INTRODUZIONE

 

La  tradizione  vuole che i Ceri siano offerte  votive  al  Santo Patrono  tributate  dalle  Corporazioni  considerate  le  più potenti  della città: quella dei Muratori e Scalpellini, il  cui Cero  reca  la  statua di S.Ubaldo,  quelle  degli  Artigiani   e Merciai, con il Cero dedicato a S.Giorgio, ed infine quella degli Asinari, che comprende anche i lavoratori della terra  (Contadini e Proprietari terrieri) e in tempi più recenti gli studenti ed i professionisti, rappresentata dal Cero di S.Antonio.  

La Festa, senza interruzione dal XII secolo, ha luogo il 15 maggio, vigilia dell’anniversario della morte del Vescovo Ubaldo. Il giorno 16, vera Festa del Patrono, è dedicato al riposo, mentre il giorno 17 allo svago con la Fiera di S.Ubaldo.

Non è però nostra intenzione avvalorare in questa sede nessuna delle ipotesi formulate dagli studiosi circa l’origine della Festa, non ultima quella che vuol farla risalire ai riti pagani degli antichi Umbri, descritti dalle Tavole Eugubine.

Da semplici osservatori, quali ci siamo proposti di essere, possiamo solo dire che la Festa dei Ceri appartiene allo spirito più autentico della nostra gente. E lo spirito non ha tempo.

Né abbiamo inteso, con questo scritto, dettare regole o canoni, ma registrare, con l’attenzione e l’umiltà dei cronisti, ogni particolare ed ogni aspetto utile a far conoscere ed apprezzare, fuori dalle mura di Gubbio, questa nostra grande tradizione.     

 

 

I CERI

 

I  Ceri sono tre "macchine" di legno coronate da statue di  Santi ed  innestate   verticalmente  su  altrettante  barelle  che   ne permettono il trasporto a spalla. 

Il termine "macchina", che a Gubbio non  molto amato, per la sua apparente  freddezza,  è  tuttavia  accettato  dalla  tradizione italiana per   definire strutture  analoghe adibite al  trasporto a spalla.

I  Ceri  constano di tre parti distinte:   il  cero  propriamente detto  (che  indicheremo con la "c" minuscola), la barella  e  la statuetta  del  Santo, che vengono assemblati solo  in  occasione della Festa, ogni 15 maggio.

Durante l'anno, ceri  e barelle sono custoditi presso la Basilica di Sant'Ubaldo, in vetta al monte Ingino, mentre le statuette dei Santi sono collocate nella chiesetta di San Francesco della  Pace o dei Muratori, in Via Savelli.

 

IL CERO

 

Sebbene  esistano evidenti differenze nella  foggia,  soprattutto per il cero di S.Ubaldo, criteri costruttivi e forma sono  comuni a tutti e tre i ceri.

 

La forma del Cero

Pur  con qualche differenza,  i ceri possiedono una struttura  ed una forma simile,  caratterizzata dai due corpi, chiamati "buzzi" posti uno sopra l'altro.

I  buzzi,   vuoti  all'interno,   sono  costituiti  da  tavolette perimetrali  (il  termine  "buzzo" in eugubino è  usato  con  il significato   di  "scatola  cilindrica  vuota")   inquadrate   da listelli, e formano in questo modo delle casse di risonanza  vere e proprie.

Il buzzo superiore, più corto, ha una lunghezza pari a circa 3/4 di  quello inferiore. Si  tratta di un accorgimento tecnico  che, oltre  ad  abbassare  il  baricentro  del  cero,  contribuisce  a soddisfare esigenze di armonia estetica.

I buzzi sono completati,  a tutte e due le estremità, da cuspidi piramidali  ad apice tronco.  La cuspide  superiore del buzzo  di sotto  e  quella inferiore del buzzo di sopra si  raccordano  tra loro direttamente formando la caratteristica "strozza" a forma di clessidra detta anche "nodo".

Le  cuspidi  terminano  con  un'espansione  a  forma  di  cuscino chiamata "panottolo" in analogia con il panno arrotolato posto  a cercine sul capo come base d'appoggio stabile per il trasporto di pesi.

 

 

Ogni cero possiede pertanto tre panottoli: il panottolo basso, di mezzo e alto.

