LA CORSA

 

La  Festa dei Ceri  di per  s un'azione drammatica  corale,  di cui   la  "festa",  secondo  il  valore  semantico  del   termine ("pubblica dimostrazione di gioia"),  una parte.

La  corsa è la componente principale della Festa ed  insieme  il momento  più  avvincente  di  cui  ceraioli  e  popolo  sono   i protagonisti.

Capitani,  Alfiere e Trombettiere precedono di qualche minuto  il passaggio dei Ceri. Il Trombettiere suona la carica. Gli animi si scaldano, la gente comincia a gridare "Via ch'eccoli!". Poco dopo i  Ceri  partono ed in un attimo la notizia  si  propaga.  Alcuni cominciano  a saltare freneticamente con la speranza di  scorgere per primi le sagome dei Ceri.

È il momento più difficile per i ceraioli, che ricevono da ogni parte  messaggi  e  gesti di incoraggiamento.  Ogni  ceraiolo  si gioca,  sotto  la stanga, la sua reputazione e ciò  si  riflette sulla vita privata e sul lavoro.

Il  rapido apparire dei Ceri spezza la forte tensione  accumulata nell'attesa:  quasi la fine di un incubo.

I Ceri corrono sempre alla massima velocità possibile seguiti  e preceduti  da  una moltitudine entusiasta che  rende  molto  più complicato  il  compito dei ceraioli. Alcuni pezzi  della   corsa sono  molto  rischiosi, e non mancano mai contusi  o  feriti,  ma niente di più.

"'L Cero 'n se ferma". Questa è la parola d'ordine, e guai a chi ne  intralcia in qualche modo la corsa:  viene  irrimediabilmente travolto,  destino  in cui incorre  annualmente  qualche  incauto turista. 

Il  Comune provvede alla rimozione di tutti gli  ostacoli  aerei, come cavi elettrici e lampioni. Allo stesso tempo, sul  percorso, vengono sgomberate e aggiustate strade, chiusi cantieri, smontate impalcature: i lavori vengono ultimati con ritmo febbrile.

 

La  corsa dei Ceri ha luogo il pomeriggio del 15 Maggio alle  ore 18.00.  È preceduta dall'Alzatella, breve assaggio della  corsa. È divisa in quattro tratti scanditi da tre soste che  permettono lo scorrimento ed il piazzamento su altri punti del percorso  dei ceraioli,  il  cui numero non sarebbe sufficiente per  una  corsa senza  interruzioni. Le soste servono anche per  consentire  alla popolazione di seguire la corsa in maniera pi completa.

 

 

Lunghezza percorso

Alzatella  135 

I tratto   665 

II tratto  965

III tratto 970

Monte     1550

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totale    4275 ca.

 

LA PROCESSIONE

È doveroso trattarla a questo punto anche se fa più parte della festa  che della corsa. La Processione benedice il percorso ed  i ceraioli.  Il suo arrivo segna indirettamente la  partenza  della Corsa.

La  grande  statua lignea di S.Ubaldo sistemata  su  un  tronetto ligneo dorato, conservata in cattedrale, ha sostituito il  quadro di Sinibaldo Ibi.

La  processione muove dalla Cattedrale scende in  Piazza  Grande, dove  è  accolta dal suono del Campanone alzato  direttamente  a distesa.  Il  suo  percorso è l'inverso  a  quella  della  Corsa perché deve benedire.

Arrivata  sul Corso inizia a benedire anche le mute  direttamente coinvolte nel tratto. Tutti vogliono toccare il manto del  Santo. Preceduta  dalla banda che suona ad libitum "O lume della  fede", la  statua  portata a spalla da ceraioli anziani e  preceduta  da tutto  il Clero eugubino con il Vescovo con la reliquia.

All'imbocco con via Barbi dà inizio all'alzatella. Prosegue  poi fino  ai  Neri  dove  avviene l'incontro con i  Ceri  e  dopo  la benedizione in articulo mortis inizia la Corsa.

La  statua  viene allora appoggiata nella chiesetta dei  Neri  da dove  viene  riportata  in  cattedrale  all'indomani  prima   del pontificale in Cattedrale.

 

L'ALZATELLA (quote 523 - 529, m 135)

Ultimo tratto di via Savelli fino a via Dante.

L'Alzatella    il  prologo della Corsa  che,  per  consuetudine, comincia, subito dopo la Benedizione, con la Calata dei Neri.  Si svolge lungo il tratto terminale di Via Savelli Della Porta. Dopo lo stazionamento che segue alla Mostra, i Ceri vengono  sollevati dai Ceppi, caricati in spalla e portati di corsa da Palazzo Fonti alla  Chiesa dei Neri. Il segnale per l'Alzatella viene dato  dal Cero  di S. Ubaldo che staziona all'incrocio con  Via Barbi,  una strada rettilinea che congiunge il Corso con Via Savelli.

Quando  la  Statua di S.Ubaldo, portata in Processione  lungo  il Corso,  si  affaccia in via Barbi, si volge verso il Cero  di  S. Ubaldo  e  fa  i  tre inchini. Il  Cero,  gi  sulle  spalle  dei ceraioli,   scatta  in  avanti  verso  la  curva  dei   Neri.   I piedistalli,  che  sono  collegati tra loro da  un  telaio  molto ingombrante,  non possono essere spostati. I Ceri di S.Giorgio  e S.Antonio sono costretti perciò a passare ai lati di questi.

Le  mute dell'Alzatella sono due (al massimo tre). Il  tratto  è leggermente  in  salita.  Le  strade sono  a  schiena  d'asino  e l'asfalto  ricopre il vecchio imbrecciato. I ceraioli non  devono uscire  dall'asfalto per non correre nel fossato di  scolo  delle acque piovane. I distacchi dell'Alzatella sono maggiori di quelli in Corsa per via dei piedistalli di partenza.

