I CERAIOLI

 

Sono  le persone deputate a portare i Ceri: in linea  di  diritto tutti gli eugubini di nascita o autenticamente acquisiti. Portare il  Cero è un atto qualificante della vita di un eugubino  e  può avere  un  riflesso  positivo nella professione e  nei  rapporti interpersonali.  Contrariamente a quello che si può  credere il ceraiolo  non  deve  avere  requisiti  fisici  particolari.  Ogni ceraiolo infatti  in base alla propria struttura  fisica  può essere  utilizzato al meglio in determinati pezzi  del  percorso.

È  vitale  per la Corsa che i ceraioli siano il  maggior  numero possibile,  anche se attualmente si riscontra un esubero, che  fa reclamare da più parti un allungamento del percorso.

Per diventare un buon ceraiolo la prima virtù è la “pazzia”,  che in fondo è la coscienza di sapere

che cosa si sta facendo. È la ricerca  del  giusto  equilibrio tra  allegria  e  serietà,  tra azzardo e sicurezza, equilibrio che nasce dalla tradizione, dalla devozione verso gli antenati e verso quella somma di valori umani e  spirituali  che  il Cero sintetizza. Non  ci  si  può  infatti avvicinare  al  Cero  a  cuor  leggero.  Non  si  tratta  di  una esibizione  di  forza  o di un gioco, ma è  una testimonianza  di civiltà.... 

La  seconda  virtù  del ceraiolo,  quella  necessaria  per  fare carriera,   è  “la  ‘gnoranza”,  che  non  va  considerata   “non conoscenza”,  quanto  piuttosto determinazione  nell’eseguire  il proprio  dovere  e  nel reclamare i propri diritti acquisiti. 

 

 

L’APPARTENENZA

 

In origine l’appartenenza al Cero era regolata  dall’affiliazione ad  una  determinata  Corporazione, e veniva  tramandata  con  il mestiere  di  padre  in figlio. Da ciò derivavano  una  serie  di obblighi,   non  sempre  graditi, quali   l’organizzazione   del trasporto e le relative spese.

Al Cero di S.Ubaldo appartenevano i muratori, gli scalpellini,  i fornaciari,  i cavapietra, che si  riconoscevano  nell’Università dei Muratori.

A quello  di S.Giorgio aderivano i  merciai  (l’Università  dei Merciai  fu  abolita da un decreto napoleonico nel  1801,  da  A.  Barbi, “La festa dei Ceri”, 1993, pag. 24) e tutti gli  artigiani rappresentati  dalla  Università dei Fabbri, Falegnami,  Sarti, Calzolai, per citare quelle ancor oggi esistenti.  Facevano  parte del Cero di S.Antonio inizialmente  gli  asinari, vale  a dire gli antichi trasportatori, cui in un  secondo  tempo (1552)  si sostituirono contadini e proprietari terrieri  (P.  L.  Menichetti,  “Le Corporazioni delle Arti e Mestieri  medievali  a Gubbio”, 1980, pag. 248) e in questo secolo anche gli studenti.  L’appartenenza al Cero non ha legami con il territorio.  I  Ceri non rappresentano né contrado né quartieri, anche se in  alcune zone di Gubbio prevale l’appartenenza ad un determinato Cero. Sul piano storico ciò si può spiegare con la concentrazione in queste zone di particolari mestieri. Ecco alcuni esempi S. Ubaldo, case popolari, S. Giorgio, Madonna degli Angeli, S. Antonio, nelle vie “nobiliari” della città Corso e via Savelli) e nelle “ville di campagna. queste zone di prevalenza tendono a corrispondere  alle Manicchie,  le  entità territoriali in cui  sono  organizzati  i ceraioli.