Il panottolo basso, situato all'apice della cuspide inferiore del buzzo di sotto, è chiamato anche "culacciolo". È più massiccio e  possiede  una  faccia inferiore perfettamente  piatta  che  si appoggia direttamente sul barelone, è sempre sfaccettato e sulla faccia  anteriore  presenta tre intacche  circolari  colorate  in rosso disposte orizzontalmente che servono per indicare il  verso giusto del cero e facilitarne il montaggio.

Il panottolo di mezzo è situato al centro della "strozza" e  per la forma può essere considerato il panottolo vero e proprio.

Il  panottolo  alto è situato alla sommità del  cero  sopra  la cuspide più alta e funge da base per il piedistallo del Santo.

Accanto  a  queste strutture, che costituiscono  la  forma  base, ne esistono altre che si possono considerare accessori del  cero: le manicchie, i pioccoli ed i timicchioni.

Le manicchie (lett.  maniglie) sono delle sbarre di legno situate ai  due lati del buzzo ad una distanza di venti  centimetri,  che svolgono   la    duplice  funzione  di  appiglio  nel   trasporto orizzontale   e,   specie   quelle  del  buzzo   di   sopra,   di ammortizzatori   in  caso di caduta del Cero. Ogni  manicchia  è  collegata  al  cero  da due assi trasversali  di  legno  chiamate "stanghette",  che  formano  un  unico  sistema.  Le  stanghette, connesse  alle estremità con le manicchie, penetrano  dentro  il buzzo, attraversando il fusto (la trave centrale che  costituisce l'anima del cero) da parte a parte e fuoriescono dal lato opposto innestandosi alla manicchia controlaterale.       

Il piòccolo (lett. piolo) è un corto asse di legno fissato nella cuspide   superiore   del   buzzo  di   sopra,   che   attraversa orizzontalmente in senso  antero-posteriore,   costituendo    due  estremità  sporgenti  di  circa  20  cm.  Ai  piòccoli  ed  alle manicchie  superiori venivano legate, fino ai primi del '900,  le corde che aiutavano la stazione eretta del Cero. I  timicchioni (detti anche "miticchioni", che  letteralmente  in eugubino   significa  "moncone  di  tronco  d'albero")  sono   le estremità  del fusto che fuoriescono dal panottolo  superiore  e dal  culacciolo. Essi costituiscono rispettivamente il  perno  di fissaggio   per la statuetta del Santo e quello per  la  barella. Per  questo sono attraversati da un'asola metallica destinata  ad accogliere  la "cavia" (zeppa metallica) per il bloccaggio  (vedi Alzata).

Le  tavolette di rivestimento in legno di pino, oltre 90  per  S. Ubaldo e 48 per gli altri due, sono decorate con motivi  floreali eseguiti  su tela di cotone (canapa per S.Ubaldo)  incollata  sul legno.

 

      

 

I ceri vengono decorati da bandierine a coda di rondine in  carta stagnola dorata, inserite in apposite fessure situate tra buzzi e cuspidi   e  sull'estremità superiore  delle  manicchie,  mentre dall'estremità  inferiore di queste pendono delle  nappe  sempre dello stesso materiale. Bandierine  e nappe vengono montate la sera prima  dell'alzata  e staccate  come  trofei   dai  ceraioli  negli  attimi  precedenti l'alzata.

Struttura interna

Il  rivestimento  del  cero è fissato su  uno  scheletro  ligneo chiamato  "modello", costituito dal fusto o albero, dai tabelloni centrali e dalle anime dei panottoli.

 

 

Il  fusto  attraversa  per tutta la lunghezza i due  buzzi  e  la strozza.  Termina, fuoriuscendo dai due panottoli estremi, con  i timicchioni.  Lungo  il fusto, a vari livelli, sono  inserite  in senso  perpendicolare  le anime dei tre panottoli  ed  i  quattro tabelloni  centrali,  che  sono   le  vere  e  proprie  strutture portanti delle tavole esterne.

I tabelloni centrali separano all'interno i buzzi dalle cuspidi. Su  questi tabelloni poggiano le stanghette delle  manicchie  che attraversano  il fusto per alcune fessure dette  "forazze"  nelle quali  sono  inserite  a  pressione per  svolgere  al  meglio  la funzione di paraurti.

La  struttura portante  composta di legni particolari: il  fusto centrale  è  in olmo, le tavolette ed i tabelloni in  abete,  le manicchie-stanghette  ed  i pioccoli in faggio,  i  panottoli  in quercia.