Davanti alla chiesa dei Neri i Ceri si fermano e rimangono  sulle spalle dei ceraioli. In questa occasione sono i vecchi ceraioli o i  bracceri della Calata che si offrono di sostenere il  tremendo peso  del Cero fermo prima dell'arrivo della Processione.

 

PRIMO TRATTO

 

È un percorso molto veloce, in discesa, con due curve ad  angolo retto congiunte da un lungo rettilineo (il Corso). È considerato il  tratto pi pericoloso e quindi riservato ai  "professionisti" puri del Cero. È coperto da sei sole mute. Questo per consentire ai  Ceri la massima velocità e diminuire il rischio di caduta  in seguito ai cambi. 

In  maniera  analoga si riducono a due i cambi  dei  capodieci  e dei capocinque, mentre i bareloni addirittura non cambiano mai.

 

LA CALATA DEI NERI (quote 529 - 520, m 115)

[via Dante]

È la "mossa", il vero inizio della Corsa. Tratto difficilissimo, molto pericoloso in discesa con pendenza media dell'8,2%  (9/110) ed un tratto iniziale del 15% (6/40). È asfaltata.

Il  posizionamento  dei Ceri è importante per la buona  riuscita della  Calata. Seguendo criteri di giustizia il Cero di  S.Ubaldo si dovrebbe mettere davanti alla porta della chiesa dei Neri,  in modo  che non sia visibile dalla Calata, questo perché  il  Cero sia  costretto  a fare la curva dei Neri. Gli  altri  due  stanno direttamente  a  ridosso, per evitare il  caricamento  posteriore (rinculo), che potrebbe danneggiare la loro partenza.

L'arrivo della Statua segna il tempo per i ceraioli effettivi  di entrare  sotto al Cero, quelli che lo hanno sostenuto  finora  si fanno da parte o entrano da bracceri.

Arriva  la  Statua  e  fa tre inchini al  Cero  di  S.Ubaldo  che risponde.  Il  Vescovo  prende   posizione  davanti  al  Cero  di S.Ubaldo e benedice con la sacra reliquia i ceraioli "in articulo mortis", quindi si fa da parte. È il via alla Corsa.

Per S.Antonio il momento di muoversi è quello  dell'oscillazione del  piviale  di S.Ubaldo. I puntaroli di S.Giorgio  si  regolano invece direttamente con i puntaroli avanti di S.Ubaldo. In questo frangente  può essere usato lo stratagemma dei  falsi  puntaroli dietro:  alcuni  ceraioli fingono di reggere il Cero a  punta  di dietro,  ma quando parte il Cero questi restano  fermi  togliendo riferimento visivo al Cero che segue.

Il  passo  è  fondamentale per una buona Calata,  in  quanto  si evitano il menare della stanga, per  questo si comincia tutti con lo stesso piede, di solito il sinistro avanti (spinta di destro).

Dopo  la curva dei Neri comincia la Calata vera e propria che  ha una  di  traiettoria semicircolare: è opportuno che  i  ceraioli della  stanga esterna siano leggermente più alti, inoltre  nella scelta  della  traiettoria il capodieci ed i  puntaroli  dovranno considerare  solo la parte interna della strada che è a  schiena d'asino.  Il  Cero  deve rimanere nella metà  interna  così  la schiena  d'asino costituirà un aiuto alla stabilità  del  Cero, che  invece  tende  a portarsi verso l'esterno.  I  passi  devono essere piccoli per controllare la velocità.

A  livello  della  fonte la Calata  cambia  bruscamente  pendenza diventando più dolce. C'è una specie di conca, più  accentuata all'interno.  In  sequenza  non  "ci  fanno"  puntarolo   avanti, cepparolo  avanti, etc.: per un istante sono sei i  ceraioli  che reggono  il  Cero.  Il  peso poi  ritorna  sul  puntarolo  avanti (incriccata)  che per dimuirne l'effetto non dovrebbe perdere  il contatto con la stanga.

Superata  la conca   il  capocinque dovrebbe dare  il  via  ed  i ceraioli  devono aumentare sempre di più il passo cosa che  deve valutata  nell'amministrazione delle forze. Il  puntarolo  avanti segna la nuova cadenza.

Il  cambio  avviene  poco  prima della  curva  della  statua.  È fondamentale  entrare in curva con moderata velocità perché  in questo  modo  si  evita  il  travento  del  Cero  particolarmente accentuato  in questa curva molto secca. Una curva  sbagliata  si paga con un tragitto di maggiore lunghezza, la perdita di terreno ed il rischio di finire con i bracceri sul marciapiede esterno  e di infrangersi sulla folla con grave danno per Cero e persone.

S.Ubaldo  apre  il varco, qualsiasi distacco che  si  crea  sarà difficilmente recuperabile.

 

IL CORSO (quote 520 - 507, m 385, 400 per S.Antonio)

[Corso Garibaldi dalla Statua fino a Piazza Oderisi]

È  il largo rettifilo cittadino, in leggera discesa  (3,4%),  in cui  i Ceri toccano la massima velocita' di crocera. È un  punto che  di  solito  è  molto considerato  per  la  valutazione  dei distacchi.

In particolare vengono considerati i distacchi per S.Antonio  nel tratto  Barbi  - S.Maria e per S. Giorgio nel  tratto  S.Maria  - Meli,   questo  perché  S.Antonio  rallenta  dopo  S.Maria   per effettuare una girata in piazza S.Antonio.

Ovviamente  il  distacco dipende molto dai distacchi  dei  tratti precedenti.  È molto difficile recuperare in condizioni  normali (senza  pendute o cadute, o intralci) il distacco accumulato.

