
LA MOSTRA
Si svolge a partire dalle girate del mattino fino al momento in cui i Ceri vengono poggiati (messi giù) sugli appositi piedistalli dell'Alzatella.
Il Cero viene condotto in segno di rispetto presso gli edifici sede del potere politico e religioso, agli infermi ed ai luoghi di cura, alle abitazioni dei ceraioli storici e dei casati più illustri. Questo in segno di solidarietà ceraiola, rispetto, devozione anche per ceraioli di opposto Cero. Vengono effettuate delle giratelle (sempre in senso antiorario) e degli inchini o riverenze, accompagnati da grida di gioia "aucculate" o profondi silenzi a seconda delle circostanze. Raramente si corre durante la mostra, la maggior parte dei tratti è percorso al passo, che veniva scandito dall'incitazione "uppe". Durante la mostra il Cero esegue alcuni movimenti come l'abbassata (vedi dopo) ed una successiva alzata rovescia per superare ostacoli molto bassi (es. arco di S.Marziale o le porte Romana e Castello). Viene sollevato sulle mani ed inclinato di lato quando il Santo deve essere fatto toccare a vecchi ceraioli o ammalati alla finestra o per la coccarda di S.Antonio (vedi dopo).
Altro movimento è la "sbassata", un abbassamento del Cero tenuto sempre verticale: dalle spalle il Cero scende sulle mani (come una lettiga) per superare ostacoli in altezza non particolarmente bassi che consentano il passaggio del Cero verticale con un abbassamento in toto.
Le soste sono molto frequenti e sono oggetto di discussione estemporanea cosi' come diversioni nel percorso.
È possibile che durante la mostra la stanga del Cero sia "riassaggiata" da vecchi ceraioli, o sia provata da ceraioli di altro cero, o da fanciulli ecc.
I percorsi della mostra di ogni Cero sono soggetti a variazioni annuali dipendenti dalle persone che si vogliono omaggiare o ricordare. È tuttavia possibile indicare dei percorsi base per ogni Cero che vengono tenuti in considerazione e che si tende a rispettare.
MOSTRA DI S.UBALDO
È eseguita sotto la responsabilità del Secondo Capitano.
Il Cero guida l'uscita da piazza Grande e si porta al Vescovado dove effettua una giratella, si scambia un saluto reciproco con S.Giorgio inchinandosi per tre volte. Seguita per via XX Settembre all'arco di S.Marziale si abbassa, passa e si rialza. Prova poi la Calata dei Neri fino alla Statua dove fa tre giratelle. Esce e rientra da Porta Romana abbassandosi ogni volta.
Comincia a discendere il Corso, gira per S.Pietro e risale per la Madonna degli Angeli al Corso fino alla piazza di S.Antonio, Va al Marmorio passando per la calatella di Meli e la Calata dei Ferranti. Scende poi fino ai 40 Martiri, dove incrocia spesso S.Antonio e risale per le Case popolari, zona della città di forte fede santubaldara.
Il Cero sucessivamente passa all'Ospedale a salutare gli infermi, poi attraverso il quartiere di S.Martino effettuando una puntata fino a S.Lucia con una abbassata a Porta Castello. Ritorna a S.Martino dove spesso incrocia S.Giorgio, poi via dei Consoli, Bargello, i Macelli, via Savelli; il Cero viene poggiato sui piedistalli all'Alzatella.
MOSTRA DI S.GIORGIO
S.Giorgio esce dietro S.Ubaldo da piazza Grande e si dirige verso il Vescovado per omaggiare il Vescovo, prosegue per via XX Settembre. Viene abbassato per l'arco di S.Marziale, scende per la Calata dei Neri e viene riabbassato per Porta Romana. Rientra dopo poco, omaggia la Statua, e scende per il Corso facendo alcune divagazioni nelle traverse. La più importante è quella della Madonnna degli Angeli, uno dei punti della città tradizionalmente più attaccati al Cero di S.Giorgio. Da li' la discesa continua fino a piazza S.Pietro da dove ritorna al Corso ripercorrendo le vie Mazzini e Maffei. Dal Corso scende in via Cairoli, Ferranti fino al Mausoleo dei 40 Martiri, dove spesso si incrocia con gli altri Ceri.
Risale fino all'Ospedale, Mutua, Didà, S.Lorenzo, S.Martino, via Gabrielli o S.Lucia, S.Martino di nuovo, fa una breve puntata in via del Fiume, poi i Consoli fino a Scatizza, ridiscesa sul Bargello e poi via Baldassini, via Savelli fino all'Alzatella.
MOSTRA DI S.ANTONIO.
