THE TIMES - 5 maggio 2001

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Avvenire - 27 Aprile 2001

IL CASO E se Mussolini avesse vinto la
guerra? Sulle orme di Philip Dick la «fantastoria» impazza in libreria
1972, il duce regna a Mosca
È il capitalismo il vero nemico di questi fascisti postmoderni
Umberto Folena
C'è un'Italia che nel 1972 celebra i 50 anni del fascismo inaugurando una colossale torre al largo di Ostia, 500 metri d'altezza, progettata da Nervi, Segré, Fermi, Pontecorvo... Un'Italia in cui il giovane e ambizioso re Carlo Alberto II, con l'appoggio dell'alta finanza, prepara un colpo di stato contro Ciano, succeduto al novantenne Mussolini. Un'Italia che unica e sola, ormai, incarna, difende e promuove i «valori dell'Occidente». Un'Italia impegnata nel Vietnam al fianco degli americani con un corpo di volontari. Un'Italia così esiste solo nell'universo alternativo, nell'ucronia, immaginata da Mario Farneti nel suo romanzo politicamente scorrettissimo intitolato in modo proditorio e sfacciato Occidente (Editrice Nord, pagine 304, lire 32.000). È un'Italia che non c'è ma che sarebbe potuta esserci. Farneti immagina che Mussolini a poco a poco prenda le distanze da Hitler. Ad esempio, dalla presenza di un Fermi tra i padri dell'atomica italiana si capisce che le famigerate leggi razziali non sono state promulgate. Nel 1940 Mussolini sceglie la neutralità, "pagata" dagli Usa con ricche forniture belliche. Nel 1944 Hitler perisce in un attentato e la Seconda guerra mondiale finisce. E un anno dopo, quando l'Armata Rossa varca l'Oder e comincia la terza guerra mondiale, l'Italia fascista è l'unico Paese dell'Occidente ancora integro. Mussolini scende in campo al fianco degli Alleati. Saranno gli italiani i primi a entrare in Mosca e a catturare Stalin in Armenia. Illiria, Bielorussia e Ucraina diventano protettorati italiani. L'Impero resiste, anzi prospera. Un'Italia così vi spaventa? La storia alternativa è un gioco. Tutti i giochi sono istruttivi. E Farneti sa giocare con abilità indubbia. Su questo tessuto storico alternativo imbastisce una trama che intreccia l'avventura pura alla fanta-archeologia, la magia alla fantapolitica. Un pasticcio? Sì, un pasticcio per lettori golosi. Perché Farneti racconta le improbabilissime vicende del tributo Romano Tebaldi con un piglio salgariano a ritmo frenetico. L'approfondimento psicologico? Non chiediamo troppo. I fascisti post-moderni di Farneti sono tagliati tutti d'un pezzo, senza sfumature, eroi o traditori, slanci e impeti. La stessa prosa si fa qua e là sobbalzante, come se lo scrittore stesso appartenesse a quell'universo alternativo. Un'apologia del fascismo? Sarebbe una lettura ingenua e ingiusta. Tanto più che la voce "critica" è affidata a due giornalisti americani (e pazienza se una, Dana Di Maggio, diventerà una miliziana) che non lesinano ironie e perfidie sul regime, loro «autentici figli della libertà», come tali presuntuosi e supponenti, prigionieri di un complesso di superiorità. Se un nemico c'è, in Occidente, non è il comunismo, ma il capitalismo senz'anima, la religione del profitto, il culto del denaro incarnato dall'infido imprenditore Del Borgo, non a caso alleato con uno scienziato nazista irriducibile. Fascismo? I fascisti di Farneti sono idealisti convinti che la loro epoca stia tramontando, ma che non per questo non continuano a lottare. Alla fine del romanzo Mussolini muore, Carlo Alberto II finisce in esilio, e niente sarà più come prima. Nella post-fazione Gianfranco de Turris non rinuncia a leggere Occidente in chiave ideologica. I romanzi di storia alternativa, scrive de Turris, in genere servono a descrivere la società che non è ma