Il  capodieci cambiano sul Corso con una frequenza  decisa  nelle riunioni.

Le  mute  del  Corso sono quattro: muta  della  Statua,  muta  di Migliarini, muta di Barbi, muta di S.Maria. La muta della  Statua è  quella  che  fa più sforzo perché riparte  quasi  da  zero.  Il Corso ha una leggera schiena d'asino, è importante seguire la linea  mediana.  non ha dossi o cunette. La  pavimentazione  puo' presentare delle sconnessioni.

S.Ubaldo  e  S.Giorgio curvano con la muta di  S.Maria  sfiatata, all'esterno deve essere più alta.

La  curva di Meli è fatta dalle mute di S.Maria per  S.Ubaldo  e Giorgio,  e da una nuova muta per S.Antonio. La  velocità  della curva di Meli è più alta di quella della Statua.

S.Antonio  frena  a  livello  del  bar  de  la  Caterina,  cambia traiettoria  la  muta  è  preparata  per  la  girata  più  alta all'esterno, la girata è abbastanza veloce perché deve  perdere meno  terreno possibile nei confronti degli altri.  S.Antonio  ha fatto un bel Corso quando S.Giorgio è da Belancino.

 

LA CALATELLA DI MELI (quote 507 - 495, m 160)

[via Cairoli]

Pezzo  chiamato  semplicemente  "Meli"  dal  nome  della   antica pasticceria, ora chiusa, davanti alla quale avviene il cambio. È il  pezzo  più lungo  coperto da un'unica muta (150 m  ca.).  La forte discesa (pendenza media del 7,5% = 12/160)  paragonabile  a quella della Calata dei Neri, e la pavimentazione particolarmente dissestata lo rendono un pezzo molto duro.

Per  S.Ubaldo e S.Giorgio l'interesse della discesa  dipende  dai distacchi accumulati. Per S.Antonio che ha perso oramai  contatto c'è il buon senso di non cadere.

La  frenata  è  lunga ed i Ceri vengono messi  giù  davanti  al loggiato di palazzo Antonioli, sempre  nascosti alla vista di chi guarda  in  fondo ai Ferranti. I Ceri effettuano  la  prima  vera sosta ed il Cero viene scaricato dalle spalle e poggiato a  terra con l'aiuto dei bracceri. I ceraioli centrali controllano che  le due stanghe scendano insieme. Appena il Cero è poggiato in terra segue  la bussata con le mani aperte del buzzo inferiore:  è  un modo per manifestare apertamente la propria soddisfazione per  la corsa.

Il  Cero poggiato in terra non può stare verticale a  causa  del timicchione  inferiore che sporge al di sotto del  barelone.  Per questo  motivo i Ceri stanno sempre inclinati appoggiati  con  il timicchione e con il ceppo di un lato, la stanga dell'altro  lato è sempre sollevata.

 

SECONDO TRATTO

 

Tratto   misto   di  discesa,  pianura,   salita,   che   prevede all'inizio l'attraversamento di una vasta area non ben delimitata da  abitazioni (giardino e mercato) in cui bisogna  disegnare  la giusta  traiettoria  e successivamente gli storici  quartieri  di S.Martino e S.Giuliano (strade più strette). Comporta l'utilizzo di un maggior numero di ceraioli sia di spalla che interni: sette capodieci,  sette  capocinque  (ferranti-salara,  porta   gemina, mutua,  pisciatoro, felicchi, scatizza) quattro  bareloni  (porta gemina, mutua, senza fino pisciatoro, bargello, consoli).

Diciassette  le  mute:  Ferranti,  distributore,  Salara,   curva S.Francesco,  porta  Gemina, portone ospedale,  farmacia,  mutua, curva  S.Lorenzo, pisciatoro, piazza S.Martino, Ponte,  Bargello, Scatizza, altre tre mute (S.Giorgio).

 

LA CALATA DEI FERRANTI (quote 495 - 488, m 120)

[via Mazzatinti]

Viene  ricaricato in spalla prima S.Antonio, poi S.Giorgio e  poi S.Ubaldo. Per effettuare questa manovra tutta la muta si  schiera lungo le stanghe del Cero a terra, i puntaroli avanti voltano  la schiena al percorso, mentre tutti gli altri guardano in avanti; i ceraioli  centrali  controllano  che  le  stanghe  della  barella vengano alzate simultaneamente e si eviti  il ribaltamento.

I  Ferranti  calata  diritta, più lunga  dei  Neri,  con  strada asfaltata, cunetta pesante sul finale. Pendenza del 6,4% (7/110), decisamente meno ripida della calata dei Neri e di Meli.

Muta  predisposta come quella dei Neri. Partenza  con  semicurva. Insaccata alla fine e dunque rallentata.  

 

IL MERCATO (quote 488 - 495, m 300)

[piazza 40 Martiri]

Dopo  la  curva del distributore si procede lungo il  fianco  del convento  di S.Francesco: è la cosiddetta "salara", un tratto  di falso  piano (5 m di dislivello in 120m). Il percorso  è  ampio, una  volta  era libero, oggi delimitato dai pini. . La  curva  di S.Francesco  non finisce mai un grosso raggio di curvatura  tende ad  uscire,  non si può stringere per via del  marciapiede.  Gli esterni  più  alti.  Subito  si  costeggia  il  marciapiede  del giardino.    Segue  un  tratto  semicurvo  lungo  il  giardino  e limitato all'esterno da S.Francesco e dall'ospedale. Leggerissima salita. Pendenza della strada che facilità la corsa se si rimane all'interno.