 

CERO DI S.UBALDO

Dimensioni: reale cm 383 (427 inclusi i due timicchioni 24+20)

Peso: Kg 160,5

Anno di fabbricazione: 1883

 

 

Il cero di S.Ubaldo è più basso e più leggero degli altri due.

La sua forma molto più elaborata. Il cero attuale fu rifatto "in più  elegante  forma" nel 1883. Del cero precedente,  fatto  nel 1795,  esiste un documento fotografico che lo rivela  molto  più sgraziato (La Festa dei Ceri, A.Barbi, 1993, vol.I, pag. 29).

I  buzzi  sono  squadrati,   con  gli  spigoli   arrotondati  che terminano  con dei pomelli.   Le facce del  buzzo sono divise  in tre settori: due laterali piatti e quello centrale convesso.

Il contorno dei buzzi di questo particolare cero non coincide con quello  delle  cuspidi,  che sono ottagonali  come  quelle  degli altri. Altra  differenza abbastanza evidente è la forma dei  panottoli,  più  ampi e sfaccettati.  Manicchie  e piòccoli sono sagomati  a sezione ellittica e terminano con un'espansione sferica.

La  decorazione è distribuita su 84 facce piane ed  8  convesse; queste ultime sono arricchite da stemmi. Sul buzzo inferiore sono raffigurati gli stemmi dei quattro quartieri (S.Giuliano davanti, S.Andrea a sinistra, S.Martino a destra e S.Pietro  dietro);  sul pannello  anteriore  del  buzzo superiore  spicca  lo  stemma  di Gubbio,  mentre quello dell'Università dei Muratori orna  quello posteriore.  Sul lato di destra l'iscrizione: IN PIÙ ELEGANTE / FORMA FU FATTO DI NUOVO / L'ANNO MDCCCLXXXIII; dall'altra  parte: INIZIATRICE  L'ARTE  / DEI MURATORI A SPESE D'OGNI  /  ORDINE  DI CITTADINI.      

 

CERO DI S.GIORGIO

Dimensioni: reale cm 410,5 (max 21+12 degli spinotti = 442,5)

Peso: Kg 174,5

Anno   di  fabbricazione:  1888  da  Giuseppe  Filippetti   detto Chicchero (restaurato in molte parti nel 1984)

 

 

È  fatto  secondo la struttura classica: buzzi e  cuspidi  hanno sezione  ottagonale  e, ad eccezione di quella terminale  che  è leggermente più stretta del buzzo superiore, sono  perfettamente coincidenti tra loro.

A  causa  del  diverso  meccanismo di  fissaggio   del  Santo  il panottolo  superiore possiede un timicchione a  sezione  quadrata detto  "cubo" e due ferri a vite detti "spinotti", uno davanti  e l'altro  dietro  al  cubo, che devono  attraversare  i  fori  sul piedistallo  della statuetta ed in cui si avvitano  due  galletti che bloccano il tutto.

Le  manicchie  hanno sezione rettangolare con il  lato stretto in avanti.   Le   estremità  sono  corte  e  sagomate,  nel   senso longitudinale, a "testa di rettile".

Anche  i  piòccoli sono a sezione rettangolare e  si  inseriscono esattamente alla base della cuspide che ha una controcornice.

I  motivi  verdi  e  gialli delle  decorazioni  floreali  che  si ripetono   alternati   sulle   48   tavolette   sono   realizzati direttamente  a mano. Le tele in cotone sono state  probabilmente staccate dal vecchio cero (quello costruito nel 1799) ed adattate al  nuovo  (A. Barbi, "La Festa dei Ceri", 1993,  pag.48).  Unico elemento  non floreale, lo stemma della Città di Gubbio  dipinto al centro della faccia anteriore del buzzo superiore.

 

CERO DI S.ANTONIO

Dimensioni: reale cm 405,8 (max 26 + 20 = 451,8)

Peso: Kg 163,4

Anno   di  fabbricazione:  1893  da  Giuseppe  Filippetti   detto Chicchero, lo stesso artigiano che ha fatto il cero di S.Giorgio.

 

 

Ha  una forma pressocché analoga a quella del cero di S.Giorgio, dal  quale  differisce solo per alcuni dettagli.  Le  basi  delle cuspidi  sono ad ogni livello leggermente più strette dei  buzzi corrispondenti.  La  base  della cuspide  più  alta  è  ornata, contrariamente alle altre, da una controcornice.

Il  panottolo superiore è squadrato e pertanto assomiglia  molto al  culacciolo, in corrispondenza dello spigolo anteriore  destro presenta  un misterioso anello.

