Le insegne dell'Impero Romano d'Occidente

Il luogo del rinvenimento

Lo scavo delle pendici del Monte Palatino, condotto dal Dipartimento di Scienze dell'Antichità dell'Università di Roma "Sapienza", ha restituito un'importante stratigrafia di terre e murature databile dall'VIII secolo a.C. ai nostri giorni e ha portato alla luce situazioni ed oggetti di straordinario valore storico, antiquario e storico-artistico, tra i quali spiccano le insegne imperiali. La fossa che le conteneva è stata scavata in uno dei vari seminterrati di una terrazza appartenente al settore Palatino della reggia di Nerone nota con il nome di Domus Aurea.

A differenza di quanto accadde altrove, i Flavi, succeduti nel 69 d.C. a Nerone, non distruggono la terrazza ma la completano, realizzandovi accanto un tempietto che, affacciandosi sulla piazza dove svettano il Colosseo e la Meta Sudans, occupa l'angolo della pendice palatina. Incluso nel perimetro del palazzo imperiale, questo complesso rappresenta credibilmente la ricostruzione di un più antico santuario , bruciato anch'esso nel 64 d.C. Strettamente legato ad Augusto e alla sua famiglia, è stato identificato in via di ipotesi con le Curiae Veteres che le fonti scritte attribuiscono a Romolo, che Tacito menziona come terzo vertice del limite sacro (pomerium) della città romulea e che i Cataloghi Regionari ricordano ancora nel IV secolo d.C. nella X Regio (Palatium).Nonostante i massicci interventi che interessano questo settore urbano nel II e III secolo d.C., il sistema terrazza-santuario mantiene l’aspetto assunto con Flavi e resta in uso almeno sino agli inizi del V secolo d.C.

Le insegne

In questo quadro urbano così ricco di memorie s'inserisce la fossa che contiene le insegne. Il contesto è composto da quattro portastendardi di ferro e oricalco (simile al moderno ottone); tre lance da parata, una semplice in ferro e due a lama multipla in ferro e oricalco; un breve scettro in oricalco, ferro, legno e oro, con un fiore che sostiene una sfera in vetro verde; due sfere in vetro dorato, pertinenti a uno scettro più lungo; una sfera in calcedonio azzurro, con foro passante per un elemento perduto (immagine del globo terrestre sormontato dall'aquila o dalla Vittoria), parte di un terzo scettro di forma conica. Custoditi in astucci di pioppo e avvolti nel lino e nella seta degli stendardi, questi oggetti per affinità tecniche, esecutive e formali paiono provenienti dalla stessa officina.

Le lance da parata

Le fonti antiche dicono che la "hasta summa armorum  et imperii est". Fin dall'antichità classica la lancia, oltre ad essere un'arma, è simbolo di sovranità e comando. In età imperiale diviene uno degli attributi più comuni nell'iconografia dell'imperatore.

Le punte a sei lame

Una delle testimonianze più chiare è offerta dalla Colonna Traiana, nella quale l'imperatore impugna uno scettro-lancia con due punte molto elaborate. Lance simili sono presenti in in molte altre raffigurazioni nelle quali gli imperatori compaiono al comando dell'esercito o comunque in vesti militari

La punta in ferro

Pur non trovando precisi confronti questo tipo di punta è simile a quella della lancia in mano a Stilicone nel famoso dittico in avorio nel quale il generale compare con gli attributi di comandante militare.

Gli scettri

Lo scettro a due globi

Gli scettri a due sfere sono un attributo riservato all'imperatore e occasionalmente all'imperatrice; nella prima età bizantina sono associati all'Arcangelo Michele.

Lo scettro ad asta conica

Nelle raffigurazioni imperiali e consolari il coronamento di questo tipo di scettro è normalmente costituito da un'aquila; non mancano però altre figure, quali ad esempio il busto della Vittoria. Questo scettro sembra rappresentare un'insegna di comando usata nelle cerimonie civili e riservata all'imperatore e alle più alte cariche dell'impero.

Lo scettro piccolo

Questi tipo di scettro, piuttosto raro nell'iconografia, era forse poco usato. Simili sono i due terminali di braccioli in argento del Tesoro dell'Esquilino.

Le lance portastendardo

Le quattro punte appartengono a due coppie di stendardi connessi al cerimoniale imperiale, che dalle fonti sappiamo essere dipinti a di vari colori. Le due punte ad alette in ferro sono pertinenti alle aste con stendardo rettangolare: La Notitia Dignitatum documenta questo tipo di lancia come simbolo del potere di Roma. Le punte allungate ad alette sono note solo nel tardo IV secolo in ambiente germanico e in corredi tombali particolarmente ricchi.

Datazione e interpretazione del ritrovamento

Per quanto riguarda la datazione, gli strati che coprono la fossa in cui erano riposte le insegne rimandano agli inizi del IV secolo d.C. L’appartenenza ad un imperatore è giustificata non dal singolo reperto, ma dal “corredo” nel suo insieme. Esso doveva essere di norma custodito nei pressi del luogo in cui è stato ritrovato. Alla luce di queste considerazioni non sembra impossibile collegare le insegne con Massenzio e il loro occultamento, fatto eccezionale, con la sua sconfitta e morte nella battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. Tra gli ultimi decenni del III e gli inizi del IV secolo d.C. non vi sono momenti altrettanto cruciali, né nella storia della città, né in quella degli imperatori che esercitano stabilmente il loro potere in Roma e vi periscono tragicamente. Suggestiva è l’attribuzione a questo imperatore-tiranno, che nel rapporto con la Roma più antica cerca la legittimazione al suo potere, e suggestivo che il ritrovamento sia avvenuto in una zona che dalla tradizione scritta e dall’archeologia sappiamo così legati alla Roma delle origini e ad Augusto nella sua immagine di nuovo Romolo e rifondatore dello stato.

BACK