Curva  della farmacia impostata con una traiettoria  obliqua  dal bordo del giardino. Curva presa "a randello" gira con un "brillo" improvvisamente capodieci e puntaroli. Il Cero dovrebbe  sfiorare il  lampione.  

 

S.MARTINO (quote 495 - 501, m 260) (+35 per il ponte)

[via Cavour, piazza Giordano Bruno]

Il primo tratto è la mutua (50m per un metro in salita). Il Cero viene in velocità dalla curva della farmacia piega all'esterno e rimbalza  all'esterno  e poi ritorna all'interno. È  in  leggera salita.  La strada è senza gobba, al contrario ha un  canale  di scolo  al centro che costituisce una seria insidia:  il Cero  per imbucare  il  Vicolo di Didà deve correre nel punto  in  cui  la strada  fa pendere il Cero sul fianco sinistro con squilibri  che possono  rivelarsi  anche fatali. Tendenza a  portarsi  verso  la mutua pericolo perché il tratto è senza capodieci.

La via si restringe: è il Vicolo di Didà (via Cavour) pezzo del capodieci  attivo ed esperto perché la pavimentazione  è  molto sconnessa.

Curva di S.Lorenzo ad angolo retto, più lenta perché in  salita e  perché e seguita da uno slargo della piazza che  permette  al Cero di allargare. La via dei Vecchi ed il pisciatoro salita più decisa. In piazza il Cero scollina prende più velocità.

Curva di S.Martino più veloce, in leggera discesa, con andamento anomalo:  allarga prima e poi chiude improvvisamente,  attenzione perché  la  strada è leggermente pendente ad uscire.  Non  c'è assolutamente spazio per un Cero uscito troppo largo. Tecnica del capocinque che frena la stanga interna. Essere pronto a cedimenti esterna. Bisogna impostare sullo spigolo interno.

 

I CONSOLI (quote 501 - 526, m 285 con 35 di S.Martino)

[via dei Consoli]

Via  dei Consoli è un dramma perché è uno dei punti a  cui  si avvicinano  i più giovani e più anziani. Punto in  città  più lento a causa della forte salita (pendenza media 10% = 25/250). La   via  pavimentata  in  pavè  presenta  spesso   vistose   ed inaspettate  depressioni. Occasione per qualche cane sciolto  per avventarsi  sotto al Cero. Per il distacco è importante.  Tratto duro  fino  al Bargello. Un discorso a parte merita la  muta  del ponte  perché  è  un tratto di brusca  variazione  di  pendenza "insaccata"  che  viene  avvertita dai puntaroli  avanti  che  il capodieci  deve proteggere. Pericolosa sproporzione di  altezza tra  i  puntaroli. Il cambio di pendenza è molto duro.  Dopo  la torre  la  strada diventa meno erta. Via dei Consoli è  uno  dei punti  di  rilevazione dei distacchi. Alla fine  si  appoggia  il Cero in terra.

 

TERZO TRATTO

 

Si  snoda  nella parte alta della città con un  andamento  prima pianeggiante e poi di durissima salita (i due buchetti), la  più dura  di tutta la corsa, tanto da essere considerato  l'appendice cittadina del monte. Quanti i centrali sui buchetti.

I ceraioli coinvolti sono in numero ancora maggiore. Quante mute, quanti interni.

  

LE BIRATE (quote 526 - 527, m 300 ca.)

[piazza Grande o della Signoria]

Sono i tre giri antiorari in piazza Grande intorno al pennone del gonfalone.   Fascino  della  piazza,  molto  tecniche.  Oggi   la traiettoria è guidata dallo steccato che ha una circonferenza di 42 m che chiude il cerchio interno.

Importante  la  partenza  (per creare  o  evitare  i  distacchi). L'ordine di sollevamento fisso a partire da S.Antonio per evitare le  partenze  anticipate. Il caricamento  sulle  spalle  dovrebbe essere   perfettamente  verticale,  senza  piegamenti,  per   una migliore presentazione nei confronti della folla in piazza (anche a  scopo scaramantico). La partenza per S.Giorgio  e  soprattutto per S.Antonio è in salita. Le false punte ed altri trucchi.  Per S.Giorgio è importante guadagnare subito l'interno entrando  con la  stanga  esterna tra le stanghe di S.Ubaldo:  disturbo  per  i ceraioli interni di S.Ubaldo.

Le  mute delle birate sono disposte diversamente ed i Ceri  fanno l'elastico: S.Ubaldo al palazzo Ranghiasci (prima birata  lunga), S.Giorgio  e S.Antonio al parapetto. 

I giri sono tre e mezzo se contati  davanti alla scalea, sono tre se contanti al parapetto (4 passaggi). All'esterno i carichi sono i  maggiori,  i  ceraioli "in mezzo" proteggono  soprattutto  gli esterni. Il capodieci corregge con il braccio attaccato al  corpo e  non si deve angolare con busto e gambe troppo per  evitare  di urtare il puntarolo esterno.

Tecnica  importanza del capocinque.

Capodieci e bareloni non cambiano.

All'ultima  birata S.Giorgio cambia davanti a Ranghiasci  (ultima birata lunga). S.Ubaldo davanti al parapetto  in  salita. Per  l'uscita della piazza è critica la sterzata del capodieci  che deve conservare l'energia per uscire con il barelone avanti.

L'uscita delle Birate è un altro punto di frequente rilievo  dei distacchi.  I  bracceri interni si tengono per  l'entrata  e  per l'uscita.

 

VENTI SETTEMBRE (quote 527 - 534, m 360)

[via XX settembre fino a via Colomboni]

Lanificio,  Bosone,  Cornazzani,  Bacelone,  orfanelle,  pretura, inizio  I buchetto. Capodieci uscita birate, Bosone,  Cornazzani, pretura, curva meta' primo buchetto.