Esegue una girata extra per dare il tempo agli altri due Ceri di staccarsi in modo da eliminare la parvenza di competizione. Poi da solo si avvia al Vescovado (dove fa le girate e si inchina) e da "Cornazzani". Ripassa sulla piazza, scende a S.Martino fino al Palazzo del Capitano del Popolo, torna indietro e va dai Vecchi a ricevere la coccarda. Una consuetudine particolare che consiste nell'apposizione di una coccarda con un lungo nastro rosso che viene fissata sul petto della statua da una suorina alla finestra del primo piano dell'Astenotrofio Mosca. Perché il Santo raggiunga l'altezza della finestra, il Cero deve essere sollevato sulle mani a braccia tese ed opportunamente inclinato. Continua quindi per il Mercato, l'Ospedale, il Monumento ai Caduti, il Marmorio, il mausoleo dei 40 Martiri. Ritorna indietro passando per i Ferranti, per S.Pietro, per la Madonna degli Angeli. Raggiunge cosi' il Corso che percorre fino in fondo, dopo aver girato in Piazza S.Antonio, e provato la calatella di Meli. Risale per la Salita di S.Giuseppe da dove puo' portarsi ai di Macelli, seguono via Savelli, S.Marziale, la Calata dei Neri uscendo da porta Romana. Continua poi fino alla Statua di S.Ubaldo, e risale definitivamente all'Alzatella per S.Maria Nuova.
LA MESSA GIÙ DEL CERO ED I CEPPI DI APPOGGIO
Dopo la mostra tutti e tre i Ceri raggiungono, anche se in tempi diversi, la zona dell'Alzatella (l'ultimo tratto di via Savelli) e vengono messi giù per consentire ai ceraioli di mangiare e riposarsi.
Il Cero viene appoggiato su artistici piedistalli lignei chiamati più di frequente "Ceppi". I Ceppi sono 4 per ogni Cero e furono fatti dall'artigiano Geatano Agostinelli nel 1899, ed acquistati dal Comune nel 1907 (E.A.Sannipoli, "Gubbio Arte", anno 1993, n.3-4, pag.6). I Ceppi tengono i Ceri sollevati da terra ad una altezza di 135-145 cm, quella ideale per lo scarico ed il carico del Cero. Quelli che stanno anteriormente sono più bassi dei posteriori perché l'esecutore ha tenuto conto dell'andamento in salita della zona dell'Alzatella ed il Cero in questo modo è perfettamente in piano.
Ognuno dei Ceppi termina con un'asta metallica che viene infilata nel foro che presenta la faccia inferiore delle quattro stanghe delle barelle. I quattro piedistalli sono raccordati alla base da un telaio rettangolare che solidalizza il tutto.
I Ceppi vengono disposti ad una certa distanza per evitare l'immediato contatto dei Ceri. S.Ubaldo in modo che il Cero sia perfettamente allineato con via Barbi (vicolo dell'Alzatella) e questo per consentire la partenza simultanea quando la statua della Processione che risale il Corso è all'altezza di via Barbi. I piedistalli di S.Giorgio vengono piazzati all'altezza del numero civico n.55, mentre quelli di S.Antonio al numero 51.
Raffigurano elementi propri delle arti che il Cero rappresenta:
Per S.Ubaldo opere di muratura quali la torre rotonda, il castello, la cella campanaria ottagona del Cimitero civico e la torretta del Palazzo dei Consoli.
Per S.Giorgio i "barlozzi" con la bottiglia, il tamburo con le mazze, l'alabarda con le picche e la casina delle botteghe.
Per S.Antonio i due tronchi d'albero, uno con la scritta "caccia riservata", il "pagliaro" ed il casolare.
Ma al di là della semplice forma e della funzione decorativa, racchiudono un simbolismo di grande interesse per chi si occupi di ermetismo. Seguendo il filo di una tenue allusione, ecco apparire un disegno compiuto. L’indicazione di un cammino, lo stesso accennato sul bronzo del Campanone e sulle sigle dei piatti di Mastro Giorgio.
Dodici simboli divisi per tre: alberi dai rami secchi, armi dell’antica cavalleria, costruzioni circolari e poligonali e, sul muro di un palazzo, il nome di una via che non esiste, ma conduce al … Pantocrator.
La Grande Opera è lì, davanti agli occhi di tutti, ogni 15 maggio, a sfidarci.
Nell’evidenza più sfacciata e non nei penetrali del tempio, forte dello scrigno quasi inviolabile in cui la racchiudono la disattenzione degli uomini. È difficile stabilire a quali modelli o a quali conoscenze attinse l’artigiano che al volgere del secolo scorso realizzò i piedistalli, né ciò ha una grande importanza. Anche perché, forse, ad ispirarlo fu solo l’azione del Caso, che, per mano di quell’originale buontempone che dimora all’interno del “bazzar”, rimescola ogni giorno gli oggetti sul banco. Per farsi gioco di tutte le certezze dell’umana scienza.
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