Le  manicchie,  a sezione quasi quadrata, hanno  estremità  più allungate  e  sono  trilobate  ad  "asso  di  picche"  in   senso trasversale.

I  piòccoli,  squadrati  non appoggiano sul  tabellone,  ma  sono situati in posizione più elevata.

La  decorazione  realizzata dal pittore Ugo  Ungherini  nel  1893 (E.A.Sannipoli,  "Gubbio arte", 1993, 3-4) con la  tecnica  dello "spolvero" con pergamena traforata, si ripetono identici ai  vari livelli.  I  colori attuali sono decisamente più scuri,  il  blu originale  si  è  ossidato  con il tempo in  nero.  Il  cero  è completamente privo di stemmi.

 

 

 

LA BARELLA

 

È  la  base  lignea  di appoggio del cero  durante  la  stazione verticale e ne consente il trasporto a spalla. Le barelle dei tre Ceri sono quasi identiche per forma e dimensioni (cm 383 x  128). La forma è quella di una "H" maiuscola costituita da due assi di legno  di pino chiamate "stanghe" parallele tra loro ed unite  al centro da un tavolone di legno di sorbo, detto "barelone", su cui poggia il cero.

Fino all'inizio di questo secolo le due parti libere della stanga erano  chiamate manicchie, in numero di quattro per ogni  barella (anteriore destra e sinistra, posteriore destra e sinistra). Ogni specifica  manicchia  era  affidata  a  gruppi  di  ceraioli  che provenivano di solito dalla stessa zona. Come vedremo più avanti il   termine   manicchia  viene  oggi  usato  spesso   anche   in quest'ultima  accezione. Si è perso invece il  termine  riferito alla  barella. Indicheremo in seguito le  Manicchie  territoriali (vedi. cap. 2) con la "M" maiuscola e quelle del cero con  quella minuscola.  Per  la barella useremo il termine  più  comunemente accettato di stanghe.  

 

 

Le stanghe hanno una sezione rettangolare ad angoli  arrotondati, con   una  parte  intermedia,   il  "ceppo",   più   voluminosa. L'estremità,  o  "punta",  si assottiglia assumendo una  sezione quasi rotonda. Le stanghe presentano intarsi simili per tutti tre i Ceri: sul dorso sagome di frecce, sul fianco cunei e  losanghe. Sulla faccia inferiore, nella parte prossima alla punta, si trova il foro per il perno dei piedistalli su cui saranno appoggiati  i Ceri dopo la Mostra per la sosta pomeridiana dei Neri.

A metà della stanga si incastra il barelone, tenuto saldo da una serie di robuste viti e rafforzato, nel Cero di S.Antonio, da due traverse di ferro poste avanti e dietro.

Il  dorso  del  barelone è piatto, funge  infatti  da  piano  di appoggio  per  la  faccia  inferiore  del  culacciolo  del  cero. Presenta al centro un foro quadrato detto "cava" in cui passa  il timicchione.   Il  dorso  del  barelone  reca   due   decorazioni simmetriche  ad  intarsio ai lati della cava, diverse da  Cero  a Cero,  che  rendono  riconoscibile la barella.  Per  S.Ubaldo  la decorazione  è  rappresentata  da  due  "assi  di  coppe".   Per S.Giorgio e S.Antonio due motivi a riccioli. 

Nella  faccia inferiore il bordo della cava è rinforzato da  una armatura  di legno e da un piastrone metallico, contro  il  quale viene incuneata a pressione la cavia (vedi Alzata).

È  importante  riconoscere  il giusto verso  della  barella  per facilitare  l'incuneamento  della cavia ed evitare  che  il  cero "sbarelli",  per  questo  motivo  il  davanti  della  barella  è contrassegnato sul barelone con tre intacche circolari affiancate che devono giustapporsi con quelle del culacciolo del cero.

Sulla  faccia inferiore della barella di S.Ubaldo sono  degni  di nota  i  due  lacunari  a listelli, fatti  nel  1902  da  Gaetano Agostinelli, lo stesso autore dei Piedistalli di appoggio per  la sosta dei Neri (E.A.Sannipoli,  "Gubbio arte", 1993, 3-4). 

