MA QUANTO PESANO ‘STI CERI?

La vera storia della pesata dei Ceri

Pubblicato sul Periodico “Via ch’eccoli” 1998

 

Quanto pesano  i Ceri? Nessuno lo sa, o meglio nessuno lo sa con precisione, o meglio ancora, nessuno lo deve sapere con precisione. - I Ceri pesano ‘n bel po’! - Questo è quello che si deve rispondere all’impertinente domanda. Esistono nell’ambito della nostra grande festa dei misteri insondabili, il cui approfondimento non è lecito. Il peso dei Ceri è tra questi misteri, un tabù, un segreto da tribunale dell’Inquisizione.

Contro tutto questo retaggio medievale ed animato da uno spirito neo-positivista, un giovane volenteroso tentava di fare luce sulla vicenda. Era infatti contrariato dall’approssimazione con cui veniva liquidato l’argomento: le guide ufficiali parlavano di un peso di circa quattro-cinque quintali, ma la tradizione popolare vociferava cifre ben superiori. L’unica fonte da ritenere attendibile, poi  riconfermata, era quella riferita dal Menichetti: tuttavia nella sua opera sui Ceri  si parlava soltanto del peso globale del Cero e non di quello dei suoi singoli componenti (barella, cavìa, cero, santo, cavìa del santo). 

Era possibile che alle soglie del terzo millennio in una società ormai totalmente computerizzata, ci fosse tutta questa approssimazione e faciloneria? Evidentemente no. Armato di questi buoni propositi, il giovane lavorò più di un anno per cercare consensi “autorevoli” su questa operazione. Sapeva bene che non sarebbe stata facile e che avrebbe incontrato forti opposizioni, ma lo animava, incrollabile, la sete di verità e giustizia. 

La pesa doveva avvenire nel modo più trasparente possibile e per solennizzare l’evento fu chiesto l’autorizzazione ufficiale.   Il permesso fu concesso dal Sindaco in persona, chi meglio di lui: infatti i Ceri sono di proprietà comunale.  Fu scelta come giornata quella del 13 maggio, correva l’anno 1993, come sede la sala maggiore del palazzo dei Consoli, e come orario le 12:00, quello del massimo afflusso.   

I custodi del palazzo dei Consoli, custodi in quei giorni anche dei ceri, preannunciavano  battaglia. Furono facili profeti,  infatti appena la bilancia fece il suo ingresso in sala i presenti subito si schierano in due fazioni contrapposte: i “contrari”, più rumorosi,  ed i “favorevoli”, più silenziosi, ma decisi. Un noto ex-capodieci  prende  la parola per  esprimere in maniera eloquente la sua contrarietà : – ‘L peso ‘n me rappresenta ‘n c....! - E quasi a dare maggiore “peso” alle sue parole sale sulla bilancia che segna subito più di cento chili. Qualcuno dei dubbiosi comincia a propendere per il partito dei “contrari”. 

Arriva un altro ceraiolo di tendenza – È vero che oggi pesate i ceri?- chiede minacciosamente – bene, se è così, vojo esse toqui perché vojo sta nella storia anch’io!- Il partito dei “favorevoli” riprende vigore.

Arrivano i rappresentanti del Comune la pesa si farà, alcuni “contrari”, solo una minoranza, abbandonano la sala. Viene approntato il piatto della bilancia che dovrà sostenere il cero e successivamente la relativa barella e si provvede alla taratura.

Giunge infine il momento fatidico, il cero di S.Ubaldo, il primo ad essere pesato, viene alzato dai piedistalli e posato sulla bilancia…. la lancetta gira, oscilla e poi si ferma. Pochi, anzi pochissimi commenti, si legge lo stupore dei ceraioli. Molti, compresi i “contrari”, scrivono subito il dato.

Viene il turno di S.Giorgio. – Adesso pesamo i Ceri grandi!- esclama fieramente un ceraiolo di questo Cero. E S.Giorgio contribuisce ad infittire il mistero: il cero viene posto sul piatto per ben tre volte e segna ad ogni volta un peso differente, mistero! Alcuni rumoreggiano – La bilancia è guasta -.  Altri invece vogliono cogliere un presagio: – È segno bono o tristo?-

Giunge alfine il turno di S.Antonio, altri commenti del tipo – Lo diceo io… -.

