serio lavoro romanzesco, diventa di cruciale importanza nell'elaborazione di un testo ucronico, rischiandosi, in caso contrario, di cadere in errori, esagerazioni e addirittura in ridicolaggini.

Ma l'ucronia non si limita ad un saggio di bravura fine a se stesso, ad uno sfoggio di erudizione, ad una sinossi di storia fantastica. Se così fosse non si distinguerebbe dalla dietrologia di cui abbiamo accennato all'esordio. Ciò che caratterizza un valido romanzo o racconto di ucronia è il suo essere, al tempo stesso, un romanzo e un racconto di utopia. Lo scrittore di ucronia non contesta il Fatto Compiuto così, per gioco, per provocazione, e neppure per esibizione d'un futuro-spauracchio da cui prendere con sollievo le distanze; all'opposto, la storia nota viene rimpiazzata dalla storia che si sarebbe voluta, contrassegnata dal trionfo della visione del mondo più consona all'Autore.

Un eccellente esempio di ucronia-utopia è il romanzo Occidente di Mario Farneti, edito per i tipi della Nord. Lo spunto è così accattivante da avere attirato l'attenzione del Times che al libro ha dedicato note nient'affatto sussiegose o parodistiche. La premessa ucronica è il mancato ingresso in guerra di Mussolini accanto ad Hitler, che produce una serie di reazioni a catena: il nazismo cade; il comunismo è soffocato a Smolensk; il fascismo estende la sua influenza dai deserti della Somalia alle steppe della Russia, alleandosi con il capitalismo americano e fiancheggiandolo nella guerra del Vietnam. In questo contesto storico Farneti ambienta una trama degna dei migliori romanzi di spionaggio, in cui si intrecciano le azioni dell'Ovra, i complotti della Corona (italiana) e le manovre di un potere imperscrutabile che agisce dietro le quinte dell'ufficialità e della stessa realtà.

Farneti mette molta carne sul fuoco, tanta che, nella mani di altri più blasonati scrittori, avrebbe potuto rendere il tutto un polpettone indigeribile. Ma la sapienza letteraria, unita ad una cura certosina per i dettagli d'ambiente, scongiura questo rischio. La forza di un'ucronia è la sua credibilità, e Farneti riesce giustappunto ad ornare un solido impianto narrativo con una varietà di riferimenti militari, architettonici, mitologici, sociologici, ideologici che rendono il suo mondo di fantasia del tutto autentico agli occhi del lettore. Le fonti storiche non vengono manipolate, ma semplicemente attinte per giustificare i diversi sviluppi della società italiana del dopoguerra, le dinamiche di potere fra Re e Duce, la strana alleanza con gli Stati Uniti, e, in ultima analisi, le fondamenta del primo e ultimo baluardo dell'Occidente contro la degenerazione che viene dall'esterno.

Occidente si può godere come un semplice divertimento letterario, un romanzo da leggersi tutto d'un fiato, un passatempo sofisticato. Ma anche come apologia di un'idea, o meglio, di un complesso di idee che rimandano ad una concezione dell'esistenza improntata alla tradizione, al sacro, all'onore delle armi e alle conquiste d'una scienza a misura d'uomo. Ci si può trovare la spy-story e il volume esoterico, il documentario di guerra e il libello propagandistico, il rapporto ufologico e il saggio di storia delle religioni, ma questi materiali eterogenei si compongono a costruire un tutto armonico in cui il lettore finisce per calarsi senza difficoltà.

Occidente ci fa riflettere su quello che poteva essere e non è stato. Ma soprattutto, come ogni buona utopia, ci induce a pensare a quello che poteva essere e che - forse, dopo la lettura, toccati nel profondo e portati improvvisamente a crederci - potrà ancora essere.

