
LA CORSA
La Festa dei Ceri di per s un'azione drammatica corale, di cui la "festa", secondo il valore semantico del termine ("pubblica dimostrazione di gioia"), una parte.
La corsa è la componente principale della Festa ed insieme il momento più avvincente di cui ceraioli e popolo sono i protagonisti.
Capitani, Alfiere e Trombettiere precedono di qualche minuto il passaggio dei Ceri. Il Trombettiere suona la carica. Gli animi si scaldano, la gente comincia a gridare "Via ch'eccoli!". Poco dopo i Ceri partono ed in un attimo la notizia si propaga. Alcuni cominciano a saltare freneticamente con la speranza di scorgere per primi le sagome dei Ceri.
È il momento più difficile per i ceraioli, che ricevono da ogni parte messaggi e gesti di incoraggiamento. Ogni ceraiolo si gioca, sotto la stanga, la sua reputazione e ciò si riflette sulla vita privata e sul lavoro.
Il rapido apparire dei Ceri spezza la forte tensione accumulata nell'attesa: quasi la fine di un incubo.
I Ceri corrono sempre alla massima velocità possibile seguiti e preceduti da una moltitudine entusiasta che rende molto più complicato il compito dei ceraioli. Alcuni pezzi della corsa sono molto rischiosi, e non mancano mai contusi o feriti, ma niente di più.
"'L Cero 'n se ferma". Questa è la parola d'ordine, e guai a chi ne intralcia in qualche modo la corsa: viene irrimediabilmente travolto, destino in cui incorre annualmente qualche incauto turista.
Il Comune provvede alla rimozione di tutti gli ostacoli aerei, come cavi elettrici e lampioni. Allo stesso tempo, sul percorso, vengono sgomberate e aggiustate strade, chiusi cantieri, smontate impalcature: i lavori vengono ultimati con ritmo febbrile.
La corsa dei Ceri ha luogo il pomeriggio del 15 Maggio alle ore 18.00. È preceduta dall'Alzatella, breve assaggio della corsa. È divisa in quattro tratti scanditi da tre soste che permettono lo scorrimento ed il piazzamento su altri punti del percorso dei ceraioli, il cui numero non sarebbe sufficiente per una corsa senza interruzioni. Le soste servono anche per consentire alla popolazione di seguire la corsa in maniera pi completa.
Lunghezza percorso
Alzatella 135
I tratto 665
II tratto 965
III tratto 970
Monte 1550
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totale 4275 ca.
LA PROCESSIONE
È doveroso trattarla a questo punto anche se fa più parte della festa che della corsa. La Processione benedice il percorso ed i ceraioli. Il suo arrivo segna indirettamente la partenza della Corsa.
La grande statua lignea di S.Ubaldo sistemata su un tronetto ligneo dorato, conservata in cattedrale, ha sostituito il quadro di Sinibaldo Ibi.
La processione muove dalla Cattedrale scende in Piazza Grande, dove è accolta dal suono del Campanone alzato direttamente a distesa. Il suo percorso è l'inverso a quella della Corsa perché deve benedire.
Arrivata sul Corso inizia a benedire anche le mute direttamente coinvolte nel tratto. Tutti vogliono toccare il manto del Santo. Preceduta dalla banda che suona ad libitum "O lume della fede", la statua portata a spalla da ceraioli anziani e preceduta da tutto il Clero eugubino con il Vescovo con la reliquia.
All'imbocco con via Barbi dà inizio all'alzatella. Prosegue poi fino ai Neri dove avviene l'incontro con i Ceri e dopo la benedizione in articulo mortis inizia la Corsa.
La statua viene allora appoggiata nella chiesetta dei Neri da dove viene riportata in cattedrale all'indomani prima del pontificale in Cattedrale.
L'ALZATELLA (quote 523 - 529, m 135)
Ultimo tratto di via Savelli fino a via Dante.
L'Alzatella il prologo della Corsa che, per consuetudine, comincia, subito dopo la Benedizione, con la Calata dei Neri. Si svolge lungo il tratto terminale di Via Savelli Della Porta. Dopo lo stazionamento che segue alla Mostra, i Ceri vengono sollevati dai Ceppi, caricati in spalla e portati di corsa da Palazzo Fonti alla Chiesa dei Neri. Il segnale per l'Alzatella viene dato dal Cero di S. Ubaldo che staziona all'incrocio con Via Barbi, una strada rettilinea che congiunge il Corso con Via Savelli.
Quando la Statua di S.Ubaldo, portata in Processione lungo il Corso, si affaccia in via Barbi, si volge verso il Cero di S. Ubaldo e fa i tre inchini. Il Cero, gi sulle spalle dei ceraioli, scatta in avanti verso la curva dei Neri. I piedistalli, che sono collegati tra loro da un telaio molto ingombrante, non possono essere spostati. I Ceri di S.Giorgio e S.Antonio sono costretti perciò a passare ai lati di questi.
Le mute dell'Alzatella sono due (al massimo tre). Il tratto è leggermente in salita. Le strade sono a schiena d'asino e l'asfalto ricopre il vecchio imbrecciato. I ceraioli non devono uscire dall'asfalto per non correre nel fossato di scolo delle acque piovane. I distacchi dell'Alzatella sono maggiori di quelli in Corsa per via dei piedistalli di partenza.