I custodi del palazzo ridono: – Noialtri già l’ sapevamo, guardate toqui! - E tirano fuori dal cassetto un foglietto con gli stessi valori dei pesi appena misurati, che loro tenevano gelosamente custoditi da anni. – E sete stati zitti fino adesso! -

Viene offerto anche un rinfresco (nel vero senso della parola) come a spegnere i bollori della discussione precedente. Un noto santubaldaro confida – Poco fa  ho mandato affan....

 uno che n’era de Gubbio, e voleo sapè chi era-.  Gli viene spiegato di chi si trattava. –  Chettepiasse.  ‘N conosco altro! Figurte, emo piato anche ‘l cero ‘nsieme- . Le opposte fazioni si ricompattano nella comune solidarietà ceraiola.

Passano due giorni è il giorno dei Ceri, il Sindaco incontra il promotore dell’iniziativa e chiede: - Ma allora, quanto pesano ‘sti Ceri!? -

Ed io gli rispondo - ’N bel’ po’! …Dico bene? -   

 

 

LA CRONISTORIA DELLE PRINCIPALI CADUTE ED EVENTI CURIOSI

 

1948.   Caduta di S.Antonio sul Corso dopo S.Maria, all'indietro.

 

1953.   Caduta di S.Giorgio all'inizio del Corso sulla sinistra.

 

1955.   Caduta  di  S.Giorgio sul Corso dopo l’incrocio con via Maffei sulla sinistra

Caduta di S.Giorgio prima del ponte  di  S.Martino  sulla destra (perdita santo).

 

1957.   Caduta di S.Giorgio sul Corso all'altezza di Palazzo  Barbi sulla destra.

            Scaviamento  in corsa del Cero di S.Giorgio, incaviato alla Mutua.

 

1959.  Caduta  di S.Giorgio dopo la curva di S.Francesco  sulla destra e ricaduta a sinistra all'Ospedale.

 

1960.   Caduta di S.Ubaldo a livello del giardino sulla destra, che si ripete dopo pochi metri.

 

1962.   Caduta di S.Antonio sul Corso

 

1964.      Caduta di S.Antonio davanti a S.Francesco

1965.       

1965.   Caduta di S.Giorgio alla Salara sulla destra.

            La jeep della RAI ferma la corsa sulla Roscia.

 

1967.   Caduta di S.Giorgio sulla prima capeluccia sulla sinistra.

 

1968.   Caduta di S.Ubaldo sulla Calata dei Neri sulla sinistra.

            Caduta  di  S.Giorgio  sullo  stradone  della  Terza  sulla destra.

 

1969.   Caduta di S.Antonio sui Consoli all'altezza  della  torre sulla destra.

 

1971.   Caduta di S.Antonio sulle birate.

 

1974.   Caduta di S.Giorgio sulla calatella di Meli all'altezza di  S.Filippo sulla sinistra.

            Caduta di S.Ubaldo sullo stradone dei  Pinoli  all'altezza della Roscia sulla sinistra.

            Caduta di S.Antonio sullo stradone dei  Pinoli  quasi all'altezza dell’ultima curva.

 

1975.  Caduta di S.Antonio sull'Alzatella sulla sinistra.

            Caduta di S.Giorgio all'Ospedale sulla destra.

            Caduta di S.Antonio sui Consoli sulla sinistra.

            Caduta di S.Antonio sul Monte all’Angioletto sulla destra.

 

1976.   Caduta di S.Antonio sul Corso all'altezza di S.Maria  sulla       sinistra.

            Caduta di S.Giorgio alla mutua sulla sinistra.

 

1977.  Caduta  di  S.Antonio sui  Consoli  all'incrocio  con  via Felicchi  a  destra  con  perdita  del  "santo"  che  viene ribissata all'altezza della torre sulla sinistra.

 

1978.   Caduta di S.Ubaldo alla mutua sulla sinistra.

            Caduta  di S.Antonio sul monte all'altezza della lapide  di  Parruccini sulla destra.

 

1979.   Caduta  di S.Giorgio per il Corso all'altezza  di  S.Maria   sulla destra.

            S.Giorgio incastra il cero tra i battenti della porta.

 

1980.   Caduta di S.Antonio all'inizio della Calata dei Neri  sulla       sinistra.

 

1981.   Caduta  di S.Giorgio dopo la curva  di  S.Francesco  sulla       sinistra.

            Caduta  di  S.Antonio sulla curva  della  terza  Capeluccia       sulla destra.