TG1 NOTTE - 16/17 settembre 2001

servizio di Cesare Pucci

(testo)

Mussolini? E' ancora vivo. La Guerra? L'Italia è rimasta neutrale. E poi? E poi quando Stalin ha scatenato la Terza Guerra Mondiale, le armate italiane a fianco degli Alleati hanno sconfitto e catturato Stalin. E poi? E poi siamo nel 1972 a Roma con un Mussolini novantenne in lotta con un re Carlo Alberto II e, guarda caso, proprio il 28 ottobre, esplode lo scontro con la monarchia. Ecco, questo è il proscenio di Occidente, un romanzo di Mario Farneti. E' vero la storia non si fa con i se, ma nella fantastoria i se sono d'obbligo. Farneti si è servito proprio di quel "se l'Italia non fosse entrata in guerra" che tutti prima o dopo abbiamo ascoltato. Da quell'ipotesi la storia di Occidente si snoda come un thriller pieno di avventure e di intriganti misteri. Un bel romanzo che Farneti ha popolato oltre che di un Duce ai limiti della definitiva pensione, anche di tanti altri personaggi fra i quali spiccano il Segretario di Stato vaticano cardinal Giulio Andreotti e il Governatore di Roma Almirante. Ci sono l'OVRA, l'EIAR, la CIA, ci sono le Balilla 70 e le Lancia Selenia. C'è, ecco il clou di una vicenda che nulla ha da invidiare all'Indiana Jones dell'Arca Perduta, una missione da compiere per salvare dalle mire del Quirinale il paulinium, un misterioso tesoro che Pio XI ha dato al Duce. Ecco in sintesi la trama di Occidente, un viaggio nel futuro che si conclude nella Roma degli auguri. Al lettore il piacere di scoprire come e perché.

LA SOGLIA - Dicembre 2001 - n. 0

Il Segreto di "Occidente"

A cura di Enrico Rulli e Gianluca Casseri

Intervistiamo Mario Farneti, l’autore di “Occidente”, il romanzo ucronico recentemente pubblicato dall’Editrice Nord e già divenuto un caso editoriale.

G.C. - Quando si scrive un libro, a meno che uno non sia un mercenario della macchina da scrivere, lo fa perché si ha qualcosa da dire. Lei che cosa ha voluto dire con “Occidente”?

La tesi di fondo sulla quale si sostiene il mio romanzo è che se da un lato il Fatto Compiuto non può essere modificato, dall’altro può invece essere messo in discussione. Questo espediente critico ci permette di prendere in considerazione una gamma di alternative storiche non solo attuabili, ma in certi casi anche auspicabili. Siamo spesso portati a credere che il nostro sia il mondo migliore possibile, ma questa è solo una supposizione che, se riflettiamo bene, non ha alcun fondamento. Per questo motivo, scrivere “Occidente” è stato per me quasi un dovere intellettuale. Il romanzo cerca di rispondere a una domanda scottante: che cosa sarebbe accaduto in Italia e nel mondo se Mussolini non fosse entrato in guerra a fianco dei nazisti, ma avesse mantenuto la non belligeranza? La trama del romanzo parte da questo presupposto ucronico senza contenere in sé alcuna tesi di condanna o di esaltazione, ma proponendo semplicemente delle conseguenze logiche.

E.R. -  Ciò che colpisce nel romanzo è la ricchezza di particolari che infondono profondità e realismo all’ambiente. Da dove ha tratto questa massa di informazioni?

La ricchezza di particolari nell’ambientazione deriva dalla mia formazione culturale. Sono infatti figlio di antiquari e ho esercitato anch’io per qualche tempo questa appassionante professione che mi ha consentito di sviluppare una conoscenza molto accurata dei vari stili. Per un periodo ho anche collaborato col Centro di Produzione TV della RAI di Roma, occupandomi di scenografia e arredamento e riproducendo ambientazioni d’epoca per spettacoli e fiction.

G.C. - A parte la vicenda narrata ed i particolari, emerge una visione del mondo diversa da quella a cui si rifà la nostra attuale cultura. Quali sono le fonti di questa Weltanschauung?

