
INTRODUZIONE
La tradizione vuole che i Ceri siano offerte votive al Santo Patrono tributate dalle Corporazioni considerate le più potenti della città: quella dei Muratori e Scalpellini, il cui Cero reca la statua di S.Ubaldo, quelle degli Artigiani e Merciai, con il Cero dedicato a S.Giorgio, ed infine quella degli Asinari, che comprende anche i lavoratori della terra (Contadini e Proprietari terrieri) e in tempi più recenti gli studenti ed i professionisti, rappresentata dal Cero di S.Antonio.
La Festa, senza interruzione dal XII secolo, ha luogo il 15 maggio, vigilia dell’anniversario della morte del Vescovo Ubaldo. Il giorno 16, vera Festa del Patrono, è dedicato al riposo, mentre il giorno 17 allo svago con la Fiera di S.Ubaldo.
Non è però nostra intenzione avvalorare in questa sede nessuna delle ipotesi formulate dagli studiosi circa l’origine della Festa, non ultima quella che vuol farla risalire ai riti pagani degli antichi Umbri, descritti dalle Tavole Eugubine.
Da semplici osservatori, quali ci siamo proposti di essere, possiamo solo dire che la Festa dei Ceri appartiene allo spirito più autentico della nostra gente. E lo spirito non ha tempo.
Né abbiamo inteso, con questo scritto, dettare regole o canoni, ma registrare, con l’attenzione e l’umiltà dei cronisti, ogni particolare ed ogni aspetto utile a far conoscere ed apprezzare, fuori dalle mura di Gubbio, questa nostra grande tradizione.
I CERI
I Ceri sono tre "macchine" di legno coronate da statue di Santi ed innestate verticalmente su altrettante barelle che ne permettono il trasporto a spalla.
Il termine "macchina", che a Gubbio non molto amato, per la sua apparente freddezza, è tuttavia accettato dalla tradizione italiana per definire strutture analoghe adibite al trasporto a spalla.
I Ceri constano di tre parti distinte: il cero propriamente detto (che indicheremo con la "c" minuscola), la barella e la statuetta del Santo, che vengono assemblati solo in occasione della Festa, ogni 15 maggio.
Durante l'anno, ceri e barelle sono custoditi presso la Basilica di Sant'Ubaldo, in vetta al monte Ingino, mentre le statuette dei Santi sono collocate nella chiesetta di San Francesco della Pace o dei Muratori, in Via Savelli.
IL CERO
Sebbene esistano evidenti differenze nella foggia, soprattutto per il cero di S.Ubaldo, criteri costruttivi e forma sono comuni a tutti e tre i ceri.
La forma del Cero
Pur con qualche differenza, i ceri possiedono una struttura ed una forma simile, caratterizzata dai due corpi, chiamati "buzzi" posti uno sopra l'altro.
I buzzi, vuoti all'interno, sono costituiti da tavolette perimetrali (il termine "buzzo" in eugubino è usato con il significato di "scatola cilindrica vuota") inquadrate da listelli, e formano in questo modo delle casse di risonanza vere e proprie.
Il buzzo superiore, più corto, ha una lunghezza pari a circa 3/4 di quello inferiore. Si tratta di un accorgimento tecnico che, oltre ad abbassare il baricentro del cero, contribuisce a soddisfare esigenze di armonia estetica.
I buzzi sono completati, a tutte e due le estremità, da cuspidi piramidali ad apice tronco. La cuspide superiore del buzzo di sotto e quella inferiore del buzzo di sopra si raccordano tra loro direttamente formando la caratteristica "strozza" a forma di clessidra detta anche "nodo".
Le cuspidi terminano con un'espansione a forma di cuscino chiamata "panottolo" in analogia con il panno arrotolato posto a cercine sul capo come base d'appoggio stabile per il trasporto di pesi.
Ogni cero possiede pertanto tre panottoli: il panottolo basso, di mezzo e alto.