potrebbe essere stata, per concludere che il nostro, in fondo, è il migliore dei mondi possibili. Cita anche uno dei romanzi ucronici più celebri, La svastica sul sole di Philip K. Dick, per una singolare coincidenza appena riproposto da Fanucci in una nuova edizione e un nuovo titolo, più fedele all'originale (L'uomo nell'alto castello, pagine 382, lire 28.000 , con un'introduzione di Carlo Pagetti e una postfazione di Luigi Bruti Liberati). Dick, com'è noto, descrive dolentemente i suoi Stati Uniti divisi e occupati da giapponesi e nazisti. Farneti compie l'operazione contraria? Ognuno decida per conto suo. Farneti fascista "sociale", Farneti fascista contro il capitale, Farneti nostalgico, Farneti infame... Chissà quante se ne sentirà dire, in questi giorni. La sensazione è che Farneti si sia divertito come un pazzo a scrivere il suo pasticcio, rendendolo credibile con accurati riferimenti storici, militari, architettonici. Il suo mondo alternativo è coerentissimo. Compresa la "promozione" di Giulio Andreotti a cardinale segretario di Stato e ad altri "scherzi" del genere. Tutto contribuisce a dare al suo romanzo una velocità rara, che nessuno oggi in Italia può vantare. Occidente si legge d'un fiato. Ora fa sorridere, ora rende inquieti. Soprattutto perché anche il più sincero antifascista si troverà suo malgrado a fare il tifo per il tribuno Tebaldi. Perché è fascista? No, perché è un "puro", d'una purezza ormai estinta. Un po' come certi eroi sovietici tutti d'un pezzo. O il cow-boy solitario. O Sandokan: scorrettissimo "elogio della pirateria", ad ascoltare qualche critico inglese. |
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| Umberto Folena |
Il Corriere della Sera - 18 aprile 2001

FANTAPOLITICA Ipotesi di storia parallela: il Novecento che non si realizzò
Se Mussolini si fosse impadronito dell'Asia di Stefano Bucci
...Il nodo cruciale di Occidente si colloca... nell'ottobre 1972, quando Mussolini (ormai quasi novantenne) si accinge a celebrare il cinquantenario dell'Era Fascista e l'Italia è padrona di un territorio immenso che va dalla Somalia alle steppe della Russia. Su questo sfondo è destinato a muoversi un agente dell'Ovra, il tribuno Romano Tebaldi, a cui proprio Mussolini ha affidato un pericoloso incarico: individuare le forze più o meno occulte che complottano allo scopo di annientare l'Impero che lo stesso Duce ha modellato "a immagine e somiglianza dell'antica Roma". Tra vere note di costume ed eroi inventati, Farneti costruisce intorno a Tebaldi... una vicenda piena di colpi di scena e di enigmi tutti da risolvere: qual è il tesoro donato al Duce da Pio XI nel 1928? E per quale motivo un misterioso scienziato nazista gli dà la caccia da quasi trent'anni? Dubbi che ci fanno assaporare il gusto della storia quale sarebbe potute essere e non è stata.
Il Giornale - 21 Aprile 2001

ITALIA Così poteva cambiare la storia di Sergio Valzania
...Più ambizioso è il romanzo di Mario Farneti Occidente che inserisce la propria vicenda in un continuum collocato su diversi piani, alcuni ucronici, altri al limite della fantasy, con interventi mitologici e divini. Le avventure dei personaggi si snodano fra intrighi politici dominati dalla contrapposizione fra fascismo e monarchia e veri e propri interventi magici con i Dioscuri impegnati nella difesa dello spirito imperiale, che si è compiutamente manifestato sulla terra nell'esperienza della romanità. Il punto focale del racconto è infatti la lotta per le insegne imperiali create da Ottaviano Augusto in un materiale di provenienza misteriosa e dalla capacità portentose, conservato dalla Chiesa e ceduto al fascismo in cambio della stipulazione dei Patti Lateranensi.