La visione del mondo cui si rifà la nostra cultura attuale è inquinata da un forte complesso di colpa legato alle vicende del ventennio ed al disastro seguito alla nostra entrata in guerra. Questi eventi dolorosi hanno agito e agiscono sulla nostra percezione della storia e del presente come una lente deformante. Ecco, io ho voluto eliminare questa lente deformante per riappropriarmi delle radici della nostra tradizione. Oggi si ha paura di pronunciare la parola patria, perché si rischia di essere bollati come nostalgici, lo stesso valga per le antiche glorie di Roma, di cui dovremmo andar fieri e delle quali invece quasi ci vergognamo, solo perché il fascismo si era impadronito dei fasci littori, dell’aquila e dell’adlocutio, il saluto a mano tesa. Paradossalmente, lasciando sopravvivere il fascismo fino ai giorni nostri, ho operato un’azione di recupero della memoria, liberandola dalle sovrapposizioni e contaminazioni operate dal modello culturale celtico e anglo-sassone che in Italia si è imposto con prepotenza nella seconda metà del XX secolo.

  E.R. - Il fascismo è al potere e si e formata una cultura che si richiama a valori tradizionali. Nonostante questo, una personalità come Julius Evola, che fu storicamente un esponente del pensiero tradizionale e in un certo modo legato allo stesso fascismo, risulta (è Mussolini a dichiararlo) emarginata. In questo fato si deve leggere un giudizio sui rapporti tra Evola e il regime?

  Evola era innanzitutto un libero pensatore e perciò anticonformista, e non poteva sopportare i rigidi vincoli imposti dalla cultura di regime, con la quale si scontrò anche duramente. Infatti, non aderì mai al fascismo prendendo la tessera. D’altronde un intellettuale vero non può prendere tessere e diventare di parte, perché ciò lo costringerebbe a restringere il proprio orizzonte culturale, asservendolo alla politica. Ma, al di là di ogni polemica, credo che il regime fascista abbia per certi versi temuto un personaggio come Evola, che non amava certo la superficialità con la quale la propaganda si era impadronita di modelli mutuati dalla Tradizione, piegandoli spesso a finalità meschine.

G.C - Dal romanzo traspare una storia segreta. Lei pensa che esista effettivamente una terza dimensione della storia, che sfugge a chi si ferma ad analizzare i fatti?

Sono più che certo dell’esistenza di una terza dimensione della storia e questo traspare dal mio romanzo, nel cui ordito si muovono personaggi sfuggenti e inquietanti. Già all’università, quando ero ancora studente di Scienze Politiche, trovavo difficile spiegare compiutamente determinati eventi storici e politici con i soli mezzi della ricerca documentale o attraverso il modello offerto dalla critica marxiana. Non credo che gli storici abbiano approfondito a dovere quell’universo ancora completamente oscuro, animato da sette e società segrete, che hanno agito spesso trasversalmente alle ideologie e che hanno aggregato personaggi all’apparenza non conciliabili intorno ad inconfessabili interessi comuni. Solo da poco tempo si sta analizzando seriamente il nazismo da questo punto di vista. La mistica adorazione della lancia di Longino, il misterioso volo di Rudolf Hess verso l’Inghilterra, la spedizione sull’Himalaya, quella nel Mato Grosso e a Rennes Le Château, l’organizzazione iniziatica data alle SS, lasciano intravedere proprio quella terza dimensione di cui lei parla e che, se approfondita, potrebbe dare migliore leggibilità alla storia stessa.

E.R - La figura dell’imprenditore Del Borgo richiama alla mente Silvio Berlusconi. In che misura ci si è ispirato?

Nel delineare la figura di Del Borgo non ho pensato esattamente a Berlusconi. Silvio Berlusconi è principalmente un imprenditore, Del Borgo è un industriale con le mani in pasta nell’alta finanza. Appartiene a un certo potere politico-economico di tipo dinastico, ben incardinato nel nostro sistema, sia durante il fascismo sia dopo, e che, proprio per questo motivo, non ebbe mai ragione di tentare, nella realtà, alcun colpo di Stato. E’ il rappresentante di un potere camaleontico che forse appartiene a quella terza dimensione della storia cui abbiamo appena fatto riferimento.