Barelone uscita girate orfanelle, barelone primo buchetto.

Punto veloce anche se in leggera salita, la seconda parte è più veloce.  Strada  asfaltata, ma sinuosa e piena  di  gobbe.  Punto difficile  sono  quelli  larghi  perché  il  Cero  può  cadervi (largo  M.Giorgio,  mureletto).  Punto difficile  per  via  della sezione  stradale pendente a livello dell'arco dei Cordari,  buca dell'archetto pericolo di incriccate. Alla curva del primo  buchetto il capocinque deve scodare mentre il capodieci che è quasi fermo e fa da perno. Persone che alzano il Cero per i puntaroli.

 

PRIMO  BUCHETTO (quote 534 - 559, m 90)

[via Colomboni]

Strada tipo cordonata a 18 gradoni, ultimo pezzo rimasto sterrato entro  le mura. È il pezzo di salita più duro della  corsa  dei Ceri:  la pendenza media è pari al 27,8% (25/90) che si  impenna ancora di più nel finale. Uno dei più solitari, non premiato da fotografie, in cui il ceraiolo è solo con la fatica. Coperto  da tre mute più o meno disposte in contiguità.

I  ceraioli devono guardare per terra per superare i  gradoni.  E molto  importante  che i ceraioli prendano lo  stesso  passo  per diminuire il già notevole beccheggio del Cero. Non esiste spazio per  i bracceri, i puntaroli, spazio permettendo, possono  essere presi  per  mano  e trainati da altre persone che  le  tirano  in avanti  (le  cosidette "catene"). S.Antonio  puo'  contare  sulla folla che dietro spinge.

Il  Cero non puo' cadere per la ristrettezza del luogo,  ma  può spesso "strusciare" provocando la caduta di calcinacci e  "coppi" costituendo un pericolo per i ceraioli.

La fine del buchetto è particolarmente difficile per via di  una secca  curva ad angolo retto, presa a bassa velocità,  ma  molto rischiosa  per  i ceraioli della stanga interna  perché  possono rimanere schiacciati contro lo spigolo del muro e la stanga  può pulirsi.

La  curva  della ficara è un assaggio dei  tornanti  del  monte: tornante  classico  a sinistra con forte  pendenza  all'uscita  e stretta imboccatura del successivo rettilineo (secondo buchetto).

 

SECONDO BUCHETTO (quote 559 - 591, m 220)

[via Appennino]

Il  Secondo buchetto costeggia le mura della città  scandite  da quattro bastioni.

Tra  i  pezzi  di fine tratto è quello  meno  importante  per  i distacchi.  La pendenza media è 14,5%, con punte massime tra  il primo e secondo bastione (16,2% = 13/80).

Classica la schiena d'asino. Tratto di recente asfaltato. Mute di improvvisazione. Alla fine di appoggia il Cero.

 

III SOSTA (IL PASSAGGIO DELLA PORTA) (quote 591-595)

Di  solito  è  riservato alle persone  anziane  che  devono  far rispettare una onesta partenza.

Il Cero viene messo giù si aspetta che la gente si sfollata,  è uno  dei  punti  di maggiore ingorgo e di  maggior  pericolo  per spettatori e turisti. Le mute si spera che si siano piazzate.  Si alzano  le punte dietro il Cero si abbassa, giro di 180  gradi  e passa, uno alla volta. Il passaggio è fatto a misura di barella: anche minimi spostamenti inclinazioni delle stanghe possono  fare incagliare le stanghe del Cero nella struttura muraria. Poi viene rialzato  alla  rovescia favoriti dalla pendenza della  strada  e dovrebbe  essere  messo giù. La manovra viene  ripetuta  per  gli altri  due Ceri. Il Cero gia' a posto non dovrebbe essere  tenuto sulle spalle. Il rito avviene in piena fiducia anche se non manca il controllo.

Una  volta  per motivi di scarsa fiducia si usava  appoggiare  il Cero al barelone di quello che precedeva e con questa  formazione di  attraversava la porta. Quindi S.Antonio si alzava e  liberava S.Giorgio  che  a  sua volta poteva liberare  S.Ubaldo  il  quale poteva partire solo quando gli altri due erano gia in spalla.

Oggi si procede con la tecnica del sollevamento inverso: prima di alza   S.Antonio  poi  S.Giorgio  e  poi  S.Ubaldo,   che   evita contestazioni, o meglio le sposta all'arrivo.

 

IL MONTE (quote 595 - 824, m 1550 ca.)

 

È  il momento di maggior partecipazione diretta. Per la  scalata sono  coinvolti  almeno  1000  ceraioli.  Spesso  le  mute   sono improvvisate  ancora  oggi a dispetto  della  organizzazione:  è giusto  che sia così, questa è la vera corsa dei Ceri. I  tempi di  percorrenza  hanno  un  certo  rilevo,  ma  ovviamente   solo statistico.

La strada in forte salita, sterrata è divisa da otto tornanti in nove stradoni (pendenza media 14,8%).

 

Primo stradone

O  stradone  della porta (595 - 614, m 100) dal  computo  abbiamo escluso  i  primi 10 metri che servono per sistemare i  tre  Ceri fermi. È quello più duro di tutti (pendenza 19%).

 

Secondo stradone

(614  -  620,  m 40) , il più corto compreso  tra  i  primi  due tornanti (pendenza 15%) molto pendenza; primo tornante a destra e secondo a sinistra. È il primo assaggio con i tornanti del monte che  devono essere presi dal Cero nella maniera corretta, vale  a dire  allargando e mai stringendo. Il miraggio di avere  il  Cero davanti  così  vicino  specie in questo pezzo  può  indurre  il puntarolo avanti e del capodieci a tagliare la curva: una manovra pericolosissima  che  fa sbilanciare il Cero all'esterno  con  il rischio di ribaltamento.