Oggi, con il decadere degli antichi mestieri, la fede ceraiola  è frutto  di  una libera scelta, anche se  fortemente  legata  alle  tradizioni  familiari.  Dove  la tradizione  è più  forte  e  più sentita  si sono consolidati veri e propri “casati ceraioli”  che costituiscono l’aristocrazia del Cero. Quasi  tutti  i  fanciulli  subiscono  influenza  da  parte   dei genitori, specialmente del padre. Quello che conta è  influenzare i figli maschi, che sono l’oggetto delle maggiori pressioni;  per le  femmine la scelta è molto più libera, perché le donne  non prendono  il  Cero.  Il condizionamento  è  tanto  più  marcato quanto  più  si  tratta di discendenti  di  importanti  “casati ceraioli”.  Nel  caso  di matrimoni tra  genitori  provenienti  da casati legati a Ceri differenti, il Cero suggerito alla prole  è di  solito quello del padre, tuttavia se il “casato” della  madre è più forte  può avere la meglio. Non  è  raro  poi  il  caso  di  figli  che,  per   spirito   di contraddizione, scelgono un Cero diverso da quello dei genitori.

 

LA DIVISA

 

Semplicissima, possiede tuttavia un grande effetto  coreografico. Nata  nel  secolo scorso quasi completamente  bianca,  ha  subito degli  aggiustamenti, specialmente per quanto riguarda i  colori, in seguito alla Mostra del Folklore tenutasi a Venezia nel  1928. È ispirata ad un modello ottocentesco e ricalca la foggia  delle divise garibaldine. Si  compone di una camicia a tinta unita di raso abbottonata  sul davanti  con  spalline e taschini. Il colore  della  camicia  è legato al Cero di appartenenza: giallo per S.Ubaldo, azzurro  per S.Giorgio e nero per S.Antonio. I pantaloni, che i ceraioli sono soliti arrotolare o stringere in fondo  per evitare inciampi, sono bianchi e dello  stesso  colore dovrebbero essere anche le scarpe.

 

 

I ceraioli recano al collo  il "fazzoletto",  un ampio triangolo di stoffa rossa, che,  come  il bianco, è per tradizione considerato un colore neutro,  annodato sul  petto o meglio “puntato davanti” dopo essere stato  infilato in un anello di ottone, e fatto passare nelle due spalline  della camicia. Al fazzoletto vengono uniti i tradizionali mazzolini  di fiori. Alla vita, annodata sul lato sinistro, pende la  fusciacca rossa.  È  caduta  in  disuso  la  “beretta”  rossa,  una  volta copricapo  comune a tutti i ceraioli ed oggi invece indossata  di regola dai Capitani e dall'Alfiere.

Vestire  la divisa non è obbligatorio, non è “l’abito a  fare il  monaco”, importante è invece che il ceraiolo si accosti  al Cero  con  il  giusto decoro. Un esempio  limite  per  tutti:  è piuttosto frequente nelle foto delle edizioni dei Ceri degli anni 50-60,  epoca di disaffezione nei confronti della divisa,  vedere ceraioli  sotto  il  Cero con il vestito  “buono”  con  tanto  di giacca, cravatta e scarpe da passeggio.  

 

LE MANICCHIE

 

Corrispondono  alla divisione territoriale dei ceraioli. Fino  ai primi  del  Novecento  con questo termine  venivano  indicate  le stanghe  della barella: le quattro manicchie della  barella  (due avanti  e due dietro) venivano affidate dai Capitani del Cero  ad un  gruppo  di ceraioli scelti tra amici  e  parenti  provenienti dalla  stessa zona (A.Barbi, “La festa dei Ceri”,  1993,  pag.25-26).  Questo gruppo di persone prendeva il nome di Manicchia.  Ad ogni  Manicchia  (di  ceraioli)  competeva  in  Corsa  una   sola manicchia della barella ed i cambi non erano tra loro  coordinati e  le spalle spesso erano disuguali.

Le  Manicchie  erano composte da un gruppo base di  10  ceraioli, otto dei quali si alternavano sui due posti a spalla  disponibili per  ogni  manicchia  della barella.  I  rimanenti  due  ceraioli dovevano coordinare i cambi correndo in mezzo alle manicchie, uno di  questi due con ruolo di capomanicchia era detto  “capodieci”, capo dei dieci. I ceraioli effettivi per ogni Cero erano pertanto 40 (10 x 4  Manicchie) ed i capodieci erano 4 (1x4 Manicchie).