 

1982.   Caduta di S.Giorgio sulle girate della mattina sulla destra.

            Caduta  di S.Giorgio sul Monte sullo stradone dei Pinoli  all'altezza della Roscia sulla sinistra.

 

1983.   Caduta di S.Antonio sul Corso all'incrocio con  via  Saffi sulla sinistra.

            Caduta  di  S.Ubaldo sul Monte sullo stradone  della  Croce sulla sinistra.

            S.Giorgio  strappa un ramo di pino alla Salara e  lo  porta fino a piazza Grande.

 

1984.   Caduta di S.Giorgio sul Corso dopo l'incrocio con via Nelli sulla destra.

            Caduta  di  S.Antonio in via XX settembre in  largo  Mastro Giorgio sulla destra.

            S.Giorgio entra con il Santo.

 

1985.   Caduta  di S.Ubaldo all'inizio della Calata  dei  Ferranti sulla sinistra.

            Caduta  di  S.Ubaldo in via dei Consoli  all'altezza  della torre sulla sinistra.

 

1987.   Caduta simultanea di S.Giorgio e S.Antonio all'inizio del Corso prima dell'incrocio con via  Boncompagni   sulla sinistra.

 

1988.   Caduta  di S.Antonio sul Monte sullo stradone della terza  Capeluccia  sulla destra.

 

1989.   Caduta di S.Ubaldo sul ponte di S.Martino sulla sinistra.

            Caduta di S.Giorgio sul primo tornante del Monte sulla destra.

 

1990.   Caduta di S.Antonio sulle birate davanti alla scalea.

 

1991.   Caduta   di  S.Antonio   sul  Corso  all'altezza   di   via Biscaccianti sulla sinistra.

            Caduta  di S.Antonio sul monte sullo stradone della prima  Capeluccia sulla destra.

 

1992.   Caduta di S.Ubaldo alle Orfanelle sulla sinistra.

            S.Giorgio "sfonda" con il Santo la porta della Basilica.

 

1993.   Caduta  di S.Antonio sul Monte sullo stradone  dei  Pinoli sulla destra.

 

1995.   Caduta di S.Ubaldo all’uscita delle birate sulla sinistra

            Caduta di S.Antonio sul Monte sullo stradone dei pinoli sulla destra

 

1996.   Caduta di S.Antonio all’Alzatella sulla destra

           

1997.   Caduta di S.Giorgio in fondo alla Calata dei Neri in avanti

            Caduta di S.Antonio sul Corso alle colonne di Barbi sulla destra

 

1998.   Caduta di S.Giorgio alla Salara sulla sinistra

 

2000.   Caduta di S.Giorgio dopo il Bargello sulla sinistra

            S.Ubaldo permette a S.Giorgio che era arrivato insieme di entrare nella Basilica

 

2002.   Caduta di S.Antonio sullo stradone della seconda Capeluccia sulla destra

 

2003.   Grave penduta di S.Giorgio sulla terza birata

 

 

 

GLOSSARIO

 

ABBASSATA

E'  l'atto di mettere in posizione orizzontale il Cero  in  senso parallelo alla marcia. L'abbassata  si effettua sempre alla "bocca all'avanti",  con  il Santo  che guarda verso il basso. Il Cero abbassato muove  sempre con  il  Santo avanti. Il Cero esegue le  abbassate  per  passare degli  ostacoli troppo bassi da attraversare con il Cero  alzato. Durante  la Mostra il Cero esegue molte abbassate, in Corsa  solo due in corrispondenza dei passaggi attraverso porta S.Ubaldo e la porta della Basilica.

 

ALFIERE

E'  il cavaliere che fa parte del seguito del Primo Capitano  che durante la Corsa regge le insegne comunali.

 

ALZATA

E' l'atto di alzare il Cero. può essere normale o rovescia.

L'alzata  normale ha luogo solo in Piazza Grande, subito dopo  il montaggio del Cero, ed avviene con il Cero disteso sulla  schiena che  si  alza sul davanti. L'alzata rovescia  avviene  invece  in seguito  ad  una abbassata, ed il Cero, disteso sulla  pancia  si alza all'indietro.

Schieramento di alzata: e' lo schieramento che assumono sempre  i Ceri  o  i  Santi quando sono  affiancati,  S.Ubaldo  al  centro, S.Giorgio a destra e S.Antonio a sinistra.

 

ALZATELLA

E'  il prologo della Corsa. I Ceri non ancora  benedetti  vengono staccati dai Ceppi di via Savelli ed arrivano di corsa fino  alla curva dei Neri dove si fermano per aspettare la benedizione.