Il panottolo basso, situato all'apice della cuspide inferiore del buzzo di sotto, è chiamato anche "culacciolo". È più massiccio e possiede una faccia inferiore perfettamente piatta che si appoggia direttamente sul barelone, è sempre sfaccettato e sulla faccia anteriore presenta tre intacche circolari colorate in rosso disposte orizzontalmente che servono per indicare il verso giusto del cero e facilitarne il montaggio.
Il panottolo di mezzo è situato al centro della "strozza" e per la forma può essere considerato il panottolo vero e proprio.
Il panottolo alto è situato alla sommità del cero sopra la cuspide più alta e funge da base per il piedistallo del Santo.
Accanto a queste strutture, che costituiscono la forma base, ne esistono altre che si possono considerare accessori del cero: le manicchie, i pioccoli ed i timicchioni.
Le manicchie (lett. maniglie) sono delle sbarre di legno situate ai due lati del buzzo ad una distanza di venti centimetri, che svolgono la duplice funzione di appiglio nel trasporto orizzontale e, specie quelle del buzzo di sopra, di ammortizzatori in caso di caduta del Cero. Ogni manicchia è collegata al cero da due assi trasversali di legno chiamate "stanghette", che formano un unico sistema. Le stanghette, connesse alle estremità con le manicchie, penetrano dentro il buzzo, attraversando il fusto (la trave centrale che costituisce l'anima del cero) da parte a parte e fuoriescono dal lato opposto innestandosi alla manicchia controlaterale.
Il piòccolo (lett. piolo) è un corto asse di legno fissato nella cuspide superiore del buzzo di sopra, che attraversa orizzontalmente in senso antero-posteriore, costituendo due estremità sporgenti di circa 20 cm. Ai piòccoli ed alle manicchie superiori venivano legate, fino ai primi del '900, le corde che aiutavano la stazione eretta del Cero. I timicchioni (detti anche "miticchioni", che letteralmente in eugubino significa "moncone di tronco d'albero") sono le estremità del fusto che fuoriescono dal panottolo superiore e dal culacciolo. Essi costituiscono rispettivamente il perno di fissaggio per la statuetta del Santo e quello per la barella. Per questo sono attraversati da un'asola metallica destinata ad accogliere la "cavia" (zeppa metallica) per il bloccaggio (vedi Alzata).
Le tavolette di rivestimento in legno di pino, oltre 90 per S. Ubaldo e 48 per gli altri due, sono decorate con motivi floreali eseguiti su tela di cotone (canapa per S.Ubaldo) incollata sul legno.
I ceri vengono decorati da bandierine a coda di rondine in carta stagnola dorata, inserite in apposite fessure situate tra buzzi e cuspidi e sull'estremità superiore delle manicchie, mentre dall'estremità inferiore di queste pendono delle nappe sempre dello stesso materiale. Bandierine e nappe vengono montate la sera prima dell'alzata e staccate come trofei dai ceraioli negli attimi precedenti l'alzata.
Struttura interna
Il rivestimento del cero è fissato su uno scheletro ligneo chiamato "modello", costituito dal fusto o albero, dai tabelloni centrali e dalle anime dei panottoli.
Il fusto attraversa per tutta la lunghezza i due buzzi e la strozza. Termina, fuoriuscendo dai due panottoli estremi, con i timicchioni. Lungo il fusto, a vari livelli, sono inserite in senso perpendicolare le anime dei tre panottoli ed i quattro tabelloni centrali, che sono le vere e proprie strutture portanti delle tavole esterne.
I tabelloni centrali separano all'interno i buzzi dalle cuspidi. Su questi tabelloni poggiano le stanghette delle manicchie che attraversano il fusto per alcune fessure dette "forazze" nelle quali sono inserite a pressione per svolgere al meglio la funzione di paraurti.
La struttura portante composta di legni particolari: il fusto centrale è in olmo, le tavolette ed i tabelloni in abete, le manicchie-stanghette ed i pioccoli in faggio, i panottoli in quercia.