 

Terzo stradone

O  della prima capeluccia, (620 - 637, m 110) quasi sulla fine  a destra  la  stele che ricorda il punto del ferimento a  morte  di Umberto Parruccini, durante la seconda guerra mondiale. (pendenza 15,4%),   termina  con  il  tornante  a  sinistra   della   prima capeluccia, chiesetta costruita nel 16.. dedicata all'Assunzione.

 

Quarto stradone

O stradone della croce, (637 - 666, m 220) (pendenza 13,2%); leggermente  sinuoso. Appena all'inizio sulla destra  incastonata nella roccia la lapide che ricorda i versi di Dante nel  Paradiso che  parlano  del  monte di S.Ubaldo : "Colle  eletto  dal  Beato Ubaldo".  Lo stradone termina con una croce di ferro, che da'  il nome  allo  stradone,  segue un tornante  a  destra  detto  della "leccia",  perché è chiuso all'esterno da un  secolare  leccio, uno dei pochi alberi originari della montagna che fino all'inizio di  questo  secolo appariva ancora quasi completamente  brulla  e l'ascesa  del monte si poteva seguire agevolmente dal Mercato.

 

Quinto stradone

O  del muraglione, (666 - 675, m 60) (pendenza 15%), termina  con la  curva  del muraglione, tornante a sinistra,  uno  delle  più difficili.

 

Sesto stradone

O della seconda capeluccia (675 - 703, m 160) (pendenza  17,5%); uno  dei  più  ripidi,  termina  con  la  curva  della   seconda capeluccia,  un  tornante a destra. La  seconda  cappelluccia  è dedicata  alla  Madonna  delle  Grazie ed  ora  a  S.Giorgio.  In prossimità   di  questa  cappella  si  trovava  l'antica   fonte dell'avello  o  fonte  miracolosa di S.Ubaldo,  oggetto  oggi  di febbrili ricerche.

 

Settimo stradone

O della terza capeluccia (703 - 740, m 260) (pendenza 14,2%).  Un lungo stradone sinuoso tagliato nella foresta di pini e  cipressi piantati  a  partire dall'inizio di questo  secolo.  Lo  stradone termina con il durissima curva della terza capeluccia, tornante a sinistra, il cui nome deriva dalla prospiciente chiesetta dedicata a  S.Michele  Arcangelo  distrutta  durante  la  seconda   guerra mondiale e ricostruita nell'immediato dopoguerra.

 

Ottavo stradone

Detto dei pinolio della roscia (740 - 793, m 370); è lo stradone più  lungo  e sinuoso (pendenza 14,3%)  così  chiamato  perché accompagnato sul lato sinistro che guarda la città da un  filare continuo di cipressi (in eug. pinoli) sempre più rado. Quasi sul finire  i cipressi si interrompono lasciando scoperta  la  ripida scarpata  di pietra rossa che limita lo stradone sul lato  destro detta  appunto "la roscia". Lo stradone termina con la curva  del gonfalone,  ultimo  tornante del percorso,  non  difficile  sulla destra.

 

 

Nono stradone

O  ultimo  stradone  (793 - 824, m 230) (pendenza  13,5%  che  si impenna  proprio  nel  finale) dopo un  breve  tratto  rettilineo esegue  un'ampia curva per sfociare nella larga rampa  antistante la  basilica. Proprio all'inizio dello slargo sulla  sinistra  la famosa edicola dell'angioletto dello scultore Giuseppe  Calzuola. Lo  stradone  si  restringe di  nuovo  proprio  all'inizio  della scalinata della basilica luogo in cui avviene l'abbassata  finale del Cero.

 

L'ARRIVO

Si divide in tre momenti fondamentali:  l'abbassata dei Ceri,  la salita lungo la scalinata,  la chiusura della porta (che riguarda esclusivamente S.Ubaldo e S.Giorgio).

A  corsa  finita seguono poi i rituali dentro il  Chiostro  della Basilica, la deposizione dei ceri e delle barelle, la discesa dei Santi e dei ceri Mezzani. L'arrivo un tempo avveniva con la  luce del  crepuscolo, oggi con l'ora legale l'arrivo avviene in  pieno giorno.

 

L'abbassata del Cero

Con  questo  termine  o con l'espressione  "buttare  giù",  viene indicato il passaggio del Cero dalla posizione verticale a quella orizzontale,  per consentirgli di superare ostacoli troppo  bassi come le porte della citt durante la mostra o quella della  Porta S.  Ubaldo  e della Basilica, durante la corsa. 

L'abbassata  del  Cero  non    un  movimento  opposto  a  quello dell'alzata, il Cero infatti  abbassato alla "bocca a l'avanti", vale  a  dire  con i  Santi che  guardano  a  terra.  L'abbassata avviene  facendo  perno sulle punte anteriori delle  stanghe  che vengono appoggiate in terra. Una volta abbassato, la direzione di marcia  quella indicata dal Santo.

Rispetto alle abbassate che avvengono durante la mostra e  quella che  viene  fatta  alla  porta  delle  mura,  l'abbassata  finale effettuata davanti alle scale della Basilica per poter permettere l'ingresso  nel  chiostro,  è molto  più  spettacolare  perché effettuata dai Ceri in piena corsa e perché è molto sentita per S.Ubaldo  e  S.Giorgio  che competono per  la  Porta.  Una  buona abbassata,  infatti, puç essere fondamentale per la  chiusura  o meno  della  porta della Basilica. Per questo  motivo  è  sempre eseguita dal Capodieci e dalla sua muta.