Con  l’affermarsi  della  tattica  del  cambio  simultaneo  e  la creazione delle mute il termine Manicchia è rimasto ad  indicare solo una aggregazione topografica di ceraioli.

Il  ruolo  delle  Manicchie,  anche se da  più  parti  messo  in discussione,  è ancora oggi molto importante: tutto il  percorso è  ripartito tra le varie Manicchie, cui competono, ormai  quasi per  tradizione,  un  numero  di  mute  ed  una  serie  di  pezzi proporzionati  alla  forza numerica ed al  prestigio  di  ognuna.

Legata sempre alle Manicchie è l’annuale scelta del Capodieci di brocca,  capo  del  Cero, che viene eletto  tra  candidati  della Manicchia di turno per quel determinato anno.

Non è indispensabile per un ceraiolo far parte o riconoscersi in una  Manicchia,  ma è  di  fatto  più  difficile  crearsi  una “posizione”  senza il consenso di queste aggregazioni.

 

 

Dalle quattro tradizionali Manicchie per ogni Cero si è  passato ad un numero di Manicchie differente da Cero a Cero. Va precisato che   le  Manicchie  possono  essere  soggette  a   fondersi,  a scomparire  e a  ricostituirsi  di  nuovo  in  funzione   della popolazione  ceraiola  residente.

Attualmente la situazione delle Manicchie è questa. Per S.Ubaldo le Manicchie sono tre: Manicchia orientale di città, Manicchia occidentale  di città  (S.Martino e  Case  popolari),  Manicchia  di campagna.

Per  S.Giorgio  le Manicchie sono sei. Tre di  città:  S.Pietro-Madonna degli Angeli, S.Martino, S.Agostino. Tre di campagna:  di levante  (Padule-S.Marco), di ponente (Semonte-Mocaiana) e  della piana.

Per  S.Antonio si sono ridotte a due grandi Manicchie:  città  e campagna, a loro volta suddivise in varie sottomanicchie.  

 

I RUOLI DI CORSA

 

I  ceraioli  possono  occupare  varie  posizioni  sulla  barella: a “spalla” e “in mezzo”. I  ceraioli “a spalla” sono quelli che reggono con la  spalla  il Cero  disponendosi   sul lato esterno della stanga e  girando  il braccio  intorno  a  questa.  Un tempo i  ceraioli  a  spalla  si disponevano  pure  all’interno,  posizione  penalizzante  per  la velocità  e  la sicurezza del Cero. I ceraioli a  spalla  stanno in fila sotto la stanga, quattro per parte, e dalla posizione che occupano prendono il nome di puntaroli avanti, cepparoli avanti, cepparoli dietro e puntaroli dietro.

Il  gruppo degli otto ceraioli a spalla, che prendono insieme  ed insieme  lasciano  il Cero, prende il nome  di  “muta”,  l’unità funzionale   della  Corsa.  Di  solito  i  ceraioli  della   muta provengono tutti dalla stessa Manicchia, anche se questo criterio non  vale per le mute improvvisate. La muta ideale è  quella  in cui  tutti i ceraioli “ce fanno”, ossia hanno  una  distribuzione equilibrata  dei  pesi  e spalle di  altezza  proporzionata  alla stanga ed al tipo di percorso. In quasi tutti i tratti i ceraioli a  spalla  sono aiutati da altri ceraioli  chiamati  bracceri.  I ceraioli  “in  mezzo”  hanno funzioni  di  controllo  dei  cambi, regolazione  della velocità ed intervento in caso  di  cedimento dei ceraioli a spalla. Cambiano con una frequenza inferiore ed in tempi diversi rispetto a questi ultimi.

Sono in numero di quattro e si dispongono alla stessa altezza del ceraiolo  a spalla; il capodieci “di corsa” tra i  due  puntaroli avanti,  il  barelone  avanti  tra i  due  cepparoli  avanti,  il barelone  dietro  tra  i due cepparoli dietro,  il  capocinque o sterzarolo tra i due puntaroli dietro. Nei tratti in salita i due bareloni possono essere facoltativi.