CERO DI S.UBALDO
Dimensioni: reale cm 383 (427 inclusi i due timicchioni 24+20)
Peso: Kg 160,5
Anno di fabbricazione: 1883
Il cero di S.Ubaldo è più basso e più leggero degli altri due.
La sua forma molto più elaborata. Il cero attuale fu rifatto "in più elegante forma" nel 1883. Del cero precedente, fatto nel 1795, esiste un documento fotografico che lo rivela molto più sgraziato (La Festa dei Ceri, A.Barbi, 1993, vol.I, pag. 29).
I buzzi sono squadrati, con gli spigoli arrotondati che terminano con dei pomelli. Le facce del buzzo sono divise in tre settori: due laterali piatti e quello centrale convesso.
Il contorno dei buzzi di questo particolare cero non coincide con quello delle cuspidi, che sono ottagonali come quelle degli altri. Altra differenza abbastanza evidente è la forma dei panottoli, più ampi e sfaccettati. Manicchie e piòccoli sono sagomati a sezione ellittica e terminano con un'espansione sferica.
La decorazione è distribuita su 84 facce piane ed 8 convesse; queste ultime sono arricchite da stemmi. Sul buzzo inferiore sono raffigurati gli stemmi dei quattro quartieri (S.Giuliano davanti, S.Andrea a sinistra, S.Martino a destra e S.Pietro dietro); sul pannello anteriore del buzzo superiore spicca lo stemma di Gubbio, mentre quello dell'Università dei Muratori orna quello posteriore. Sul lato di destra l'iscrizione: IN PIÙ ELEGANTE / FORMA FU FATTO DI NUOVO / L'ANNO MDCCCLXXXIII; dall'altra parte: INIZIATRICE L'ARTE / DEI MURATORI A SPESE D'OGNI / ORDINE DI CITTADINI.
CERO DI S.GIORGIO
Dimensioni: reale cm 410,5 (max 21+12 degli spinotti = 442,5)
Peso: Kg 174,5
Anno di fabbricazione: 1888 da Giuseppe Filippetti detto Chicchero (restaurato in molte parti nel 1984)
È fatto secondo la struttura classica: buzzi e cuspidi hanno sezione ottagonale e, ad eccezione di quella terminale che è leggermente più stretta del buzzo superiore, sono perfettamente coincidenti tra loro.
A causa del diverso meccanismo di fissaggio del Santo il panottolo superiore possiede un timicchione a sezione quadrata detto "cubo" e due ferri a vite detti "spinotti", uno davanti e l'altro dietro al cubo, che devono attraversare i fori sul piedistallo della statuetta ed in cui si avvitano due galletti che bloccano il tutto.
Le manicchie hanno sezione rettangolare con il lato stretto in avanti. Le estremità sono corte e sagomate, nel senso longitudinale, a "testa di rettile".
Anche i piòccoli sono a sezione rettangolare e si inseriscono esattamente alla base della cuspide che ha una controcornice.
I motivi verdi e gialli delle decorazioni floreali che si ripetono alternati sulle 48 tavolette sono realizzati direttamente a mano. Le tele in cotone sono state probabilmente staccate dal vecchio cero (quello costruito nel 1799) ed adattate al nuovo (A. Barbi, "La Festa dei Ceri", 1993, pag.48). Unico elemento non floreale, lo stemma della Città di Gubbio dipinto al centro della faccia anteriore del buzzo superiore.
CERO DI S.ANTONIO
Dimensioni: reale cm 405,8 (max 26 + 20 = 451,8)
Peso: Kg 163,4
Anno di fabbricazione: 1893 da Giuseppe Filippetti detto Chicchero, lo stesso artigiano che ha fatto il cero di S.Giorgio.
Ha una forma pressocché analoga a quella del cero di S.Giorgio, dal quale differisce solo per alcuni dettagli. Le basi delle cuspidi sono ad ogni livello leggermente più strette dei buzzi corrispondenti. La base della cuspide più alta è ornata, contrariamente alle altre, da una controcornice.