Davanti alla chiesa dei Neri i Ceri si fermano e rimangono sulle spalle dei ceraioli. In questa occasione sono i vecchi ceraioli o i bracceri della Calata che si offrono di sostenere il tremendo peso del Cero fermo prima dell'arrivo della Processione.
PRIMO TRATTO
È un percorso molto veloce, in discesa, con due curve ad angolo retto congiunte da un lungo rettilineo (il Corso). È considerato il tratto pi pericoloso e quindi riservato ai "professionisti" puri del Cero. È coperto da sei sole mute. Questo per consentire ai Ceri la massima velocità e diminuire il rischio di caduta in seguito ai cambi.
In maniera analoga si riducono a due i cambi dei capodieci e dei capocinque, mentre i bareloni addirittura non cambiano mai.
LA CALATA DEI NERI (quote 529 - 520, m 115)
[via Dante]
È la "mossa", il vero inizio della Corsa. Tratto difficilissimo, molto pericoloso in discesa con pendenza media dell'8,2% (9/110) ed un tratto iniziale del 15% (6/40). È asfaltata.
Il posizionamento dei Ceri è importante per la buona riuscita della Calata. Seguendo criteri di giustizia il Cero di S.Ubaldo si dovrebbe mettere davanti alla porta della chiesa dei Neri, in modo che non sia visibile dalla Calata, questo perché il Cero sia costretto a fare la curva dei Neri. Gli altri due stanno direttamente a ridosso, per evitare il caricamento posteriore (rinculo), che potrebbe danneggiare la loro partenza.
L'arrivo della Statua segna il tempo per i ceraioli effettivi di entrare sotto al Cero, quelli che lo hanno sostenuto finora si fanno da parte o entrano da bracceri.
Arriva la Statua e fa tre inchini al Cero di S.Ubaldo che risponde. Il Vescovo prende posizione davanti al Cero di S.Ubaldo e benedice con la sacra reliquia i ceraioli "in articulo mortis", quindi si fa da parte. È il via alla Corsa.
Per S.Antonio il momento di muoversi è quello dell'oscillazione del piviale di S.Ubaldo. I puntaroli di S.Giorgio si regolano invece direttamente con i puntaroli avanti di S.Ubaldo. In questo frangente può essere usato lo stratagemma dei falsi puntaroli dietro: alcuni ceraioli fingono di reggere il Cero a punta di dietro, ma quando parte il Cero questi restano fermi togliendo riferimento visivo al Cero che segue.
Il passo è fondamentale per una buona Calata, in quanto si evitano il menare della stanga, per questo si comincia tutti con lo stesso piede, di solito il sinistro avanti (spinta di destro).
Dopo la curva dei Neri comincia la Calata vera e propria che ha una di traiettoria semicircolare: è opportuno che i ceraioli della stanga esterna siano leggermente più alti, inoltre nella scelta della traiettoria il capodieci ed i puntaroli dovranno considerare solo la parte interna della strada che è a schiena d'asino. Il Cero deve rimanere nella metà interna così la schiena d'asino costituirà un aiuto alla stabilità del Cero, che invece tende a portarsi verso l'esterno. I passi devono essere piccoli per controllare la velocità.
A livello della fonte la Calata cambia bruscamente pendenza diventando più dolce. C'è una specie di conca, più accentuata all'interno. In sequenza non "ci fanno" puntarolo avanti, cepparolo avanti, etc.: per un istante sono sei i ceraioli che reggono il Cero. Il peso poi ritorna sul puntarolo avanti (incriccata) che per dimuirne l'effetto non dovrebbe perdere il contatto con la stanga.
Superata la conca il capocinque dovrebbe dare il via ed i ceraioli devono aumentare sempre di più il passo cosa che deve valutata nell'amministrazione delle forze. Il puntarolo avanti segna la nuova cadenza.
Il cambio avviene poco prima della curva della statua. È fondamentale entrare in curva con moderata velocità perché in questo modo si evita il travento del Cero particolarmente accentuato in questa curva molto secca. Una curva sbagliata si paga con un tragitto di maggiore lunghezza, la perdita di terreno ed il rischio di finire con i bracceri sul marciapiede esterno e di infrangersi sulla folla con grave danno per Cero e persone.
S.Ubaldo apre il varco, qualsiasi distacco che si crea sarà difficilmente recuperabile.
IL CORSO (quote 520 - 507, m 385, 400 per S.Antonio)
[Corso Garibaldi dalla Statua fino a Piazza Oderisi]
È il largo rettifilo cittadino, in leggera discesa (3,4%), in cui i Ceri toccano la massima velocita' di crocera. È un punto che di solito è molto considerato per la valutazione dei distacchi.
In particolare vengono considerati i distacchi per S.Antonio nel tratto Barbi - S.Maria e per S. Giorgio nel tratto S.Maria - Meli, questo perché S.Antonio rallenta dopo S.Maria per effettuare una girata in piazza S.Antonio.
Ovviamente il distacco dipende molto dai distacchi dei tratti precedenti. È molto difficile recuperare in condizioni normali (senza pendute o cadute, o intralci) il distacco accumulato.