 

AMMANICCHIARE

Letteralmente  afferrare le manicchie (le stanghe della  barella) con  le mani. Si riferisce all'atto di afferrare le  stanghe  del Cero  che  precede da parte dei puntaroli avanti  di  quello  che segue.  E'  un  atto di aperta sfida che  suscita  sempre  vivaci reazioni.

 

APPOGGIARE vedi METTERE GIU'

 

ARPOSTO

(it.  riposto) Participio passato di "arporre", mettere a  posto. E'  l'atto  di  rimettere  a posto il cero  e  la  barella  nella Basilica a fine Corsa.

 

ARVULTICARE

(it. girare su se stessi) E' l'atto di ruotare intorno al proprio asse  i  ceri  orizzontali  dalla  parte  giusta  se  sono  stati "spiccati" male o prima di arporli.

 

ASSAGGIO

E'  così  chiamata  la degustazione da parte  dei  Capitani  del baccala  alla  ceraiola  che verra'  servito  come  colazione  la mattina  del  15  maggio. L'assaggio si effettua  la  sera  della vigilia nelle cucine del palazzo dei Consoli.

 

AUCCULATE

Sono le grida di soddisfazione che accompagnano i Ceri durante la Mostra.

 

BABO

(it.  babbo) E' il nomignolo affibbiato ai Presidenti  delle  tre Famiglie ceraiole.

 

BALLARE

(sin.  menare) Corrisponde al movimento sussultorio del  Cero  in Corsa  dovuto  a  spalle non "pare" o ad  alcuni  ceraioli  fuori passo.  Bisogna  che  cessi  subito  altrimenti  può   provocare pericolosi  disturbi  ai  ceraioli che  si  sentono  percossi  da improvvisi cambi di peso.

 

BANDA

La banda musicale di Gubbio, unica depositaria delle musiche  dei Ceri. Segue tutte le sfilate, ma si disgrega in prossimita' della Corsa  per dar modo anche ai suoi componenti di portare il  Cero. Per la processione e' sostituita dalla banda di Gualdo Tadino.

 

BANDIERINE

Sono le bandierine in stagnola dorata tagliate a coda di  rondine che  vengono montate per abbellire il Cero. Un tempo erano  molto elaborate,  oggi  sono ridotte ad un totale  di  otto,  sistemate sugli apici delle manicchie e sulla base dei buzzi. Sono  montate il giorno della vigilia e sono staccate come trofei dai ceraioli, durante la discesa dei Ceri in piazza per l'Alzata.

 

BARACCA

(sin.  cassino,  busbana) Con questo termine  viene  indicata  la confusione generata dall'euforia per festeggiamenti.

 

BARELLA

Classicamente  e' il supporto del Cero in Corsa, ma  esiste  pure una  barella  per  il  trasporto dei  Santi  e  della  Statua  di S.Ubaldo.  Ha una forma ad "H" con due stanghe per le spalle  dei ceraioli ed un tavolone centrale di raccordo "barelone" su cui si appoggia  il  Cero.  Spesso  nel gergo  delle  osterie  e'  così definito  il "Cinque di Spade", per via della disposizione  delle spade.

 

BARELONE

E'  il tavolone di sorbo che connette nel loro punto di mezzo  le due stanghe e che garantisce la base di appoggio per il Cero. Con questo  termine e' indicato pure il ceraiolo che nel Cero  occupa la posizione tra le stanghe dietro al capodieci (barelone avanti) o davanti al capocinque (barelone dietro).

 

BARLOZZI

(it.  barilotti)  Sono i quattro barili pieni di vino  (circa  20 litri) che seguono il Capodieci durante la sfilata.

 

BERETTA

E'  il  berretto  che fa parte della divisa dei  Capitani  e  dei ceraioli, tra questi ultimi e' caduto in disuso. Si compone di un capricapo  rosso a calza con un cordone lungo a cui e'  attaccata una nappa sempre di colore rosso.

 

BIETOLA

(it.  bieta) Il vegetale in questione e' il simbolo di una  Corsa non  fortunata. Viene infatti regalato il giorno dopo  la  Corsa, confezionato in mazzetti, ai ceraioli del Cero che e' caduto.

La  bietola  e'  sinonimo di scarsa prestanza  fisica  e  perfino scarsa "virilita'".