Il panottolo superiore è squadrato e pertanto assomiglia molto al culacciolo, in corrispondenza dello spigolo anteriore destro presenta un misterioso anello.
Le manicchie, a sezione quasi quadrata, hanno estremità più allungate e sono trilobate ad "asso di picche" in senso trasversale.
I piòccoli, squadrati non appoggiano sul tabellone, ma sono situati in posizione più elevata.
La decorazione realizzata dal pittore Ugo Ungherini nel 1893 (E.A.Sannipoli, "Gubbio arte", 1993, 3-4) con la tecnica dello "spolvero" con pergamena traforata, si ripetono identici ai vari livelli. I colori attuali sono decisamente più scuri, il blu originale si è ossidato con il tempo in nero. Il cero è completamente privo di stemmi.
LA BARELLA
È la base lignea di appoggio del cero durante la stazione verticale e ne consente il trasporto a spalla. Le barelle dei tre Ceri sono quasi identiche per forma e dimensioni (cm 383 x 128). La forma è quella di una "H" maiuscola costituita da due assi di legno di pino chiamate "stanghe" parallele tra loro ed unite al centro da un tavolone di legno di sorbo, detto "barelone", su cui poggia il cero.
Fino all'inizio di questo secolo le due parti libere della stanga erano chiamate manicchie, in numero di quattro per ogni barella (anteriore destra e sinistra, posteriore destra e sinistra). Ogni specifica manicchia era affidata a gruppi di ceraioli che provenivano di solito dalla stessa zona. Come vedremo più avanti il termine manicchia viene oggi usato spesso anche in quest'ultima accezione. Si è perso invece il termine riferito alla barella. Indicheremo in seguito le Manicchie territoriali (vedi. cap. 2) con la "M" maiuscola e quelle del cero con quella minuscola. Per la barella useremo il termine più comunemente accettato di stanghe.
Le stanghe hanno una sezione rettangolare ad angoli arrotondati, con una parte intermedia, il "ceppo", più voluminosa. L'estremità, o "punta", si assottiglia assumendo una sezione quasi rotonda. Le stanghe presentano intarsi simili per tutti tre i Ceri: sul dorso sagome di frecce, sul fianco cunei e losanghe. Sulla faccia inferiore, nella parte prossima alla punta, si trova il foro per il perno dei piedistalli su cui saranno appoggiati i Ceri dopo la Mostra per la sosta pomeridiana dei Neri.
A metà della stanga si incastra il barelone, tenuto saldo da una serie di robuste viti e rafforzato, nel Cero di S.Antonio, da due traverse di ferro poste avanti e dietro.
Il dorso del barelone è piatto, funge infatti da piano di appoggio per la faccia inferiore del culacciolo del cero. Presenta al centro un foro quadrato detto "cava" in cui passa il timicchione. Il dorso del barelone reca due decorazioni simmetriche ad intarsio ai lati della cava, diverse da Cero a Cero, che rendono riconoscibile la barella. Per S.Ubaldo la decorazione è rappresentata da due "assi di coppe". Per S.Giorgio e S.Antonio due motivi a riccioli.
Nella faccia inferiore il bordo della cava è rinforzato da una armatura di legno e da un piastrone metallico, contro il quale viene incuneata a pressione la cavia (vedi Alzata).
È importante riconoscere il giusto verso della barella per facilitare l'incuneamento della cavia ed evitare che il cero "sbarelli", per questo motivo il davanti della barella è contrassegnato sul barelone con tre intacche circolari affiancate che devono giustapporsi con quelle del culacciolo del cero.
Sulla faccia inferiore della barella di S.Ubaldo sono degni di nota i due lacunari a listelli, fatti nel 1902 da Gaetano Agostinelli, lo stesso autore dei Piedistalli di appoggio per la sosta dei Neri (E.A.Sannipoli, "Gubbio arte", 1993, 3-4).