Alcune intuizioni appaiono veramente azzeccate, come quella di far partecipare l'Italia alla guerra del Vietnam, che consente all'autore di far vivere veterani esperti di combattimenti feroci, o l'altra di spiegare in termini tecnologici la scomparsa di Atlantide. Gradevole anche la presenza, ucronica naturalmente, di alcuni dei protagonisti della vita politica italiana del dopoguerra, che un diverso corso della storia fa vivere in panni diversi. Renato Guttuso dipinge le vittorie del regime, Amintore Fanfani è ministro del governo Mussolini, mentre Giulio Andreotti è un potente cardinale.
Delos n° 65 - Aprile 2001
L'altra storia dell'Occidente di Silvio Sosio
Delos: Il romanzo Occidente potrebbe diventare uno dei "casi" più scottanti nella panorama della fantascienza italiana di questi ultimi anni. Si parla di fascismo: cosa sarebbe accaduto se l'Italia non fosse entrata in guerra al fianco dei nazisti? Cosa sarebbe accaduto, secondo te?
Mario Farneti: Il fascismo è
stato sempre un argomento scottante al quale ci si è avvicinati con molta
cautela cercando con cura di evitare le "ustioni". Io non sono
d'accordo con chi demonizza certi argomenti, per quanto scomodi possano
sembrare. Credo invece che il termometro della maturità di un popolo stia
proprio nella capacità di confrontarsi in ogni momento col proprio passato
senza complessi.
Il fatto che Occidente sia uscito nel 2001 ci permette di parlare del
'900 come del secolo scorso. Ecco, io ho trattato del fascismo come di un
argomento del secolo scorso, un fenomeno politico e culturale che si è
completamente esaurito con la morte di Mussolini e che non è mai più risorto
in nessun luogo del mondo. Ne ho trattato senza indulgere alla satira o al
grottesco e rifacendomi in questo senso alle esperienze di Dick e di Harris che
hanno fatto altrettanto col nazismo.
Per quanto mi riguarda, non ho alcun timore di parlare con serenità di
Mussolini, senza caricaturizzarlo per compiacere il luogo comune. Con la stessa
serenità potrei parlare di Catilina, di Federico da Montefeltro o di Mazzini,
perché tutti questi personaggi fanno parte del nostro passato e hanno
determinato, in proporzione diversa, ciò che noi siamo oggi.
Cosa sarebbe accaduto se l'Italia non fosse entrata in guerra al fianco dei
nazisti? L'ipotesi che faccio è quella prospettata nel romanzo. Ai lettori
trovare altre possibili ucronie...
Delos: La trama ruota attorno a un agente italiano, il tribuno Romano Tebaldi, che reduce dalla guerra del Vietnam riceve da Mussolini un pericoloso incarico...
Farneti: Ho costruito la
storia intorno ad un oggetto (in effetti si tratta di un insieme di oggetti),
una specie di Santo Graal, però tutto nostro e di cui, a differenza del Graal,
conserviamo la testimonianza storica. Naturalmente non voglio anticipare ai
lettori di che cosa si tratti, se non che proviene da un passato assai remoto e
contiene in sé, sia un'eccezionale valenza di ordine simbolico, sia un potere
legato alla sua stessa natura.
E' naturale che un oggetto di questo genere attragga la cupidigia di molti. Io
tratto proprio delle molteplici sfaccettature della contesa sanguinosa nata per
impadronirsene e il tribuno Tebaldi, agente dell'OVRA, si trova al centro di
questa contesa e cerca di scoprire quali siano i giocatori e quali i loro scopi.
Delos: Uno degli aspetti che più colpiscono in questo libro è la verosimiglianza, che si appoggia anche su tanti piccoli dettagli. De Turris nella postfazione ne attribuisce il merito anche al fatto che tu hai fatto l'antiquario. D'altra parte immagino che anche il tuo lavoro attuale di giornalista abbia la sua influenza.