 

BIETOLARI

Epiteto scherzoso rivolto ai ceraioli di S.Giorgio. Da una  parte la  tradizione vuole che il Cero di S.Giorgio sia facile  vittima di cadute, dall'altra il vegetale fa parte dell'alimentazione del cavallo.

 

BIRATE

Sono le girate che i tre Ceri effettuano a piazza Grande  durante la Corsa.

 

BRACCERE

E' il ceraiolo che regge il braccio libero del ceraiolo a  spalla e che abbraccia lo stesso cingendolo all'altezza dei lombi.

 

BRECCINO

Termine  che corrisponde a ghiaia, e in senso più  ampio  indica una  strada sterrata. E' usato per definire la fascia  intermedia del territorio eugubino compresa tra citta' (dove le strade  sono in  gran  parte lastricate) e la campagna (dove non ci  sono  che sentieri).

 

BROCCA

E'  il  vaso in ceramica simbolo del potere  del  Capodieci.  Una volta svuotata dell'acqua e vino che contiene viene lanciata  dal Capodieci sulla folla come segnale d'inizio per l'alzata. I cocci sono considerati potenti amuleti.

 

BUCARONI

(it.   scarafaggio)   E'  l'epiteto   scherzoso   attribuito   ai santantoniari, forse dal colore scuro delle divise.

 

BUCHETTO

Sono  così  chiamate  le due strette vie cittadine  che  i  Ceri ascendono per raggiungere la strada del Monte. Il primo  buchetto (via  Colomboni) e' il tratto più ripido del percorso,  unico  a gradoni,  il  secondo buchetto (via Appennino) e'  il  pittoresco pezzo che costeggia le mura.

 

BUDELARI

(sin. budeloni) Con questo epiteto venivano chiamati gli abitanti di  citta'  da  quelli del contado.  Il  termine  fa  riferimento all'consumo  da parte dei cittadini di insaccati e non  di  carne fresca.

 

BUSSARE

E' l'atto del percuotere, anche selvaggiamente, il buzzo del cero a  mano aperta o con il pugno, alla fine di ogni tratto in  segno di soddisfazione per come e' stata condotta la Corsa.

 

BUSSOLO

Detto  anche  bossolo (perche' in bosso). E'  un  recipiente  con coperchio a forma di asso di coppe, in cui sono sigillati i  nomi dei Capitani da sorteggiarsi per i futuri anni. Viene rinnovato a cura dell'Universita' dei Muratori ogni 5-6 anni.

 

BUZZO

(it.  scatola vuota) E' la parte espansa del cero. Sono  due  per ogni  cero,  superiore  ed  inferiore.  E'  vuoto  all'interno  e funziona come una cassa di risonanza.

 

CADUTA 

(sin.  volo,  botto, noce, cristo, ciambotto,  arlotto,  saracca,           gnoccola,  chioppo). E' il peggiore evento che possa capitare  ad un  Cero in corsa: la perdita di verticalita' in  senso  laterale con il contatto della stanga della barella con la terra.

 

CALATA

Con  questo  termine viene definita una discesa della  Corsa  dei Ceri.  Le Calate più importanti sono due: Calata dei  Neri  (via Dante) e la Calata dei Ferranti (via Mazzatinti).

 

CAMBIO

E' l'atto di cambiare un ceraiolo con un altro. Per i ceraioli  a spalla  avviene simultaneamente e prende il nome di cambio  anche quella parte del tragitto richiesta ai ceraioli per inserirsi  ai loro   posti.   I   cambi  dei  ceraioli   in   mezzo   avvengono separatamente.

 

CAMINARE

Andare  alla massima velocita' possibile per un Cero.  Di  solito vuole l'ausiliare "essere".

 

CAMPANONE

E' la campana grande del palazzo dei Consoli, voce della  citta', colonna  sonora della festa. Per ulteriori delucidazioni vedi  il libro scritto dai due stessi autori.

 

CAPELUCCIA

Sono  le tre cappelle dislocate a vari livelli della  strada  del monte. Il termine pero' e' usato spesso per significare una sosta di  "dissetamento"  a  base di vino: e'  infatti  tradizione  che nei  pressi  delle  "capelucce"  siano  sistemati  dei  punti  di rinfresco,  un tempo venivano addirittura portate delle botti.

 

CAPITANO (PRIMO)

E' il capo simbolico di tutta la Corsa in citta'. E' sorteggiato, deve  appartenenere  alla  Universita' dei Muratori  e  resta  in carica per l'anno solare.