G.C. - Nel colloquio tra il prof. Lampronti e il gesuita padre Sommer c’è una affermazione che sembra una parafrasi di H.P. Lovecraft: “...l’ignoto suscita la paura. E’ un istinto primordiale...” E’ un caso o è intenzionale?

E’ un caso… intenzionale. Sembra una contraddizione, ma non lo è, perché mi sono accorto di aver parafrasato Lovecraft, solo dopo aver scritto quella frase. Si è trattato di una specie di riflesso condizionato, indotto da una sedimentazione di ordine culturale.

E.R. - Un appunto che può essere fatto all’economia della trama è l’invenzione di un nuovo elemento dalle straordinarie proprietà, il paulinium, che scientificamente appare anche poco verosimile. C’era un motivo particolare per questo espediente narrativo, e avrà sviluppi nel seguito del romanzo di cui già si parla?

Il paulinium non è una mia invenzione. Se ne parla in un saggio di Renato Vesco uscito nei primi Anni ’70 (Operazione Plenilunio, Mursia, Milano 1972), come di un propellente usato per alcune aeronavi stratosferiche progettate dalla Luftwaffe e collegato con gli studi effettuati dal fisico, premio Nobel, Wolfgang Pauli, da cui deriva il nome. Il motivo per il quale inserisco nel romanzo il tema degli UFO, deriva dalla recente documentazione pubblicata da Roberto Pinotti, riguardo ad un velivolo misterioso caduto nel 1933 nei pressi di Varese, molti anni prima dei fatti di Rosswell. Da allora il governo fascista indagò sul fenomeno UFO creando una struttura investigativa segreta nell’ambito dell’OVRA: il Gabinetto RS/33, di cui fece anche parte Guglielmo Marconi.  Si tratta certamente di un tema che svilupperò nel seguito del romanzo, che dovrebbe uscire il prossimo anno, editore permettendo…

Ringraziamo Mario Farneti e gli auguriamo buon lavoro per il seguito di “Occidente”.

 

LA SOGLIA N. 1 - Aprile 2002

Recensione di Enrico Rulli

Sarebbe sbagliato pensare al romanzo di Mario Farneti come ad un what if...,quell'esercizio intellettuale, da sempre in voga nei paesi di lingua anglosassone, che specula su cosa sarebbe accaduto se la storia, nei suoi momenti significativi, avesse seguito un corso diverso da ciò che è stato.

Qui ci troviamo di fronte ad una Italia che non è entrata in guerra a fianco della Germania di Hitler; quindi, negli anni '70 è condotta da un Mussolini ormai anziano ma saldamente al comando, ed alleato degli Stati Uniti. Questa premessa è un pretesto narrativo per inserirvi un altro tema, caro all'autore: l'esistenza di un altro piano della storia, nascosto ai più, in cui qualcuno veglia sul nostro destino e lo guida.

L'esistenza di questi custodi è intesa in senso esoterico, e quindi viola le regole della verosimiglianza scientifica, tipica dell'esercizio anglosassone. Basti pensare che l'autore pone alla base della narrazione due elementi (uno derivato dal mito classico, l'altro dalla mitologia che circonda la scienza nazista) le cui caratteristiche fisiche sono una palese violazione della tabella periodica degli elementi.

Ne consegue che il romanzo ha due piani di lettura: da una parte una storia alternativa, con un fascismo descritto con cura e vivezza di particolari (evento raro per una letteratura che si è occupata di questo argomento soprattutto con intenti denigratori o parodistici), dall'altra la rivelazione misterica.

Particolarmente affascinanti sono gli effetti derivanti dal radicamento dell'ideologia fascista nella vita quotidiana, e quindi dall'adozione dei valori di cui essa è portatrice. Specialmente nella seconda parte del libro si fa palese lo scontro tra il modello americano, trasparente metafora dell’Italia in cui viviamo, ed il modello tradizionale, con i suoi valori archetipi, e l'amara sensazione che quest'ultimo sia insidiato da un consumismo superficiale che in nome del business irretisce le masse.