Farneti: Ho cercato di creare
delle ambientazioni credibili, valendomi della mia esperienza di antiquario, una
professione che ho esercitato per un periodo significativo della mia esistenza e
che ho ereditato dai genitori. Per quanto riguarda poi il retroterra culturale,
che costituisce la struttura del romanzo, ho attinto alle nostre radici
storiche, senza lasciarmi suggestionare dalla tradizione celtica imperante.
Ho per questo consultato testi di archeologia, di etruscologia e di alchimia
materie che peraltro amo molto. Mi sono ispirato ai riti descritti nelle Tavole
Eugubine, sette tavole di bronzo di origine umbra, che sono conservate a Gubbio,
la mia città di origine.
Da questo punto di vista credo che il romanzo abbia una sua originalità perché,
alla base, propone luoghi e scenari che non solo ci appartengono, ma che
costituiscono anche motivo di attrazione e di studio per innumerevoli persone in
tutto il mondo.
Il mio lavoro di giornalista ha avuto il suo peso, in quanto attualmente mi
occupo di cose vaticane, e chi leggerà Occidente si accorgerà
facilmente di questo. Per la parte storico-politica hanno influito anche i miei
studi universitari: sono infatti laureato in Scienze Politiche.
Delos: Credi che il tuo libro darà un contributo, o alimenterà in qualche modo, il dibattito politico interno al mondo della fantascienza, che negli ultimi anni sembra essersi un po' sclerotizzato, senza prendere davvero coscienza del mutato modo di vivere la politica in Italia?
Farneti: Spero che il mio
romanzo contribuisca a questo dibattito e che possa orientare il gusto di
scrittori e lettori verso argomenti fino ad oggi poco o male esplorati. In
questa materia si può e si deve ricercare una via autonoma, rivisitando il
nostro sterminato patrimonio di cultura e di tradizioni.
Sono convinto che tutto il panorama culturale italiano sia sclerotizzato e non
solo il mondo della fantascienza. Dovremmo perciò smetterla di cercare tra le
cose coperte di muffa e ragnatele depositate nel piccolo cortile di casa nostra,
e gettare invece lo sguardo verso l'esterno del palazzo, attingendo senza
pregiudizi alla nostra storia e alle nostre radici culturali che troppo spesso
abbiamo rinnegato a favore di una incomprensibile sudditanza verso il mondo
anglosassone.
Delos: Tu scrivi sia fantascienza che fantasy, addirittura hai vinto ben due volte il prestigioso premio Tolkien. Quale dei due generi preferisci?
Farneti: A certi livelli è difficile delimitare un confine netto tra fantasy e fantascienza, per questo motivo è lecito tentare una terza via, e Occidente rispecchia proprio il tentativo di coniugare i due generi dando all'aspetto fantasy un taglio che non sembri banale, legato all'esoterismo. Esiste infatti un ordito esoterico, derivato dalla mia passione per l'alchimia, interno al romanzo, che per questo motivo può nascondere, in alcune parti, un secondo livello di lettura. Dico questo perché accade spesso in Occidente che questo aspetto esoterico sia tuttavia presente in episodi che sembrano rientrare nel campo della fantascienza pura. Il ritmo della narrazione, abbastanza sostenuto, può ad una prima lettura, rendere questa valenza non pienamente percettibile. Forse è necessario rileggere il libro senza lasciarsi catturare troppo...
Delos: Quali sono i tuoi autori preferiti, ai quali senti di dovere di più come autore?
Farneti: Io sono un divoratore di libri, ma per mia formazione culturale, prediligo i saggi che reputo alla stregua di materiale grezzo, di cui mi servo per immaginare e costruire le mie storie. E' perciò difficile per me dire di essere figlio di questo o di quello scrittore, perché non m'ispiro mai ad un altro autore.
Delos: Occidente lascia alcuni punti aperti. Questo ci autorizza a pensare che il romanzo possa avere un seguito? Ci stai già pensando, o magari addirittura lavorando?