 

 

 

I "SANTI"

 

Dal  momento dell'Alzata per tutta la Corsa la sommità del  cero è  ornata  dalla statuetta lignea del  Santo,  protettore  della corporazione che il Cero rappresenta. Il Santo è il simbolo  del Cero stesso, il colore dominante della sua veste è quello  delle divise dei ceraioli (giallo per S.Ubaldo, azzurro per S.Giorgio e nero per S.Antonio) e gli oggetti che reca (mitra e pastorale per S.Ubaldo, lancia ed elmo per S.Giorgio, fiamma per  S.Antonio) ne diventano lo stemma.

Durante  l'anno  le statuette dei Santi  dette  semplicemente  "i Santi",  sono custodite presso la chiesetta di S.Francesco  della Pace sede dell'Università dei Muratori e Scalpellini.

Le statue nel loro genere sono dei capolavori, il cui segreto sta proprio nel limite estetico: le sproporzioni. Le teste e le  mani sono  più  grosse  dei tronchi ed in  particolare  il  Santo  di S.Giorgio  è più grande rispetto al cavallo. Le  statue  devono risaltare  in  cima  al Cero e solo  la  sproporzione  può  dare l'effetto giusto.

 

Il "santo" di S. Ubaldo

Altezza 105,70 cm, peso 16 kg

 

La  statua  è scolpita in noce, rinforzato in  alcuni  punti  da staffe  metalliche. La base poggia su un  piedistallo  prismatico ottagonale  che  la  innalza ancora di più  e  che  richiama  la cuspide  superiore del cero.

La  statua  è molto curata nelle parti scoperte, mani  e  volto, specialmente  a  quest'ultimo  l'ignoto artista  ha  voluto  dare un'irripetibile  espressione  di rassicurante pace  che  traspare evidente  al  di  sotto della folta  barba  bianca. 

 

Dal  tronco, leggermente  sagomato, spuntano le braccia, che sono fisse, e  la parte anteriore dei piedi. All'interno il tronco è  parzialmente cavo  per  accogliere il timicchione superiore del cero  e  sulla faccia,  anteriore e posteriore, presenta le asole per  la  cavia che blocca il Santo al cero.

Sant'Ubaldo  è  rappresentato  nell'atto di  benedire.  La  mano destra  con  le  prime tre dita alzate reca al  medio  un  anello d'oro, la sinistra regge il pastorale in ottone. Il Santo indossa un  piviale  giallo  ricamato in oro,   fissato  con  una  spilla gemmata nel cui occhio centrale è contenuta una reliquia.

Sotto il piviale si nota il camice bianco e la sottoveste  rossa, e un'ultima tunica di raso viola. Completano la veste  episcopale altri accessori quali la stola, il "cindolo" e il collare con  la croce.  L'ampia mitra vescovile che sovrasta il capo è dorata  e copre quella chiara dipinta direttamente sul legno.

 

Il "santo" di S. Giorgio

Altezza 75 cm (lancia 79), peso 14,5 kg

 

È una statua equestre, la più complessa e più completa perché si  compone  di due figure scolpite in tutte le parti.

Il  piedistallo, che ha forma  di  ottagono  allungato  in  senso longitudinale,  presenta  due piccoli fori per i due spinotti del panottolo superiore che  dovranno essere stretti dai galletti, ed un  foro  quadrato  centrale per il cubo del  panottolo.  Cubo  e piedistallo  sono trapassati da un foro trasversale che  consente il  passaggio  di  uno spinotto con  capocchia  fissa  che  viene bloccato con un terzo galletto.

Il cavallo baio è raffigurato in atteggiamento di marcia. Le tre gambe  che  appoggiano  sul piedistallo, sono  in  ferro,  mentre quella  anteriore  sinistra  che è sollevata, è  in  legno  con rinforzo metallico.

 

 

Le  briglie sono in cuoio, la sella-gualdrappa è di stoffa  nera con due staffe in rame.

Il cavaliere è avvolto da un'ampio mantello, ovviamente azzurro, foderato  ed orlato, che scende su tutta la groppa ed  i  fianchi del  cavallo. L'armatura è liberamente ispirata al tardo  impero romano e si compone di un elmo in rame con piumaggio e sottomento e di una lorica dorata. Il resto delle vesti è dipinto e  consta di una calzamaglia verde corta e stivali neri.

La  mano  sinistra, che imbraccia lo scudo  crociato  in  ottone, regge  le  redini alle quali si aggiunge, durante la  Corsa,  una rosa.  La  mano destra impugna la lancia  alabardata  in  ottone. Caratteristici sono i dati somatici: sul volto vagamente asiatico spiccano dei baffi scuri, mentre i capelli castani scendono sulle spalle.