Su questo argomento, s’innesta la trama della storia nascosta, del gruppo di eletti che da millenni, vegliano sull'Occidente. Lo sguardo che Farneti ci offre è affascinante, ed è lo stesso fascino che coglie chi per la prima volta si avvicina a opere come Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola: un punto di vista diverso, lo stravolgimento di valori dati per scontati. E infatti la figura dello studioso tradizionalista, che viene anche citato, aleggia per tutto il libro.

Occidente non è però un romanzo di parte. L'autore non avanza critiche verso il fascismo, né ne eleva peana elegiache. Il punto d' , vista che assume è proprio a chi, essendo nato e cresciuto in una società dì quel genere, non ne conosce altre, se non quella improntata al modello americano, ma questa solo intellettualmente, non avendola mai sperimentata in prima persona. E' questa in parte la grandezza del libro.

Così facendo, l'autore, non solo specula su valori diversi dai nostri, ma ripristina, portandola alle estreme conseguenze, una realtà storica scomoda: il consenso entusiasta del popolo al movimento fascista. Consenso che l'autore individua perfettamente attraverso la battuta di un personaggio: "Il re è la moglie, ma Mussolini è l’amante”.

Da un punto di vista strettamente narrativo il romanzo, opera prima, mostra alcune pecche, specie nei primi capitoli: il dialogo appare faticoso, l'azione affrettata e talvolta gratuita. Questo non diminuisce il valore del testo, che rimane uno dei più interessanti apparsi negli ultimi anni. Speriamo che il seguito, già annunciato sia all'altezza di questa prima prova.

E.R.

 Recensione di Mariella Bernaccbi

OCCIDENTE – di Mario Farneti

2002- EDITRICE NORD. Prefazione di Gianfranco de Turrris, pag.304, Euro 16,60.

[ N. d. R. - La recente uscita di questo romanzo e di altri testi ucronici, ha innescato un dibattito sulla stampa intorno al significato, all'uso ed all'abuso dell'ucronia stessa. Per non restare a bocca aperta, invece di presentare una discussione teorica, abbiamo pensato di proporre due recensioni parallele del medesimo libro, dalle quali si possono desumere due diverse (ma anche complementari) prese di posizione sull'argomento. Resta inteso che le pagine della rivista sono aperte a chiunque voglia partecipare alla discussione. ]

Interessante e davvero insolita storia basata sul what if..., cioè sul cosa sarebbe successo se... che costituisce il punto di partenza della fantascienza ucronica, quella che si occupa di storia alternativa. Il genere è divenuto popolare in questi anni grazie soprattutto a Turtledove ed al suo ciclo dell'Invasione che ipotizza una storia della Il Guerra Mondiale, e degli anni a seguire, modificata dalla presenza aliena. E' un gioco intellettuale o un modo di uscire dalla impasse, vera o presunta, della fantascienza classica.

Anche altri ci hanno provato, inventando un fanta-inquisitore Eymerich che ha riscosso grande successo, ma a proposito dei quale mi chiedo se sia appropriato parlare ancora di fantascienza o non invece di un'astuta operazione editoriale.

In Occidente abbiamo a che fare con l’ennesima storia alternativa che, assumendo come tenma centrale il mito imperiale di Roma, prende anch'essa spunto da un episodio della Il Guerra Mondiale: nel giugno 1940 Mussolini sceglie la neutralità e non si allea con Hitler, mentre il 28 aprile 1945 scoppia la Terza Guerra Mondiale, scatenata dall'Armata Rossa, che sarà fermata e respinta dalle truppe italiane. In conseguenza di ciò, Roma viene a trovarsi al centro di un vasto impero che si spinge ad est, fino alle pianure dell'ex Unione Sovietica. Mussolini è il Duce di un'Italia fascista, alleata con il mondo anglo-americano di tradizione liberale e democratica.