 

 

Puntarolo avanti

Nome  derivato  dall’estremità della  stanga  (punta).  Chiamata anche “punta  davanti”. È il primo uomo della stanga, il più alto nei tratti in discesa ed  il  più basso in quelli in salita. Occupa quello  spazio  di stanga compreso tra l’impugnatura della mano e la spalla, in modo da  lasciare più stanga possibile ai cepparoli. Il  compito  del puntarolo avanti è quello di imprimere la velocità al Cero e di impostarne la traiettoria. Per far questo occorre che il peso  da lui sopportato sia di regola inferiore a quello degli altri.  

 

Cepparolo avanti

Deriva  il suo nome dalla zona più voluminosa e  centrale  della stanga  (Ceppo)  ed  è  anche  detto  “ceppo  davanti”.   È  in discesa più basso del puntarolo avanti ed in salita  più alto.  La  posizione sotto la stanga  è  immediatamente  davanti all’intersezione del barelone con la stanga. Il  cepparolo avanti porta più peso del puntarolo, ha  l’obbligo solo  di sostenere il Cero senza correggere la traiettoria,  dal momento che la sua visuale è molto ridotta.

 

Cepparolo dietro

Occupa  il  posto  della stanga posteriore  al  cepparolo  avanti immediatamente  dietro al barelone. Si può chiamare anche “ceppo dedietro”. Rispetto al cepparolo avanti è più basso in discesa e più  alto in  salita. Si dispone subito dietro l’intersezione del  barelone con  la stanga. Insieme al cepparolo avanti sostiene il peso  del Cero.

 

 

Puntarolo dietro

Occupa la parte finale della stanga ed è spesso indicato con  il termine di “punta dedietro”. Il  puntarolo dietro ha l’obbligo di incrementare la  potenza  di spinta  del  Cero.  La posizione deve essere  la  più  arretrata possibile e  la  sua spalla deve poggiare  contro  la  mano  del capocinque.  Dovrebbe essere un poco più alto del suo  cepparolo per compensare la rastrematura della stanga.

 

Capodieci di corsa

Detto semplicemente capodieci ed un tempo anche primo  capodieci. È  il  nome  del  ceraiolo che occupa lo spazio  tra  le  punte anteriori della barella. Con lo stesso nome viene indicato  anche il  capo eletto del Cero, il Capodieci di brocca, che  per  ovvie ragioni  fisiche,  non può ricoprire il ruolo  di  capodieci  di corsa  su  tutto  il percorso, ma  deve  condividerlo  con altri ceraioli.  Nella nostra trattazione indicheremo il  capodieci  di corsa  con  la  iniziale  minuscola e quello  di  brocca  con  la maiuscola.

Oggi il capodieci governa in corsa fino a  dodici ceraioli  senza contare  i  bracceri,  ma  il  nome,  come  già  ricordato,   fa riferimento ai dieci ceraioli che componevano una Manicchia.

Il  capodieci  impugna  tutte e due  le  stanghe,  anzi  dovrebbe correre  con le mani intorno allo spigolo esterno della stanga e con il peso di questa che grava sul polso tanto da provocare  una ecchimosi  (i  “polsi ‘maccati”).  La  posizione  deve  essere a chiusura  posteriore  della spalla del puntarolo  in  maniera  da essere  pronto per entrare ed avere la sensibilità di  eventuali cedimenti.

Lo  scopo è quello di controllare i puntaroli durante i cambi e durante  la corsa. Al momento del cambio, il capodieci guida  con la  mano l’entrata in sede della spalla del nuovo  puntarolo.  In caso di incertezza deve essere pronto a rimpiazzare  dall’interno un  puntarolo in difficoltà. Imprime le correzioni  dovute  alla traiettoria  impostata dai puntaroli avanti forzando con la  mano sulla  stanga  da frenare. La mano può essere portata  sopra  la stanga  per esercitare più forza frenante, solo nel caso in  cui il capodieci sia sicuro della stabilità dei propri puntaroli. In slancio si protende in avanti con il petto, in frenata punta i piedi indietreggiando con le spalle. 