Il capodieci cambiano sul Corso con una frequenza decisa nelle riunioni.
Le mute del Corso sono quattro: muta della Statua, muta di Migliarini, muta di Barbi, muta di S.Maria. La muta della Statua è quella che fa più sforzo perché riparte quasi da zero. Il Corso ha una leggera schiena d'asino, è importante seguire la linea mediana. non ha dossi o cunette. La pavimentazione puo' presentare delle sconnessioni.
S.Ubaldo e S.Giorgio curvano con la muta di S.Maria sfiatata, all'esterno deve essere più alta.
La curva di Meli è fatta dalle mute di S.Maria per S.Ubaldo e Giorgio, e da una nuova muta per S.Antonio. La velocità della curva di Meli è più alta di quella della Statua.
S.Antonio frena a livello del bar de la Caterina, cambia traiettoria la muta è preparata per la girata più alta all'esterno, la girata è abbastanza veloce perché deve perdere meno terreno possibile nei confronti degli altri. S.Antonio ha fatto un bel Corso quando S.Giorgio è da Belancino.
LA CALATELLA DI MELI (quote 507 - 495, m 160)
[via Cairoli]
Pezzo chiamato semplicemente "Meli" dal nome della antica pasticceria, ora chiusa, davanti alla quale avviene il cambio. È il pezzo più lungo coperto da un'unica muta (150 m ca.). La forte discesa (pendenza media del 7,5% = 12/160) paragonabile a quella della Calata dei Neri, e la pavimentazione particolarmente dissestata lo rendono un pezzo molto duro.
Per S.Ubaldo e S.Giorgio l'interesse della discesa dipende dai distacchi accumulati. Per S.Antonio che ha perso oramai contatto c'è il buon senso di non cadere.
La frenata è lunga ed i Ceri vengono messi giù davanti al loggiato di palazzo Antonioli, sempre nascosti alla vista di chi guarda in fondo ai Ferranti. I Ceri effettuano la prima vera sosta ed il Cero viene scaricato dalle spalle e poggiato a terra con l'aiuto dei bracceri. I ceraioli centrali controllano che le due stanghe scendano insieme. Appena il Cero è poggiato in terra segue la bussata con le mani aperte del buzzo inferiore: è un modo per manifestare apertamente la propria soddisfazione per la corsa.
Il Cero poggiato in terra non può stare verticale a causa del timicchione inferiore che sporge al di sotto del barelone. Per questo motivo i Ceri stanno sempre inclinati appoggiati con il timicchione e con il ceppo di un lato, la stanga dell'altro lato è sempre sollevata.
SECONDO TRATTO
Tratto misto di discesa, pianura, salita, che prevede all'inizio l'attraversamento di una vasta area non ben delimitata da abitazioni (giardino e mercato) in cui bisogna disegnare la giusta traiettoria e successivamente gli storici quartieri di S.Martino e S.Giuliano (strade più strette). Comporta l'utilizzo di un maggior numero di ceraioli sia di spalla che interni: sette capodieci, sette capocinque (ferranti-salara, porta gemina, mutua, pisciatoro, felicchi, scatizza) quattro bareloni (porta gemina, mutua, senza fino pisciatoro, bargello, consoli).
Diciassette le mute: Ferranti, distributore, Salara, curva S.Francesco, porta Gemina, portone ospedale, farmacia, mutua, curva S.Lorenzo, pisciatoro, piazza S.Martino, Ponte, Bargello, Scatizza, altre tre mute (S.Giorgio).
LA CALATA DEI FERRANTI (quote 495 - 488, m 120)
[via Mazzatinti]
Viene ricaricato in spalla prima S.Antonio, poi S.Giorgio e poi S.Ubaldo. Per effettuare questa manovra tutta la muta si schiera lungo le stanghe del Cero a terra, i puntaroli avanti voltano la schiena al percorso, mentre tutti gli altri guardano in avanti; i ceraioli centrali controllano che le stanghe della barella vengano alzate simultaneamente e si eviti il ribaltamento.
I Ferranti calata diritta, più lunga dei Neri, con strada asfaltata, cunetta pesante sul finale. Pendenza del 6,4% (7/110), decisamente meno ripida della calata dei Neri e di Meli.
Muta predisposta come quella dei Neri. Partenza con semicurva. Insaccata alla fine e dunque rallentata.
IL MERCATO (quote 488 - 495, m 300)
[piazza 40 Martiri]
Dopo la curva del distributore si procede lungo il fianco del convento di S.Francesco: è la cosiddetta "salara", un tratto di falso piano (5 m di dislivello in 120m). Il percorso è ampio, una volta era libero, oggi delimitato dai pini. . La curva di S.Francesco non finisce mai un grosso raggio di curvatura tende ad uscire, non si può stringere per via del marciapiede. Gli esterni più alti. Subito si costeggia il marciapiede del giardino. Segue un tratto semicurvo lungo il giardino e limitato all'esterno da S.Francesco e dall'ospedale. Leggerissima salita. Pendenza della strada che facilità la corsa se si rimane all'interno.