All'interno del regime i duri, incamiciati di nero, muovono agli alleati ogni sorta di accuse per la loro mancanza di valori e per il predominio da essi attribuito all'economia rispetto ad una gestione politica alla romana, quella dei centurioni, dei tribuni e delle adunate oceaniche, nonché di un ferreo stato di polizia con annesso servizio segreto, l’OVRA.

Nei primi capitoli, che costituiscono un prologo, il tribuno Romano Tebaldi è impegnato nella guerra del Viet Nam, a fianco degli Americani, ed ha la percezione che sussista qualcosa di arcano dietro la morte eroica di una soldatessa consacrata ad una divinità. Nel 1972, cinquantesimo anniversario dell’Era Fascista, Tebaldi e una giornalista americana di origine italiana, Dana, si trovano coinvolti in una serie di complotti e congiure, che pare facciano capo al re Alberto ed al miliardario Del Borgo (cognome che maschera evidentemente l’odiata figura del borghese), intenzionati a rovesciare il regime con un golpe.

Ma oltre queste forze terrene si manifestano altre entità, alcune ambigue e sfuggenti come fantasmi del passato, altre che rimandano a divinità eterne sovrintendenti all’umano destino. Esse operano per contendersi oggetti sacri, fatali, come le insegne imperiali di Roma, forgiate nell'oricalco, il metallo di Atlantide. Congreghe segrete, dedite a sotterranei culti pagani agiscono nel buio delle catacombe. E’ questa la parte più affascinante del romanzo, intrisa del mistero di un arcano oltremondo, che ci porta indietro fino a vertiginose civiltà estinte e dèi ancora temibili, il tutto frammisto ad imbroglioncelli e golpisti  di facciata che mascherano conflitti metastorici.

Una Roma fascinatrice per la sua aura magica, più che per essere capitale fascista, che rimanda a opere quali Il segno del  comando,. Poi l’azione, la lotta, il golpe fallito, il Duce morente per un attacco cardiaco che nomina          Tebaldi governatore di Roma, raccomandandogli di redimere Dana dal suo americanismo. Da leggere per restare pensosi e perplessi. La Storia è poi tutta un'altra Storia, ed è bene ricordarlo. Quella che manca è una voce critica verso la dittatura.

IL FOGLIO DI FANTAFOLIO N. 18 

Aprile 2002

Intervista a Mario Farneti

di Massimo Mongai

Ho intravisto Mario Farneti a Fiuggi e ci siamo limitati a scambiarci poche informazioni personali per ritrovarci poi. L'ho contattato e gli ho fatto questa intervista.

Perché scrivi FS?

Gli scenari futuribili e non convenzionali mi hanno sempre affascinato. Fin da bambino, mi sono dilettato ad immaginare realtà e mondi paralleli, dove le regole del nostro mondo venivano modificate o addirittura capovolte. Oltre a ciò, ho sempre pensato che la fantascienza potesse fare da fermento e da stimolo a nuove scoperte utili al progresso dell'umanità, e che la predisposizione ad immaginare realtà non convenzionali fosse una significativa manifestazione del libero pensiero.

Come mai hai scelto l'affascinante ma non facile tematica dell'ucronia?

La passione per l'ucronia è nata proprio dall'esigenza di rompere gli schemi della realtà così come noi la percepiamo e l'accettiamo.

Credo sia normale, riguardo a particolari eventi della nostra vita, chiederci come sarebbero andate le cose, se ci fossimo comportati in maniera diversa. In fin dei conti, senza accorgercene, creiamo quotidianamente delle ucronie. Non è quindi un esercizio insolito. Per quanto mi riguarda è stato automatico passare dal particolare al generale ed immaginarmi, per esempio, in un differente contesto storico-politico.

Credo che l'ucronia possa anche rappresentare un strumento utile a meglio analizzare gli eventi del mondo, perché ci aiuta a superare la presunzione che la realtà rappresentata dal Fatto Compiuto sia la migliore possibile, cosa che non è per nulla provata.

Cosa sarebbe successo se l'Italia non fosse entrata in guerra...? E' sostanzialmente la tematica del tuo libro, ma è anche una domanda che si sono posti in molti in Italia, da sempre.