 

Barelone avanti

Termine  derivato  dal nome della traversa di legno di  sorbo  su cui  poggia  il panottolo del Cero, che il  ceraiolo a  barelone sfiora  con  la  schiena.  Era  detto  anche  secondo  capodieci, definizione storica, che risale ai tempi quando i capodieci delle Manicchie  del Cero si alternavano “in mezzo”  alle  manicchie davanti, oggi caduta in disuso.

Sta  alla  spalle del capodieci e agisce perciò come  “ruota  di scorta” dei cepparoli. Ne controlla infatti i cambi, correndo con le  mani  dietro le spalle di questi. Al momento del  cambio  dei cepparoli  alcuni  bareloni si mettono con la “groppa”  sotto  la traversa  in  modo  da compensare le eventuali  pendute e   dare stabilità al Cero. Il barelone avanti possiede una visuale  più ampia  di  quella  del Capodieci e  provvede  tempestivamente  ad avvisarlo   di  tutte  le  esitazioni  del  Cero. Deve  essere molto ben preparato atleticamente,  resistente  alla corsa,  perché cambia con minor frequenza di tutti gli altri, e pronto  alle  variazioni  di velocità che il  Cero  subisce  con l’alternarsi delle mute. 

 

Barelone dietro

Corre tra le stanghe nello spazio retrostante al barelone. Ha una visuale ristretta perché il campo visivo è ridotto dalla presenza del cero. Come tutti i ceraioli “in mezzo” deve sostenere la stanga con le mani posizionate alle spalle dei cepparoli dietro in modo tale che questi non possano scorrere verso il puntarolo dietro.

Quando ci sono i fuori passo ed il Cero comincia a “ballare” deve ridare il passo con invocazioni o rallentando. Il barelone dietro nei tratti in salita contribuisce ad aumentare la spinta in modo considerevole, avanzando l’impugnatura delle mani una volta che ha disposto i cepparoli. I bareloni dietro sono scelti insieme a quelli avanti e ne condividono la rarità dei cambi.   

 

Capocinque

Detto anche sterzarolo, il termine deriva da capo dei cinque ceraioli posteriori (i due cepparoli dietro, i due puntaroli dietro, il capocinque), anche se spesso con la presenza del barelone dietro i ceraioli sono in sei. Controlla  i cambi dei puntaroli dietro e con le mani  ne  blocca posteriormente la spalla impedendo che questi possano sfilare.

È il ceraiolo che ha la visuale più ampia. È in grado  infatti di osservare, meglio degli altri ceraioli, gli  “intraversamenti” ed ogni altro movimento anomalo del Cero. Il  suo ruolo è fondamentale in curva, perché la mobilità  del Cero  è  massima  in coda. Segue la  traiettoria  impostata  dai puntaroli avanti e dal capodieci. Opera solo piccole  correzioni trattenendo la stanga interna.

 

 

Braccere

Detto  anticamente   anche  imbracciatore,  è  un  ruolo   molto importante  ed ingiustamente considerato di minore prestigio.  Il braccere  corre  abbracciato al fianco del ceraiolo che  regge a spalla  il Cero. Il braccere ideale deve avere una  statura  più bassa del ceraiolo che sostiene. È di solito un giovane, che  ha con il ceraiolo un rapporto di fiducia, quasi di allievo-maestro, ma  non di rado può essere anche il contrario:  un  vecchio  ed esperto braccere che si affianca ad un ceraiolo che prova per  la prima volta un pezzo difficile. Spesso  avviene che al giovane braccere, una volta  cresciuto  ed ormai   pratico  del  pezzo,  il  ceraiolo  lascerà  il   posto. In alcuni pezzi è indispensabile, specialmente all’esterno delle curve o  delle birate. In salita può essere facoltativo  ed  è reclutato sul posto in maniera estemporanea. In certe  occasioni, infine, a causa della strettezza della via, è impossibile averlo (Buchetto).

In  Corsa ogni braccere si dispone poco più avanti  del  cambio. Entra  dopo  che  i ceraioli si sono posizionati.  Con  una  mossa rapida  il  braccere  affianca  il  proprio  ceraiolo  che  tende all’esterno il braccio libero. Il braccere cinge con il braccio i lombi del ceraiolo e questo appoggia intorno al collo il  braccio libero,  il cui polso è bloccato dall’altra mano  del  braccere.