Curva della farmacia impostata con una traiettoria obliqua dal bordo del giardino. Curva presa "a randello" gira con un "brillo" improvvisamente capodieci e puntaroli. Il Cero dovrebbe sfiorare il lampione.
S.MARTINO (quote 495 - 501, m 260) (+35 per il ponte)
[via Cavour, piazza Giordano Bruno]
Il primo tratto è la mutua (50m per un metro in salita). Il Cero viene in velocità dalla curva della farmacia piega all'esterno e rimbalza all'esterno e poi ritorna all'interno. È in leggera salita. La strada è senza gobba, al contrario ha un canale di scolo al centro che costituisce una seria insidia: il Cero per imbucare il Vicolo di Didà deve correre nel punto in cui la strada fa pendere il Cero sul fianco sinistro con squilibri che possono rivelarsi anche fatali. Tendenza a portarsi verso la mutua pericolo perché il tratto è senza capodieci.
La via si restringe: è il Vicolo di Didà (via Cavour) pezzo del capodieci attivo ed esperto perché la pavimentazione è molto sconnessa.
Curva di S.Lorenzo ad angolo retto, più lenta perché in salita e perché e seguita da uno slargo della piazza che permette al Cero di allargare. La via dei Vecchi ed il pisciatoro salita più decisa. In piazza il Cero scollina prende più velocità.
Curva di S.Martino più veloce, in leggera discesa, con andamento anomalo: allarga prima e poi chiude improvvisamente, attenzione perché la strada è leggermente pendente ad uscire. Non c'è assolutamente spazio per un Cero uscito troppo largo. Tecnica del capocinque che frena la stanga interna. Essere pronto a cedimenti esterna. Bisogna impostare sullo spigolo interno.
I CONSOLI (quote 501 - 526, m 285 con 35 di S.Martino)
[via dei Consoli]
Via dei Consoli è un dramma perché è uno dei punti a cui si avvicinano i più giovani e più anziani. Punto in città più lento a causa della forte salita (pendenza media 10% = 25/250). La via pavimentata in pavè presenta spesso vistose ed inaspettate depressioni. Occasione per qualche cane sciolto per avventarsi sotto al Cero. Per il distacco è importante. Tratto duro fino al Bargello. Un discorso a parte merita la muta del ponte perché è un tratto di brusca variazione di pendenza "insaccata" che viene avvertita dai puntaroli avanti che il capodieci deve proteggere. Pericolosa sproporzione di altezza tra i puntaroli. Il cambio di pendenza è molto duro. Dopo la torre la strada diventa meno erta. Via dei Consoli è uno dei punti di rilevazione dei distacchi. Alla fine si appoggia il Cero in terra.
TERZO TRATTO
Si snoda nella parte alta della città con un andamento prima pianeggiante e poi di durissima salita (i due buchetti), la più dura di tutta la corsa, tanto da essere considerato l'appendice cittadina del monte. Quanti i centrali sui buchetti.
I ceraioli coinvolti sono in numero ancora maggiore. Quante mute, quanti interni.
LE BIRATE (quote 526 - 527, m 300 ca.)
[piazza Grande o della Signoria]
Sono i tre giri antiorari in piazza Grande intorno al pennone del gonfalone. Fascino della piazza, molto tecniche. Oggi la traiettoria è guidata dallo steccato che ha una circonferenza di 42 m che chiude il cerchio interno.
Importante la partenza (per creare o evitare i distacchi). L'ordine di sollevamento fisso a partire da S.Antonio per evitare le partenze anticipate. Il caricamento sulle spalle dovrebbe essere perfettamente verticale, senza piegamenti, per una migliore presentazione nei confronti della folla in piazza (anche a scopo scaramantico). La partenza per S.Giorgio e soprattutto per S.Antonio è in salita. Le false punte ed altri trucchi. Per S.Giorgio è importante guadagnare subito l'interno entrando con la stanga esterna tra le stanghe di S.Ubaldo: disturbo per i ceraioli interni di S.Ubaldo.
Le mute delle birate sono disposte diversamente ed i Ceri fanno l'elastico: S.Ubaldo al palazzo Ranghiasci (prima birata lunga), S.Giorgio e S.Antonio al parapetto.
I giri sono tre e mezzo se contati davanti alla scalea, sono tre se contanti al parapetto (4 passaggi). All'esterno i carichi sono i maggiori, i ceraioli "in mezzo" proteggono soprattutto gli esterni. Il capodieci corregge con il braccio attaccato al corpo e non si deve angolare con busto e gambe troppo per evitare di urtare il puntarolo esterno.
Tecnica importanza del capocinque.
Capodieci e bareloni non cambiano.
All'ultima birata S.Giorgio cambia davanti a Ranghiasci (ultima birata lunga). S.Ubaldo davanti al parapetto in salita. Per l'uscita della piazza è critica la sterzata del capodieci che deve conservare l'energia per uscire con il barelone avanti.
L'uscita delle Birate è un altro punto di frequente rilievo dei distacchi. I bracceri interni si tengono per l'entrata e per l'uscita.