I "SANTI"
Dal momento dell'Alzata per tutta la Corsa la sommità del cero è ornata dalla statuetta lignea del Santo, protettore della corporazione che il Cero rappresenta. Il Santo è il simbolo del Cero stesso, il colore dominante della sua veste è quello delle divise dei ceraioli (giallo per S.Ubaldo, azzurro per S.Giorgio e nero per S.Antonio) e gli oggetti che reca (mitra e pastorale per S.Ubaldo, lancia ed elmo per S.Giorgio, fiamma per S.Antonio) ne diventano lo stemma.
Durante l'anno le statuette dei Santi dette semplicemente "i Santi", sono custodite presso la chiesetta di S.Francesco della Pace sede dell'Università dei Muratori e Scalpellini.
Le statue nel loro genere sono dei capolavori, il cui segreto sta proprio nel limite estetico: le sproporzioni. Le teste e le mani sono più grosse dei tronchi ed in particolare il Santo di S.Giorgio è più grande rispetto al cavallo. Le statue devono risaltare in cima al Cero e solo la sproporzione può dare l'effetto giusto.
Il "santo" di S. Ubaldo
Altezza 105,70 cm, peso 16 kg
La statua è scolpita in noce, rinforzato in alcuni punti da staffe metalliche. La base poggia su un piedistallo prismatico ottagonale che la innalza ancora di più e che richiama la cuspide superiore del cero.
La statua è molto curata nelle parti scoperte, mani e volto, specialmente a quest'ultimo l'ignoto artista ha voluto dare un'irripetibile espressione di rassicurante pace che traspare evidente al di sotto della folta barba bianca.

Dal tronco, leggermente sagomato, spuntano le braccia, che sono fisse, e la parte anteriore dei piedi. All'interno il tronco è parzialmente cavo per accogliere il timicchione superiore del cero e sulla faccia, anteriore e posteriore, presenta le asole per la cavia che blocca il Santo al cero.
Sant'Ubaldo è rappresentato nell'atto di benedire. La mano destra con le prime tre dita alzate reca al medio un anello d'oro, la sinistra regge il pastorale in ottone. Il Santo indossa un piviale giallo ricamato in oro, fissato con una spilla gemmata nel cui occhio centrale è contenuta una reliquia.
Sotto il piviale si nota il camice bianco e la sottoveste rossa, e un'ultima tunica di raso viola. Completano la veste episcopale altri accessori quali la stola, il "cindolo" e il collare con la croce. L'ampia mitra vescovile che sovrasta il capo è dorata e copre quella chiara dipinta direttamente sul legno.
Il "santo" di S. Giorgio
Altezza 75 cm (lancia 79), peso 14,5 kg
È una statua equestre, la più complessa e più completa perché si compone di due figure scolpite in tutte le parti.
Il piedistallo, che ha forma di ottagono allungato in senso longitudinale, presenta due piccoli fori per i due spinotti del panottolo superiore che dovranno essere stretti dai galletti, ed un foro quadrato centrale per il cubo del panottolo. Cubo e piedistallo sono trapassati da un foro trasversale che consente il passaggio di uno spinotto con capocchia fissa che viene bloccato con un terzo galletto.
Il cavallo baio è raffigurato in atteggiamento di marcia. Le tre gambe che appoggiano sul piedistallo, sono in ferro, mentre quella anteriore sinistra che è sollevata, è in legno con rinforzo metallico.
Le briglie sono in cuoio, la sella-gualdrappa è di stoffa nera con due staffe in rame.
Il cavaliere è avvolto da un'ampio mantello, ovviamente azzurro, foderato ed orlato, che scende su tutta la groppa ed i fianchi del cavallo. L'armatura è liberamente ispirata al tardo impero romano e si compone di un elmo in rame con piumaggio e sottomento e di una lorica dorata. Il resto delle vesti è dipinto e consta di una calzamaglia verde corta e stivali neri.
La mano sinistra, che imbraccia lo scudo crociato in ottone, regge le redini alle quali si aggiunge, durante la Corsa, una rosa. La mano destra impugna la lancia alabardata in ottone. Caratteristici sono i dati somatici: sul volto vagamente asiatico spiccano dei baffi scuri, mentre i capelli castani scendono sulle spalle.