Braccere e ceraiolo vengono così a creare un  insieme  compatto che rimarrà tale fino al cambio successivo. Una volta entrato un nuovo  ceraiolo  è  compito del braccere  pilotare  fuori  dalla traiettoria  del Cero il ceraiolo, che ha ormai dato  tutto,  per non intralciare la marcia del Cero. 

 

 

 

IL CAMBIO IN CORSA

 

Il cambio in corsa è la caratteristica principale della corsa, il segreto   della  sua  bellezza,  della  sua   spettacolarità e velocità. La  ripartizione dei “pezzi”, che sono frazioni di corsa  coperte da un cambio, tra i ceraioli viene decisa nell’ambito di riunioni “fiume”  presiedute dal Capodieci. L’esame della corsa  dell’anno precedente serve da base per l’organizzazione di quella prossima. I  ceraioli  “in  mezzo”e le mute che  si  sono  ben  comportate vengono  di  solito  confermate,  altrimenti  si  cercano   nuovi rimpiazzi.

Nella  disposizione delle mute viene considerata la Manicchia  di provenienza,  in  modo  da attribuire  ad   ogni  Manicchia,  con equità,  i pezzi considerati più “ambiti”.  Nella  scelta  del “pezzo” i  ceraioli  si  ispirano  anche  a  criteri   abitativi (prendere il Cero nel luogo dove si abita) o ereditari (un  pezzo che facevano il padre o il nonno).

 

Il cambio della muta

La  muta è composta dagli otto uomini che prendono  il  Cero a spalla,  più  i rispettivi bracceri. Il cambio  della  muta   è simultaneo  per  tutti gli otto ceraioli che  la  compongono.  È questo   il  sistema  che  garantisce  la   maggiore   velocità, risultato di un’esperienza maturata nei secoli. I momenti che precedono il cambio sono particolarmente  convulsi: il  capodieci  ed il capocinque che  dovranno  effettuare  quella parte  del  percorso passano sempre in rassegna le  proprie  mute rivolgendo  loro  la domanda di rito: “A posto?”  e  controllando che  le spalle dei ceraioli siano “pare”. Nell’ambito  della  muta  c’è sempre  una  persona  di  maggiore rilievo, una specie di “capomuta” cui i capodieci si rivolgono.

Il  cambio  del  puntarolo avanti, del  cepparolo  avanti  e  del cepparolo dietro è simile. Ogni ceraiolo che entra conosce  già il  posto  che  deve  occupare  nella  stanga  e  dovrebbe  anche conoscere  fisicamente  chi  sostituirà  e  chi  sarà  il   suo sostituto.

 

 

Ci deve essere prontezza tanto in quelli che danno il cambio  che in  quelli che lo ricevono.  I ceraioli entranti si preparano  al cambio disponendosi sulla traiettoria prevista del Cero e tra  di  loro  devono  lasciare  lo spazio sufficiente  al  passaggio  dei ceraioli uscenti e dei bracceri.

Entrare  sotto la stanga è una manovra non  facile,  perché  il ceraiolo   entrante  deve  eliminare  tutte  le  persone  che  si frappongono  tra  lui e la stanga ed eseguire  la  manovra  nella maniera più veloce e più risoluta possibile. 

Di  solito  i  ceraioli   si dispone di taglio in modo  da  far defluire  alle spalle gli intrusi e crearsi uno spazio libero  di manovra. Il ceraiolo entrante deve avere, già prima del  cambio, lo stesso passo del Cero. Secondo  i dettami classici il  cambio deve essere  rigorosamente eseguito  da  dietro, vale a dire alle spalle  del  ceraiolo  che viene sostituito. Unica eccezione il cambio del puntarolo dietro, che descriveremo più sotto. Un  attimo  prima che il ceraiolo uscente “scappi”,  il  ceraiolo entrante  mette  la spalla sotto la stanga e la  blocca  con  il braccio, passando  la mano al di sopra. Mentre a voce  incita  il ceraiolo uscente ad andarsene, con la mano libera lo “butta  via” insieme  al braccere.