VENTI SETTEMBRE (quote 527 - 534, m 360)
[via XX settembre fino a via Colomboni]
Lanificio, Bosone, Cornazzani, Bacelone, orfanelle, pretura, inizio I buchetto. Capodieci uscita birate, Bosone, Cornazzani, pretura, curva meta' primo buchetto.
Barelone uscita girate orfanelle, barelone primo buchetto.
Punto veloce anche se in leggera salita, la seconda parte è più veloce. Strada asfaltata, ma sinuosa e piena di gobbe. Punto difficile sono quelli larghi perché il Cero può cadervi (largo M.Giorgio, mureletto). Punto difficile per via della sezione stradale pendente a livello dell'arco dei Cordari, buca dell'archetto pericolo di incriccate. Alla curva del primo buchetto il capocinque deve scodare mentre il capodieci che è quasi fermo e fa da perno. Persone che alzano il Cero per i puntaroli.
PRIMO BUCHETTO (quote 534 - 559, m 90)
[via Colomboni]
Strada tipo cordonata a 18 gradoni, ultimo pezzo rimasto sterrato entro le mura. È il pezzo di salita più duro della corsa dei Ceri: la pendenza media è pari al 27,8% (25/90) che si impenna ancora di più nel finale. Uno dei più solitari, non premiato da fotografie, in cui il ceraiolo è solo con la fatica. Coperto da tre mute più o meno disposte in contiguità.
I ceraioli devono guardare per terra per superare i gradoni. E molto importante che i ceraioli prendano lo stesso passo per diminuire il già notevole beccheggio del Cero. Non esiste spazio per i bracceri, i puntaroli, spazio permettendo, possono essere presi per mano e trainati da altre persone che le tirano in avanti (le cosidette "catene"). S.Antonio puo' contare sulla folla che dietro spinge.
Il Cero non puo' cadere per la ristrettezza del luogo, ma può spesso "strusciare" provocando la caduta di calcinacci e "coppi" costituendo un pericolo per i ceraioli.
La fine del buchetto è particolarmente difficile per via di una secca curva ad angolo retto, presa a bassa velocità, ma molto rischiosa per i ceraioli della stanga interna perché possono rimanere schiacciati contro lo spigolo del muro e la stanga può pulirsi.
La curva della ficara è un assaggio dei tornanti del monte: tornante classico a sinistra con forte pendenza all'uscita e stretta imboccatura del successivo rettilineo (secondo buchetto).
SECONDO BUCHETTO (quote 559 - 591, m 220)
[via Appennino]
Il Secondo buchetto costeggia le mura della città scandite da quattro bastioni.
Tra i pezzi di fine tratto è quello meno importante per i distacchi. La pendenza media è 14,5%, con punte massime tra il primo e secondo bastione (16,2% = 13/80).
Classica la schiena d'asino. Tratto di recente asfaltato. Mute di improvvisazione. Alla fine di appoggia il Cero.
III SOSTA (IL PASSAGGIO DELLA PORTA) (quote 591-595)
Di solito è riservato alle persone anziane che devono far rispettare una onesta partenza.
Il Cero viene messo giù si aspetta che la gente si sfollata, è uno dei punti di maggiore ingorgo e di maggior pericolo per spettatori e turisti. Le mute si spera che si siano piazzate. Si alzano le punte dietro il Cero si abbassa, giro di 180 gradi e passa, uno alla volta. Il passaggio è fatto a misura di barella: anche minimi spostamenti inclinazioni delle stanghe possono fare incagliare le stanghe del Cero nella struttura muraria. Poi viene rialzato alla rovescia favoriti dalla pendenza della strada e dovrebbe essere messo giù. La manovra viene ripetuta per gli altri due Ceri. Il Cero gia' a posto non dovrebbe essere tenuto sulle spalle. Il rito avviene in piena fiducia anche se non manca il controllo.
Una volta per motivi di scarsa fiducia si usava appoggiare il Cero al barelone di quello che precedeva e con questa formazione di attraversava la porta. Quindi S.Antonio si alzava e liberava S.Giorgio che a sua volta poteva liberare S.Ubaldo il quale poteva partire solo quando gli altri due erano gia in spalla.
Oggi si procede con la tecnica del sollevamento inverso: prima di alza S.Antonio poi S.Giorgio e poi S.Ubaldo, che evita contestazioni, o meglio le sposta all'arrivo.
IL MONTE (quote 595 - 824, m 1550 ca.)
È il momento di maggior partecipazione diretta. Per la scalata sono coinvolti almeno 1000 ceraioli. Spesso le mute sono improvvisate ancora oggi a dispetto della organizzazione: è giusto che sia così, questa è la vera corsa dei Ceri. I tempi di percorrenza hanno un certo rilevo, ma ovviamente solo statistico.
La strada in forte salita, sterrata è divisa da otto tornanti in nove stradoni (pendenza media 14,8%).
Primo stradone
O stradone della porta (595 - 614, m 100) dal computo abbiamo escluso i primi 10 metri che servono per sistemare i tre Ceri fermi. È quello più duro di tutti (pendenza 19%).