Farneti: Lascio alcuni argomenti aperti, proprio perché ho già in mente tutta la seconda parte. Mi rimane solo di scriverla, ma quella è la fatica minore. Ho avuto la fortuna di trovare in Gianfranco Viviani un editore sensibile e disponibile. Se Occidente avrà buona accoglienza tra i lettori, credo non ci saranno problemi per Occidente 2.
Quotidiano - 12 maggio 2001
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Mussolini non fosse morto? Gli italiani andavano in Vietnam Fantastoria nell'ultima invenzione letteraria di Mario Farneti che immagina il duce al potere fino a 90 anni |
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Un'Italia in cui un Benito Mussolini novantenne ha lasciato il governo al genero Galeazzo Ciano, ma si appresta ad affrontare una guerra civile in cui il giovane ed ambizioso re Carlo Alberto II vuole liberarsi dei fascisti. Un'Italia che, evitate le vergognose leggi razziali, ha mantenuto la non belligeranza, schierandosi invece con l'occidente e gli americani (già vincitori di Hitler) nella terza guerra mondiale, scatenata dai sovietici, e vinta, invece, nelle pianure russe dall'esercito e dalla milizia fascista. Ne discende che 30 anni dopo sono i volontari del duce che combattono al fianco degli yankies nella giungla vietnamita. Come si può ben capire il quadro è intrigante, così come la scrittura di Mario Farneti, che riesce a costruire sulla sua ucronia (universo alternativo) un mix con esoterismo, fantascienza, avventura, magia, fanta-archeologia. Il romanzo ruota attorno a personaggi inventati, come il tribuno Romano Tebaldi, padre eroe alla memoria della vittoriosa guerra di Russia (con Stalin catturato proprio dagli italiani e Breznev in esilio in Francia), al centro di improbabili quanto godibili avventure di guerra, spionaggio ed anche esoteriche. Mentre sullo sfondo vengono lasciati personaggi famosi che nell'universo "alternativo" di Mario Farneti assumono ruoli diversi. Saltano agli occhi Giulio Andreotti cardinale e segretario di stato Vaticano, oppure Mario Scelba e Giovanni Spadolini, rispettivamente ministri dell'Interno e della Cultura del governo fascista. O ancora Federico Fellini all'opera a Cinecittà per i film di propaganda del regime. Fino a scenari meno incredibili, come il Giorgio Almirante governatore di Roma o il Pino Romualdi segretario del Pnf. Il racconto si snoda credibile, anche nell'ambientazione storico-scientifica, un po' meno, forse, nell'approfondimento psicologico dei personaggi, offrendo però anche un secondo piano di lettura, almeno nelle intenzioni dell'autore, quello esoterico. "Su cosa si basa il potere in occidente? Quali sono i suoi simboli concreti e quale la loro origine? Come ed a chi vengono trasmessi?", sono le domande che elenca, nella postfazione al romanzo, il critico Gianfranco de Turris. "Attorno a queste domande - aggiunge - ruota il nucleo centrale della trama immaginata da Farneti, rispetto alla quale gli avvenimenti esteriori sono solo un riflesso". Un riflesso che può anche far discutere - e polemicamente - in questo periodo politico italiano. Se ne è accorto anche il Times che ha dedicato ad "Occidente" una mezza pagina con tanto di foto dell'autore al Foro Italico. Se ne è accorto anche Mario Farneti che spiega: "Il fascismo è morto con Mussolini; ormai è un fenomeno politico del secolo scorso al quale gli italiani dovrebbero guardare con distacco, come una fase storica chiusa". Tutto il contrario accade nella sua ucronia, genere letterario reso famoso da Philip K. Dick con "La svastica sul sole" (Edizioni Nord Milano), dove il vero nemico del fascismo è il capitalismo, impersonato dal magnate che guida Re Carlo Alberto II verso il colpo di stato. Quel capitalismo, incarnato dall'America, che nella realtà ha vinto la partita. Foto: dall'alto Mario Farneti, Hitler e Mussolini di Luigi Luminati |
Il Resto del Carlino - 12 maggio 2001

Libri – Mario Farneti presenta a Fano il fantapolitico “Occidente”
LA STORIA FATTA CON I “SE” di Luigi Luminati
La sua immagine, sotto la statua di Tiberio, ha occupato, con articolo annesso, mezza pagina del Times, Mario Farneti, però, giornalista e scrittore, ha scelto Fano, dove ha vissuto per oltre vent’anni con i genitori antiquari, per il primo approccio con i lettori del suo romanzo Occidente, recentemente pubblicato dalle Edizioni Nord. Mercoledì 16 maggio, alle ore 18, sarà alla Libreria del Teatro per un incontro organizzato dal circolo “La scala Segreta”. Quale miglior pubblico per un libro di storia alternativa, innervato da consistenti iniezioni di esoterismo.