Se lo sono chiesti in molti e non posso negare di aver sentito formulare questa domanda molte volte in famiglia. Ero un bambino negli Anni '50, quando gli echi della guerra non si erano ancora spenti, e a quel tempo sentivo spesso gli adulti dibattere circa gli errori politici di Mussolini. Maturai la convinzione che il più grave fosse stato quello di allearsi con Hitler. Be', io ho scritto "Occidente", correggendo l'errore del Duce e, da quel momento, ho lasciato che gli eventi scorressero da soli, secondo una successione logica e fino alle estreme conseguenze.

E' una domanda "di destra"? Il tuo è un romanzo di FS destrorsa? E tanto per continuare una vecchia polemica: secondo te la FS è di sinistra e il fantasy di destra?

La domanda non è né di destra né di sinistra. E' solo una domanda logica.

Purtroppo, il fatto di omologare alcune cose a destra e altre a sinistra è un vecchio vizio degli italiani. E' uno dei motivi per i quali, gran parte della cultura espressa dal nostro paese nel dopoguerra, è stata relegata, dal resto del mondo, in serie B. Si tratta di un'ossessione dalla quale è avvelenata gran parte dei nostri intellettuali e che influisce in maniera negativa sulla loro produzione.

Io sento di aver superato questa disputa e di vivere in un nuovo secolo, anzi in un nuovo millennio. Gran parte delle cose nate nel XX secolo sono ormai morte e sepolte, insieme con chi ne è stato protagonista. Chi tenta di farle rinascere, o è un idiota o è in malafede. Quando avremo superato questo tipo di omologazione, saremo anche in grado di proporre la nostra cultura al mondo, senza più il complesso d'inferiorità generato da vent'anni di fascismo, da una guerra disastrosa combattuta dalla parte sbagliata, e dal fatto di essere stati sì liberati, ma anche conquistati.

La FS di destra e il fantasy di sinistra? Non è questo il parametro col quale classifico un'opera letteraria e tutti dovrebbero imparare a fare lo stesso.

Chi hai corrotto o minacciato per riuscire a far pubblicare un articolo sul tuo libro sul Times di Londra? Scherzi a parte, com'è andata? Il caso, un contatto personale, altri articoli?

Ahimè, non ho potuto corrompere nessuno, perché sia io, sia mia moglie viviamo di stipendio e abbiamo quattro figli da mantenere, né, tanto meno, avrei mai potuto minacciare qualcuno, a causa della mia indole pacifica (nonostante le cose che scrivo...). Fu invece una grossa recensione pubblicata su "Avvenire" da Umberto Folena, a suscitare l'interesse di Richard Owen, corrispondente di "The Times" da Roma. Incuriosito, Owen acquistò il mio libro in un'edicola della Stazione Termini di Roma e lo lesse durante un viaggio in treno. Ne rimase entusiasta e mi contattò per un'intervista. Mi dette appuntamento sotto l'obelisco di Mussolini al Foro Italico dove il suo fotografo mi scattò alcune decine di foto. L'articolo uscì su otto colonne nell'edizione del sabato: non credo sia accaduto a molti altri autori italiani.

Quali commenti del tuo libro ti sono sembrati più precisi o più sbagliati?

Non penso ci siano stati commenti sbagliati. Né so dare torto a chi ha avanzato critiche circa lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi. Si tratta però di una mia precisa scelta, volevo infatti rappresentare uno scenario di solare positività in cui non erano ammessi mezzi toni, e dare anche maggiore rilievo all'azione, cosa che i lettori hanno dimostrato di apprezzare.

Ha però sbagliato sicuramente chi ha tentato di omologare il mio libro attraverso il criterio classico destra-sinistra, e mi meraviglia il fatto che a cadere nel trabocchetto sia stato un grosso scrittore di fantascienza nostrano. Buon per lui che l'abbia scritto in Francia e da noi l'abbiano letto in pochi.

Progetti?

"Occidente 2", che sto scrivendo e che uscirà entro il 2002.