Secondo stradone
(614 - 620, m 40) , il più corto compreso tra i primi due tornanti (pendenza 15%) molto pendenza; primo tornante a destra e secondo a sinistra. È il primo assaggio con i tornanti del monte che devono essere presi dal Cero nella maniera corretta, vale a dire allargando e mai stringendo. Il miraggio di avere il Cero davanti così vicino specie in questo pezzo può indurre il puntarolo avanti e del capodieci a tagliare la curva: una manovra pericolosissima che fa sbilanciare il Cero all'esterno con il rischio di ribaltamento.
Terzo stradone
O della prima capeluccia, (620 - 637, m 110) quasi sulla fine a destra la stele che ricorda il punto del ferimento a morte di Umberto Parruccini, durante la seconda guerra mondiale. (pendenza 15,4%), termina con il tornante a sinistra della prima capeluccia, chiesetta costruita nel 16.. dedicata all'Assunzione.
Quarto stradone
O stradone della croce, (637 - 666, m 220) (pendenza 13,2%); leggermente sinuoso. Appena all'inizio sulla destra incastonata nella roccia la lapide che ricorda i versi di Dante nel Paradiso che parlano del monte di S.Ubaldo : "Colle eletto dal Beato Ubaldo". Lo stradone termina con una croce di ferro, che da' il nome allo stradone, segue un tornante a destra detto della "leccia", perché è chiuso all'esterno da un secolare leccio, uno dei pochi alberi originari della montagna che fino all'inizio di questo secolo appariva ancora quasi completamente brulla e l'ascesa del monte si poteva seguire agevolmente dal Mercato.
Quinto stradone
O del muraglione, (666 - 675, m 60) (pendenza 15%), termina con la curva del muraglione, tornante a sinistra, uno delle più difficili.
Sesto stradone
O della seconda capeluccia (675 - 703, m 160) (pendenza 17,5%); uno dei più ripidi, termina con la curva della seconda capeluccia, un tornante a destra. La seconda cappelluccia è dedicata alla Madonna delle Grazie ed ora a S.Giorgio. In prossimità di questa cappella si trovava l'antica fonte dell'avello o fonte miracolosa di S.Ubaldo, oggetto oggi di febbrili ricerche.
Settimo stradone
O della terza capeluccia (703 - 740, m 260) (pendenza 14,2%). Un lungo stradone sinuoso tagliato nella foresta di pini e cipressi piantati a partire dall'inizio di questo secolo. Lo stradone termina con il durissima curva della terza capeluccia, tornante a sinistra, il cui nome deriva dalla prospiciente chiesetta dedicata a S.Michele Arcangelo distrutta durante la seconda guerra mondiale e ricostruita nell'immediato dopoguerra.
Ottavo stradone
Detto dei pinolio della roscia (740 - 793, m 370); è lo stradone più lungo e sinuoso (pendenza 14,3%) così chiamato perché accompagnato sul lato sinistro che guarda la città da un filare continuo di cipressi (in eug. pinoli) sempre più rado. Quasi sul finire i cipressi si interrompono lasciando scoperta la ripida scarpata di pietra rossa che limita lo stradone sul lato destro detta appunto "la roscia". Lo stradone termina con la curva del gonfalone, ultimo tornante del percorso, non difficile sulla destra.
Nono stradone
O ultimo stradone (793 - 824, m 230) (pendenza 13,5% che si impenna proprio nel finale) dopo un breve tratto rettilineo esegue un'ampia curva per sfociare nella larga rampa antistante la basilica. Proprio all'inizio dello slargo sulla sinistra la famosa edicola dell'angioletto dello scultore Giuseppe Calzuola. Lo stradone si restringe di nuovo proprio all'inizio della scalinata della basilica luogo in cui avviene l'abbassata finale del Cero.
L'ARRIVO
Si divide in tre momenti fondamentali: l'abbassata dei Ceri, la salita lungo la scalinata, la chiusura della porta (che riguarda esclusivamente S.Ubaldo e S.Giorgio).
A corsa finita seguono poi i rituali dentro il Chiostro della Basilica, la deposizione dei ceri e delle barelle, la discesa dei Santi e dei ceri Mezzani. L'arrivo un tempo avveniva con la luce del crepuscolo, oggi con l'ora legale l'arrivo avviene in pieno giorno.
L'abbassata del Cero
Con questo termine o con l'espressione "buttare giù", viene indicato il passaggio del Cero dalla posizione verticale a quella orizzontale, per consentirgli di superare ostacoli troppo bassi come le porte della citt durante la mostra o quella della Porta S. Ubaldo e della Basilica, durante la corsa.
L'abbassata del Cero non un movimento opposto a quello dell'alzata, il Cero infatti abbassato alla "bocca a l'avanti", vale a dire con i Santi che guardano a terra. L'abbassata avviene facendo perno sulle punte anteriori delle stanghe che vengono appoggiate in terra. Una volta abbassato, la direzione di marcia quella indicata dal Santo.
Rispetto alle abbassate che avvengono durante la mostra e quella che viene fatta alla porta delle mura, l'abbassata finale effettuata davanti alle scale della Basilica per poter permettere l'ingresso nel chiostro, è molto più spettacolare perché effettuata dai Ceri in piena corsa e perché è molto sentita per S.Ubaldo e S.Giorgio che competono per la Porta. Una buona abbassata, infatti, puç essere fondamentale per la chiusura o meno della porta della Basilica. Per questo motivo è sempre eseguita dal Capodieci e dalla sua muta.