Il "santo" di S. Antonio
Altezza 96,20 cm peso 11,5 kg
È la statua di fattura più semplice, scolpita in noce rinforzato da staffe metalliche nei punti deboli, come sul collo.
Il Santo è rappresentato all'impiedi in atteggiamento contemplativo con il capo reclinato un poco all'indietro. Al pari di S.Ubaldo sono scolpite solo le parti esposte, mani e volto, su cui spicca la voluminosa barba bianca. Il capo è coronato da una mitra di stoffa bianca che, come per S.Ubaldo, copre la mitra di legno.
Il Santo indossa un saio con cappuccio di colore nero. I piedi, appena sbalzati nel legno del piedistallo rifinito ad ottagono, calzano dei sandali.
Al cordone che stringe il saio è attaccato un rosario nero. Sulla mano sinistra aperta verso l'alto brucia il tradizionale fuoco (chiamato scherzosamente dai ceraioli di diverso colore, il "pomodoro"), mentre la destra è piegata sul petto. Sotto il saio c'è un camice bianco con sottoveste rossa.
Sulla superficie anteriore e posteriore del tronco, leggermente sagomato, si trovano le asole per la cavia che è bloccata posteriormente da una "coppiglia" (molletta a forcella) che entra in un foro situato nella parte terminale della cavia.
Sulla faccia inferiore del basamento, rifinito ad ottagono, si trova la cavità, più grande di quella di S. Ubaldo, per il timicchione del cero.
LA BARELLA DEI SANTI
Accoglie i Santi nel trasporto al Palazzo dei Consoli la mattina dei Ceri e durante la discesa dal monte alla fine della Corsa.
Fu eseguita da Giuseppe Cipiciani nel 1935 e consta di tre parti distinte: un massiccio basamento coronato da una raggiera di ferro battuto ad ogiva e due stanghe per il trasporto a spalla.
Dal basamento spuntano i tre timicchioni di legno che riproducono esattamente quelli superiori dei ceri, ad eccezione di quello di S.Ubaldo che è più lungo perché il Santo viene installato con il basamento rialzato, che invece non si monta sul cero. Ogni timicchione possiede cavie e spinotti di bloccaggio ancorati a questi con catenelle.
La disposizione è quella classica di Alzata con S.Ubaldo al centro, S.Giorgio sulla destra e S.Antonio sulla sinistra.
La raggiera è ornata da lampadine, alimentate da una batteria nascosta nel basamento.
Le stanghe sono mobili e vengono montate il giorno dei Ceri con un sistema di viti che le bloccano da sotto, dentro il basamento della raggiera.
LE MISURE DEI CERI
PESO IN KG.
S.Ubaldo S.Giorgio S.Antonio
cero 160,50 174,55 163,37
barella 90,73 91,77 104,07
santo 16,45 14,50 11,60
cavia cero 2,00 2,00 3,00
cavia santo 0,50 1,00 0,75
_____________________________________
Totale peso 270,18 283,82 282,79
ALTEZZA IN CM.
S.Ubaldo S.Giorgio S.Antonio
cero 383,00 410,50 405,80
santo 105,70 79,00 96,20
_____________________________________
Totale altezza 488,70 489,50 502,00
Peso e altezza dei Ceri hanno sempre costituito argomento di vivaci dispute. Con apposita delibera, il Comune di Gubbio ci ha consentito, il 13 maggio 1993, di effettuare la pesa e la misurazione. Questo evento ha sollevato vivaci critiche tra i ceraioli presenti, quasi avessimo profanato un segreto che doveva rimanere inviolato. Forse avevano ragione loro, perché il peso e l'altezza dei Ceri cambiano col succedersi degli eventi: cadute, restauri, influenze atmosferiche, cosicché se li misurassimo oggi, i risultati sarebbero, anche se di poco, sicuramente diversi.
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