“A
Fano ho vissuto vent’anni della mia giovinezza – spiega l’autore, ora
giornalista in Vaticano -, fino alla laurea ad Urbino. Vi torno spesso, anche
perché ci abita mia madre e ho tanti amici. E’ stato facile rispondere
positivamente alla richiesta di parlare del mio romanzo”.
“Occidente” nasce sostanzialmente da una domanda: che cosa sarebbe successo all’Italia se Mussolini non avesse seguito Hitler nella follia della guerra?
Appunto.
Questa domanda me la pose, chiedendomi un racconto, il critico Gianfranco De
Turris, dal racconto, pubblicato in un’antologia Fantafascismo, è nato
il soggetto e poi il romanzo che Gianfranco Viviani della Nord ha pubblicato.
Non mi aspettavo tanta attenzione e anche tanti consensi. Mi ha fatto una certa
impressione la foto pubblicata dal Times”
Sarà l’argomento: il fascismo è al centro del confronto politico ed elettorale italiano...
“Se
vogliamo, un risvolto politico possiamo trovarlo. Di certo non sono fascista.
Credo anche che il fascismo sia morto con Mussolini e non possa più esistere o
tornare. Oramai è un fenomeno storico del secolo scorso e come tale va
affrontato, valutato. Storicizzandolo. Lo stesso antifascismo che è stato un
valore in un momento storico preciso mi pare anch’esso superato”.
Cos’è accaduto nel suo mondo alternativo...
Presto
detto. Mussolini non ha seguito
Hitler sulla strada delle leggi razziali, è rimasto fuori dalla guerra mondiale
persa dai nazisti. Subito dopo si è schierato a fianco dell’Occidente nella
terza guerra mondiale scatenata dai sovietici...”
Vincendola...
“Stavolta
sono i militari italiani che conquistano Mosca e catturano, addirittura,
Stalin”.
I miliziani sono in Vietnam a fianco degli americani.
“In effetti, vincendo la guerra, Mussolini ha costruito un impero e nel 1972 può celebrare il cinquantenario del fascismo costruendo una torre alta 500 metri davanti a Ostia. Ma la monarchia è stanca della presenza del regime ed il giovane re Carlo Alberto II vuole cambiare”.
In realtà la vera sfida in Occidente è tra la visione esoterico-romantica di cui l’autore ammanta il fascismo e il capitalismo.
“C’è
un altro piano di lettura del romanzo, che nasce dai miei studi sull’alchimia
e sull’esoterismo. Così come c’è uno scontro per chi possiede il vero
“potere” in Occidente”.
A proposito di potere e di personaggi, il romanzo ruota intorno al tribuno Romano Tebaldi, eroe quasi salgariano, ma ci sono anche personaggi come Andreotti, Spadolini, Almirante.
“I
personaggi storici non agiscono, rimangono sullo sfondo. Andreotti cardinale e
segretario di stato Vaticano mi pare un’ipotesi tutt’altro che avventata in
quel contesto politico. Ci sono poi Scelba e Spadolini ministri, Almirante
governatore di Roma e Romualdi segretario del Pnf...”
Dopo varie avventure di guerra, spionaggio e sette segrete il fascismo sopravvive al colpo di stato e fa nascere la Repubblica. La storia finisce qui?
“Non
credo, ho già le idee per scrivere un seguito”.