Alla Basilica, il Cero di S. Ubaldo si abbassa quando la punta anteriore della stanga è arrivata all'altezza del primo scalino in modo da trovare un perno di rotazione fisso. Per S.Giorgio il riferimento alla abbassata è dato da S.Ubaldo.
Al grido "giù" del Capodieci, che scappa in avanti, i puntaroli avanti si fanno scivolare la stanga dalle spalle sulle braccia, poi nell'incavo del gomito, ed infine sulla mano, seguendo la manovra con l'altra mano. Accompagnano così inginocchiandosi la punta della stanga fino a terra bloccandola in avanti con lo scalino (S.Ubaldo) o con un piede (S.Giorgio). Il Capodieci ed il barelone avanti seguono la discesa simultanea delle stanghe fino a terra evitando i dannosi intraversamenti del Cero. I cepparoli avanti si fanno scivolare la stanga dalla spalla ed iniziano a spingerla in avanti, mentre quelli di dietro fanno da perno alla discesa iniziale del Cero.
I puntaroli dietro ed il capocinque, quasi simultaneamente, al grido del Capodieci, alzano le punte posteriori delle stanghe.
Non appena il baricentro del Cero avrà superato la linea ideale rappresentata dalle due punte in terra la discesa diventerà automatica. Il capocinque ed il barelone dietro controlleranno la salita armonica delle stanghe posteriori.
Il Cero è raccolto da un gruppo di ceraioli di "esperienza" che non hanno partecipato alla Corsa sul Monte e da una parte dei ceraioli dell'ultima muta che, lasciate le stanghe, è sfilata in avanti.
La abbassata è ben riuscita quando il Cero scende velocemente senza coricarsi di lato, pronto in questo modo ad affrontare subito la scalinata. Per S.Giorgio serebbe importante riuscire ad mettere il cero tra le stanghe della barella di S.Ubaldo, rimanendo così incagliato per salire la scalinata "a straginone".
La salita della scalinata
La salita dei 28 gradini della scalinata e del gradino della soglia è di solito effettuata in modo estemporaneo senza una disposizione ben precisa, a causa della confusione e della fretta che regnano sovrane in questo momento della Corsa.
Di solito un gruppo di ceraioli "fidati" reggono i buzzi del Cero. Le stange sono impugnate dai puntaroli e cepparoli avanti che hanno abbassato il Cero coadiuvati da altri: le punte anteriori delle stanghe devono essere sollevate e controllate visivamente per evitare di intoppare sull'alzo dello scalino.
I ceraioli che erano "in mezzo" finiscono di solito per controllare il barelone che è il punto più ingombrante, più pesante e che deve essere sollevato quasi a due metri da terra per essere sicuri di procedere spediti.
La porta della Basilica
È il momento terminale della Corsa, di sicuro uno dei più emozionanti, motivo di furibonde discussioni e di accanite contese, per cui da qualche parte se ne è proposta addirittura l'abolizione.
La porta della Basilica, racchiusa da un elegante portale rinascimentale in bugnato a diamante di pietra serena, è posta in cima alla scalinata e divide questa dal chiostro; i Ceri già abbassati vi passano in posizione orizzontale.
La tradizione vuole che il Cero di S.Ubaldo una volta entrato chiuda il portone dietro di sè, impedendo a S.Giorgio di entrare. Il portone viene riaperto solo dopo che i santubaldari, effettuati i festeggiamenti d'occasione, hanno scaviato ed "arposto" il proprio cero.
Al contrario S.Giorgio cerca di fare di tutto per fare entrare almeno con la parte davanti, quella del Santo e del buzzo superiore, all'interno del chiostro: "Je l'emo messo dentro". La manovra è solo di disturbo: il Cero resta sempre incastrato tra le ante che si stanno chiudendo,e deve comunque attendere, ma in questo modo i santubaldari sono costretti a sveltire i festeggiamenti.
La chiusura riesce quando S.Ubaldo è arrivato alla Basilica con un certo distacco, quando l'abbassata del Cero e la salita della scalinata sono eseguite senza ritardi, quando il Cero attraversa senza incagliarsi negli stipiti del Portale (è necessario che le stanghe della barella siano perfettamente verticali), ed, ultima condizione, che una volta passato il Cero il flusso di persone venga bruscamente interrotto dalle ante del portone che si chiudono senza pietà per nessuno.
A controllare la chiusura della porta sono deputati dei ceraioli di S.Ubaldo che si schierano contemporaneamente alle mute dell'ultimo tratto.
I battenti del portone sono due ed in questi sono ricavate altre due ante più piccole. Una volta entrato il Cero, i battenti si chiudono quasi simultaneamente, con un leggero anticipo per quello di destra (guardando il portone dall'interno) a causa del verso della battuta. Anta e battente di destra fanno corpo unico, a sinistra la chiusura dell'anta è ritardata di qualche attimo rispetto al battente. I battenti chiusi vengono in alto a contatto tra loro e si bloccano con un saliscendi comandato dal basso.