Alla  Basilica,  il Cero di S.  Ubaldo si abbassa quando la punta anteriore della stanga è arrivata all'altezza del primo  scalino in modo da trovare un perno di rotazione fisso.  Per S.Giorgio il riferimento alla abbassata è dato da S.Ubaldo.

Al  grido "giù" del Capodieci, che scappa in avanti, i  puntaroli avanti  si fanno scivolare la stanga dalle spalle sulle  braccia, poi  nell'incavo  del gomito, ed infine sulla mano,  seguendo  la manovra con l'altra mano. Accompagnano così inginocchiandosi  la punta  della  stanga fino a terra bloccandola in  avanti  con  lo scalino (S.Ubaldo) o con un piede (S.Giorgio). Il Capodieci ed il barelone avanti seguono la discesa simultanea delle stanghe  fino a terra evitando i dannosi intraversamenti del Cero. I  cepparoli avanti  si fanno scivolare la stanga dalla spalla ed  iniziano  a spingerla in avanti, mentre quelli di dietro fanno da  perno alla discesa iniziale del Cero.

I  puntaroli dietro ed il capocinque, quasi  simultaneamente,  al grido del Capodieci, alzano le punte posteriori delle stanghe.

Non  appena il baricentro del Cero avrà superato la linea ideale rappresentata  dalle  due punte in terra  la  discesa  diventerà automatica. Il capocinque ed il barelone dietro controlleranno la salita armonica delle stanghe posteriori.

Il Cero è raccolto da un gruppo di ceraioli di "esperienza"  che non  hanno  partecipato alla Corsa sul Monte e da una  parte  dei ceraioli dell'ultima muta che, lasciate le stanghe, è sfilata in avanti.

La  abbassata è ben riuscita quando il Cero  scende  velocemente senza  coricarsi  di lato, pronto in questo  modo  ad  affrontare subito la scalinata. Per S.Giorgio serebbe importante riuscire ad mettere  il  cero  tra  le stanghe  della  barella  di  S.Ubaldo, rimanendo   così   incagliato  per  salire   la   scalinata   "a straginone".

 

La salita della scalinata

La  salita  dei 28 gradini della scalinata e  del  gradino  della soglia  è  di solito effettuata in modo estemporaneo  senza  una disposizione ben precisa, a causa della confusione e della fretta che regnano sovrane in questo momento della Corsa.

Di  solito  un gruppo di ceraioli "fidati" reggono  i  buzzi  del Cero.  Le stange sono impugnate dai puntaroli e cepparoli  avanti che  hanno  abbassato  il  Cero coadiuvati  da  altri:  le  punte anteriori  delle  stanghe devono essere sollevate  e  controllate visivamente per evitare di intoppare sull'alzo dello scalino.

I  ceraioli  che  erano  "in  mezzo"  finiscono  di  solito   per controllare  il barelone che è il punto più  ingombrante,  più pesante  e che deve essere sollevato quasi a due metri  da  terra per essere sicuri di procedere spediti. 

 

La porta della Basilica

È  il  momento  terminale della Corsa, di sicuro  uno  dei  più emozionanti,  motivo  di  furibonde  discussioni  e  di  accanite contese,  per cui da qualche parte se ne è proposta  addirittura l'abolizione.

La  porta  della  Basilica,  racchiusa  da  un  elegante  portale rinascimentale  in bugnato a diamante di pietra serena, è  posta in cima alla scalinata e divide questa dal chiostro; i Ceri  già abbassati  vi  passano in posizione  orizzontale. 

La  tradizione  vuole che il Cero di S.Ubaldo una  volta  entrato chiuda  il  portone  dietro  di sè,  impedendo  a  S.Giorgio  di entrare. Il portone viene riaperto solo dopo che i  santubaldari, effettuati  i  festeggiamenti  d'occasione,  hanno  scaviato   ed "arposto" il proprio cero.

Al  contrario S.Giorgio cerca di fare di tutto per  fare  entrare almeno  con  la  parte  davanti, quella del  Santo  e  del  buzzo superiore, all'interno del chiostro: "Je l'emo messo dentro".  La manovra è solo di disturbo: il Cero resta sempre incastrato  tra le ante che si stanno chiudendo,e deve comunque attendere, ma  in questo   modo  i  santubaldari  sono  costretti  a   sveltire   i festeggiamenti.

La chiusura riesce quando S.Ubaldo è arrivato alla Basilica  con un certo distacco, quando l'abbassata del Cero e la salita  della scalinata sono eseguite senza ritardi, quando il Cero  attraversa senza incagliarsi negli stipiti del Portale (è necessario che le stanghe della barella siano perfettamente verticali), ed,  ultima condizione,  che una volta passato il Cero il flusso  di  persone venga  bruscamente  interrotto  dalle ante  del  portone  che  si chiudono senza pietà per nessuno.

A controllare la chiusura della porta sono deputati dei  ceraioli di  S.Ubaldo  che  si  schierano  contemporaneamente  alle   mute dell'ultimo tratto.

I battenti del portone sono due ed in questi sono ricavate  altre due  ante più piccole. Una volta entrato il Cero, i battenti  si chiudono  quasi  simultaneamente,  con un  leggero  anticipo  per quello  di  destra (guardando il portone  dall'interno)  a  causa del  verso della battuta. Anta e battente di destra  fanno  corpo unico,  a sinistra la chiusura dell'anta è ritardata di  qualche attimo rispetto al battente. I battenti chiusi vengono in alto  a contatto  tra loro e si bloccano con un saliscendi comandato  dal basso.