 

Il "santo" di S. Antonio

Altezza 96,20 cm  peso 11,5 kg

 

È  la  statua  di  fattura  più  semplice,  scolpita  in   noce rinforzato da staffe metalliche nei punti deboli, come sul collo.

Il   Santo   è  rappresentato   all'impiedi   in   atteggiamento contemplativo con il capo reclinato un poco all'indietro. Al pari di S.Ubaldo sono scolpite solo le parti esposte, mani e volto, su cui spicca la voluminosa barba bianca. Il capo è coronato da una mitra di stoffa bianca che, come per S.Ubaldo, copre la mitra  di legno.

 

 

Il  Santo indossa un saio con cappuccio di colore nero. I  piedi, appena  sbalzati nel legno del piedistallo rifinito ad  ottagono,  calzano dei sandali.

Al  cordone  che stringe il saio è attaccato  un  rosario  nero. Sulla  mano sinistra aperta verso l'alto brucia  il  tradizionale fuoco (chiamato scherzosamente dai ceraioli di diverso colore, il "pomodoro"), mentre la destra è piegata sul petto. Sotto il saio c'è  un  camice  bianco  con  sottoveste  rossa. 

Sulla  superficie anteriore e posteriore del tronco,  leggermente sagomato,  si  trovano  le asole per la  cavia  che  è  bloccata posteriormente da una "coppiglia" (molletta a forcella) che entra in un foro situato nella parte terminale della cavia.

Sulla  faccia inferiore del basamento, rifinito ad  ottagono,  si trova  la  cavità, più grande di quella di S.  Ubaldo,  per  il timicchione del cero.

 

LA BARELLA DEI SANTI

Accoglie i Santi nel trasporto al Palazzo dei Consoli la  mattina dei Ceri e durante la discesa dal monte alla fine della Corsa.

Fu  eseguita da Giuseppe Cipiciani nel 1935 e consta di tre parti distinte:  un  massiccio basamento coronato da  una  raggiera  di ferro battuto ad ogiva e due stanghe per il trasporto a spalla.

 

 

Dal basamento spuntano i tre timicchioni di legno che riproducono esattamente quelli superiori dei ceri,  ad eccezione di quello di S.Ubaldo che è più lungo perché il Santo viene installato  con il  basamento rialzato,  che invece non si monta sul  cero.  Ogni timicchione  possiede  cavie e spinotti di bloccaggio ancorati  a questi con catenelle.

La  disposizione  è quella classica di Alzata  con  S.Ubaldo  al centro, S.Giorgio sulla destra e S.Antonio sulla sinistra. 

La  raggiera è ornata da lampadine, alimentate da  una  batteria nascosta nel basamento.

Le  stanghe sono mobili e vengono montate il giorno dei Ceri  con un sistema di viti che le bloccano da sotto, dentro il  basamento della raggiera.

 

 

LE MISURE DEI CERI

 

 

PESO IN KG.

               

                      S.Ubaldo         S.Giorgio       S.Antonio 

                                                          

cero                 160,50            174,55            163,37    

                                                          

barella                90,73            91,77              104,07    

                                                          

santo                  16,45            14,50                11,60    

                                                          

cavia cero            2,00              2,00                 3,00    

                                                          

cavia santo           0,50              1,00                 0,75    

                    _____________________________________ 

                                                           

Totale peso      270,18            283,82           282,79    

                                                          

                                                          

ALTEZZA IN CM.                                      

                                                           

                         S.Ubaldo    S.Giorgio    S.Antonio 

                                                          

cero                     383,00        410,50        405,80    

                                                           

santo                    105,70         79,00         96,20                      

                    _____________________________________ 

 

Totale altezza     488,70        489,50        502,00

 

 

Peso e altezza dei Ceri hanno sempre costituito  argomento di vivaci dispute. Con apposita delibera, il Comune di Gubbio  ci ha  consentito,  il 13 maggio 1993, di effettuare la  pesa  e  la misurazione. Questo evento ha  sollevato  vivaci critiche  tra  i ceraioli presenti, quasi avessimo  profanato  un segreto  che  doveva rimanere inviolato.  Forse  avevano  ragione loro, perché il peso e l'altezza dei Ceri cambiano col succedersi degli eventi: cadute, restauri, influenze atmosferiche,  cosicché se li misurassimo oggi, i risultati sarebbero, anche se di  poco, sicuramente diversi.

 

 

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