Per il puntarolo dietro il cambio deve avvenire dal davanti, vale a dire entrando nello spazio antistante al puntarolo dietro,  che è costretto a sfilare perché  gli manca lo spazio sulla stanga.

Il ceraiolo,  una volta entrato e  sistematosi sulla stanga, alza il  braccio  libero che deve essere  prontamente  afferrato  dal braccere entrante. Questi, dispostosi, qualche metro più avanti,  ha  liberato  il percorso in modo che nessuno  intralci  l’impeto della muta fresca.

Ad  una  fase  di entrata in cui il  Cero  rallenta  ed  oscilla, rischiando  di cadere,  segue la fase in cui la muta fresca  può dare  il massimo della sua velocità,  in gergo ceraiolo la  muta “stende” o “camina”,  che non significa assolutamente andare  al passo,  ma  invece raggiungere la massima velocità,  quella  che gonfia le vesti o la mantellina del Santo. 

 

 

Il cambio del capodieci

Il  capodieci  cambia con minore frequenza rispetto ai  cambi  di muta, perché il suo ruolo, che è di controllo, è meno faticoso. Il capodieci entra quando la muta si è completamente sistemata. I due  capodieci  che si avvicendano si devono conoscere e  devono avere pattuito in anticipo le modalità del loro cambio. Il  Cero deve  rimanere  il minor tempo possibile senza guida, per  cui  i cambi devono essere rapidi e puliti. Il  capodieci uscente esegue uno scatto per portarsi  davanti  al Cero in corsa,  nel gergo “scappa”,  senza intralciare le proprie punte  ed  i rispettivi bracceri,  e ciò avverrà tanto  meglio, quanto più il capodieci sarà lucido ed “in fiato”.  Esegue  poi un  rapido scarto verso il lato della strada.

Il  capodieci  entrante segue con attenzione le mosse  di  quello uscente e deve portarsi al centro delle stanghe, provenendo  dal lato opposto. I cambi dei capodieci sono rigorosamente prestabiliti nella  fase di organizzazione della corsa.

 

 

Il cambio del barelone avanti

È  un  ruolo in cui è molto difficile il  cambio,  che  avviene con frequenza almeno doppia o tripla a quella del  capodieci.  Di solito anche l’uscita del barelone è programmata ed ha luogo con questa sequenza: esce il capodieci senza sostituto,   in barelone sfila  avanti  al  suo posto,  riceve il  cambio  con  le  stesse modalità  descritte per il capodieci.  Una volta entrato,  sfila all’interno per lasciare il posto al nuovo capodieci.

Quando  il  barelone sia molto stanco può  ricorrere  al  cambio passivo: si  accuccia e sfila sotto il barelone, passando  tra  i ceraioli  in mezzo alle stanghe di dietro e rischiando di  essere colpito  dal timicchione. Il sistema non è molto  ortodosso,  ma più sicuro del rischiosissimo cambio laterale in cui il barelone esce   tra  il  puntarolo  ed  il  cepparolo   davanti   causando “impatassi” che spesso portano alla caduta del Cero.

 

Il cambio del barelone dietro

È  un  cambio facilmente attuabile.  In barelone avverte in  suo capocinque  dell’intenzione di uscire.  Di solito  il  capocinque apprende  questa  decisione  in maniera  estemporanea,  senza  la programmazione che contraddistingue i due anteriori (Capodieci  e barelone avanti). Il cambio deve avvenire,  come per gli altri, la muta sistemata.

Il capocinque,  avvisato dell’intenzione del barelone di  uscire, stacca  una mano dalla stanga e fa sfilare il barelone.  Il  Cero rimane  senza  barelone dietro fino a quando un  ceraiolo  fresco chiede  al  capocinque  di entrare.  Il  capocinque  riesegue  la manovra  precedente  accompagnando  il  nuovo  barelone  con  una spinta.

 

Il cambio del capocinque

È  il  cambio  più  facile in quanto  gli basta  rallentare e lasciare  la  presa delle stanghe e subito si crea lo spazio  per l’ingresso del nuovo capocinque.

 

 

 

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