Una volta accostata anche l'anta di sinistra, manovra che suscita sempre qualche problema perchè i ritardatari sono  violentemente respinti  "Chi è dentro è dentro, chi è fori è  fori",  viene spinto  da  destra  il "catorcio" ed  il  paletto  inferiore.  Si provvede  a  bloccare il portone con le due  spranghe  inferiori, sulle  quali  due ceraioli si arrampicano per bloccare  anche  le spranghe  superiori ed il gancio per il ganghero che pende  dalla volta.  A  questo  punto  si  alza  l'alto  l'urlo  della   folla santubaldara  che si trova in maggioranza nel chiostro e  possono iniziare i festeggiamenti.

Nel  caso che S.Giorgio sia riuscito ad infilare parte  del  Cero nelle  ante  il portone non si può chiudere completamente  e  le ante  devono  essere  rette dai santubaldari  con  la  forza:  la contesa   può  assumere  con  il  contatto  diretto   dei   toni particolamente aspri.

 

IL CHIOSTRO

 

Quello che avviene dentro il chiostro della Basilica è forse  il momento  più  "caldo" di tutta la giornata: il  controllo  e  la preoccupazione per la Corsa finiscono ed i ceraioli, specialmente quelli  il  cui Cero è "gito (andato) bene", si  abbandonano  ad ogni  tipo  di manifestazione di gioia e di  entusiasmo  e  nello stesso  tempo  accentuano e prolungano il rituale  di  smontaggio (scaviamento) del Cero.

Il  cerimoniale  all'interno del chiostro si ripete più  o  meno nello  stesso modo per ogni Cero, anche se in  tempi  differenti, perché  S.Ubaldo  lo  esegue  da  solo,  mentre  gli  altri  due aspettano sulle scale.

Dopo  l'ingresso  del Cero o dei Ceri il  rituale  comprende:  la grande  bussata  del  Cero steso,  l'alzata  rovescia  del  Cero, effettuata  da un ceraiolo che sale tra le stanghe, di solito  il Capodieci.

Il  Cero  o i Ceri insieme effettuano le  giratelle  (antiorarie) intorno al pozzo, di solito sono tre, ma possono aumentare quando sale  l'entusiasmo per una buona corsa. Le mute  delle  giratelle sono   molto  estemporanee,  soli  pochi  ceraioli   riescono   a raggiungere   in  tempo  utile  la  cima  del  monte  dopo   aver contribuito all'ascesa, solo quelli degli ultimi stradoni.

Finite  le  giratelle  il  Cero  viene  abbassato  ed  inizia  lo "scaviamento" vero e proprio.

 

Lo scaviamento

Corrisponde  allo smontaggio del Cero un ceraiolo, di  solito  il Capodieci,  risale tra le stanghe e con un mazzuolo fa uscire  la cavia  (il senso dell'abbassata alla bocca all'avanti è  proprio questo: far uscire la cavia nel senso opposto da dove era entrata colpendola   peroò  sempre  dall'alto  in  basso).  Il   ceraiolo scaviatore  comincia  poi  a  "sdringolare"  mentre  i   restanti ceraioli "sdringolano" il cero. Uscito il timicchione dalla  cava   la barella si trova sospesa verticale e può cadere rapidamente a terra con un certo pericolo per lo scaviatore. Nello stesso tempo viene  staccato  il Santo che entra direttamente  nella  Basilica dove  l'attende l'apposita barella. Le cavie vengono  riprese  in consegna dai soliti "ignoti" o dai Capodieci.Il cero e la barella ormai separati eseguono ulteriori  giratelle di corsa intorno al pozzo al termine delle quali seguono  diversi destini:  il cero viene "arposto" all'interno della Basilica  sui basamenti  di  pietra,  mentre  la  barella  è  provvisoriamente appoggiata  alla parete meridionale del chiostro da dove  vengono "arposte" nella sala dei Ceri Mezzani.

Il  cero  che sta a pancia sotto è  automaticamente  pronto  per essere  arposto nel modo corretto, vale a dire con la faccia  che guarda in avanti. La manovra si attua  abbassando il  timicchione inferiore  nel foro del basamento e verticalizzando il  cero  con spinte sul buzzo inferiore.

 

LA DISCESA DEI SANTI

 

All'interno della Basilica si completa la cerimonia religiosa  ed al  canto dell'inno a S.Ubaldo ha inizio la discesa dei  Santi  a passo dal monte, l'atto finale della Festa dei Ceri.

La barella dei Santi portata a passo indistintamente dai ceraioli di tutti i Ceri esegue tre giri all'interno della basilica  lungo il  suo  perimetro e prende poi la via della discesa  in  città. Quando  la  barella dei Santi è lungo la scalinata  si  uniscono alla discesa i ceri mezzani e relative barelle che correranno  la domenica successiva la fiera di S.Ubaldo.

I ceraioli e la folla convenuta sul monte scendono al seguito dei Santi cantando le canzoni più o meno tradizionali, molti  recano delle torce.

La discesa dei Santi segue quella che i ceri hanno effettuato  la prima domenica di maggio. Reso omaggio alla Statua discendono per tutto  il  Corso e con una inversione ritornano  alla  Piazza  di S.Antonio  da  dove  risalgono  le  scalette  degli  Zoppi   (via Cavallotti)  per  giungere  alla chiesetta dei  Muratori  le  cui campanelle suonano a distesa.

Tra gli applausi i Santi vengono tolti dalla barella  all'esterno della  chiesetta  ed alzati verso la folla convenuta,  un  saluto particolarmente  caloroso viene rivolto a quei Santi il cui  Cero è  "gito  bene". I Santi entrano poi nella chiesetta  e  vengono "arposti" anch'essi nell'apposita nicchia. 

Segue  la  benedizione  con  la  esposizione  della  reliquia  di S.Ubaldo.

La festa continua nelle taverne e dai Capodieci e dai Capitani.

 

 

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