Una volta accostata anche l'anta di sinistra, manovra che suscita sempre qualche problema perchè i ritardatari sono violentemente respinti "Chi è dentro è dentro, chi è fori è fori", viene spinto da destra il "catorcio" ed il paletto inferiore. Si provvede a bloccare il portone con le due spranghe inferiori, sulle quali due ceraioli si arrampicano per bloccare anche le spranghe superiori ed il gancio per il ganghero che pende dalla volta. A questo punto si alza l'alto l'urlo della folla santubaldara che si trova in maggioranza nel chiostro e possono iniziare i festeggiamenti.
Nel caso che S.Giorgio sia riuscito ad infilare parte del Cero nelle ante il portone non si può chiudere completamente e le ante devono essere rette dai santubaldari con la forza: la contesa può assumere con il contatto diretto dei toni particolamente aspri.
IL CHIOSTRO
Quello che avviene dentro il chiostro della Basilica è forse il momento più "caldo" di tutta la giornata: il controllo e la preoccupazione per la Corsa finiscono ed i ceraioli, specialmente quelli il cui Cero è "gito (andato) bene", si abbandonano ad ogni tipo di manifestazione di gioia e di entusiasmo e nello stesso tempo accentuano e prolungano il rituale di smontaggio (scaviamento) del Cero.
Il cerimoniale all'interno del chiostro si ripete più o meno nello stesso modo per ogni Cero, anche se in tempi differenti, perché S.Ubaldo lo esegue da solo, mentre gli altri due aspettano sulle scale.
Dopo l'ingresso del Cero o dei Ceri il rituale comprende: la grande bussata del Cero steso, l'alzata rovescia del Cero, effettuata da un ceraiolo che sale tra le stanghe, di solito il Capodieci.
Il Cero o i Ceri insieme effettuano le giratelle (antiorarie) intorno al pozzo, di solito sono tre, ma possono aumentare quando sale l'entusiasmo per una buona corsa. Le mute delle giratelle sono molto estemporanee, soli pochi ceraioli riescono a raggiungere in tempo utile la cima del monte dopo aver contribuito all'ascesa, solo quelli degli ultimi stradoni.
Finite le giratelle il Cero viene abbassato ed inizia lo "scaviamento" vero e proprio.
Lo scaviamento
Corrisponde allo smontaggio del Cero un ceraiolo, di solito il Capodieci, risale tra le stanghe e con un mazzuolo fa uscire la cavia (il senso dell'abbassata alla bocca all'avanti è proprio questo: far uscire la cavia nel senso opposto da dove era entrata colpendola peroò sempre dall'alto in basso). Il ceraiolo scaviatore comincia poi a "sdringolare" mentre i restanti ceraioli "sdringolano" il cero. Uscito il timicchione dalla cava la barella si trova sospesa verticale e può cadere rapidamente a terra con un certo pericolo per lo scaviatore. Nello stesso tempo viene staccato il Santo che entra direttamente nella Basilica dove l'attende l'apposita barella. Le cavie vengono riprese in consegna dai soliti "ignoti" o dai Capodieci.Il cero e la barella ormai separati eseguono ulteriori giratelle di corsa intorno al pozzo al termine delle quali seguono diversi destini: il cero viene "arposto" all'interno della Basilica sui basamenti di pietra, mentre la barella è provvisoriamente appoggiata alla parete meridionale del chiostro da dove vengono "arposte" nella sala dei Ceri Mezzani.
Il cero che sta a pancia sotto è automaticamente pronto per essere arposto nel modo corretto, vale a dire con la faccia che guarda in avanti. La manovra si attua abbassando il timicchione inferiore nel foro del basamento e verticalizzando il cero con spinte sul buzzo inferiore.
LA DISCESA DEI SANTI
All'interno della Basilica si completa la cerimonia religiosa ed al canto dell'inno a S.Ubaldo ha inizio la discesa dei Santi a passo dal monte, l'atto finale della Festa dei Ceri.
La barella dei Santi portata a passo indistintamente dai ceraioli di tutti i Ceri esegue tre giri all'interno della basilica lungo il suo perimetro e prende poi la via della discesa in città. Quando la barella dei Santi è lungo la scalinata si uniscono alla discesa i ceri mezzani e relative barelle che correranno la domenica successiva la fiera di S.Ubaldo.
I ceraioli e la folla convenuta sul monte scendono al seguito dei Santi cantando le canzoni più o meno tradizionali, molti recano delle torce.
La discesa dei Santi segue quella che i ceri hanno effettuato la prima domenica di maggio. Reso omaggio alla Statua discendono per tutto il Corso e con una inversione ritornano alla Piazza di S.Antonio da dove risalgono le scalette degli Zoppi (via Cavallotti) per giungere alla chiesetta dei Muratori le cui campanelle suonano a distesa.
Tra gli applausi i Santi vengono tolti dalla barella all'esterno della chiesetta ed alzati verso la folla convenuta, un saluto particolarmente caloroso viene rivolto a quei Santi il cui Cero è "gito bene". I Santi entrano poi nella chiesetta e vengono "arposti" anch'essi nell'apposita nicchia.
Segue la benedizione con la esposizione della reliquia di S.Ubaldo.
La festa continua nelle taverne e dai Capodieci e dai Capitani.
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