 

CAPITANO (SECONDO)

E'  il  capo  della corsa sul monte, guida il  Cero  di  S.Ubaldo durante  la mostra. E' scelto con le stesse modalita'  del  Primo Capitano.

 

CAPOCETTA

E'  il ceraiolo, ruolo unico per ogni Cero, che  reca  l'accetta, simbolo della giustizia ceraiola e strumento adatto per incaviare il Cero e ripararlo dopo eventuali cadute.

 

CAPOCINQUE

(sin.  sterzarolo)  E'  il ruolo del  ceraiolo  "in  mezzo"  più arretrato.  Ha  una  fondamentale  importanza  nelle  curve  onde l'altro nome di sterzarolo.

 

CAPODIECI

può essere Capodieci di brocca e capodieci di corsa.

Il Capodieci di brocca e' il capo del Cero, eletto annualmente.

Il  capodieci  di corsa e' il ruolo del ceraiolo  "in  mezzo"  in posizione più avanzata.

 

CAPOMANICCHIA

E'  la figura più rappresentativa all'interno ad una  Manicchia. Non   e'   una  figura  che  ha  un   riconoscimento   ufficiale. Un tempo corrispondente al capodieci.

 

CAPOMUTA

E' la persona di maggior prestigio all'interno della muta, quello che  di solito si reca alle riunioni preparatorie  reclamando  la conferma del posto.

 

CAPPELLANO (sin. 'l prete)

Uno  per  ogni Cero, e' incaricato dell'officio  delle  cerimonie religiose  connesse alla festa dei Ceri: messa della discesa  dei Ceri,  triduo di S.Ubaldo, visita al Cimitero, Messa  dei  Santi, riti di fine corsa, benedizione dei Santi.

 

CARICARE

E' l'atto di portarsi il Cero verticale sulle spalle dopo  averlo poggiato sui Ceppi o in terra.

 

CASATO

E'  un  gruppo familiare con una forte  tradizione  ceraiola  nei confronti di un determinato Cero.

 

CAVA

E'  il foro quadrato situato al centro del barelone che  accoglie il timicchione inferiore del cero.

 

CAVIA

(it. chiavarda) E' la zeppa metallica a forma di cuneo che blocca il cero alla barella, ed i Santi di S.Ubaldo e S.Antonio.

 

CEPPAROLO

(sin.  ceppo) E' il ceraiolo a spalla che si pone sotto al  ceppo della  stanga  occupando una posizione intermedia  rispetto  alle punte. I Cepparoli sono due per ogni stanga: cepparolo davanti  e cepparolo dedietro. Sono soggetti alla massima sollecitazione per questo devono essere particolarmente robusti.

 

CEPPI (vedi PIEDISTALLI)

 

CEPPO

E' la parte centrale della stanga quella di sezione squadrata che reca l'incastro per il barelone, la tavola centrale di raccordo.

 

CERAIOLO

E' colui che porta il Cero. può assumere vari ruoli: "in mezzo", a spalla e braccere.

 

CERO

Per  cero  si intende non solo la macchina  lignea  coronata  dal santo  e posta sopra la barella, ma con lo stesso  termine  viene definito anche l'insieme dei ceraioli della stessa fede.

 

CINTURELLO

Con  questo  termine  viene  descritto  un  ceraiolo  robusto   e tarchiato,  particolarmente determinato, molto adatto  a  correre nel ruolo di cepparolo.

 

COCCI

La brocca lanciata dal Capodieci al momento dell'Alzata si rompe, i  cocci  sono  considerati  un  ambito  trofeo  ed  un   potente portafortuna.

 

COLAZIONE

Viene  consumata  alle ore 9.30 circa alla fine  del  corteo  dei Santi.  Il  piatto tradizionalmente servito e' il  baccala'  alla ceraiola.

 

CORATELLA

(it. coradella) di agnello. E' il piatto tipico del pranzo  della prima domenica di maggio.

 

CORDE

Cadute  oggi  completamente  in  disuso,  in  numero  di  quattro (due  avanti e due dietro) venivano legate al pioccolo  del  cero per  facilitarne  la  stazione  eretta.  In  tempi  più  recenti venivano legate al timicchione inferiore del cero per  consentire il  traino sul monte, erano solo le due anteriori, ma  i  fastidi creati  ai ceraioli ne consigliarono l'abolizione  definitiva.  A fine corsa era rituale la divisione della corda con l'accetta tra i vari ceraioli che la conservavano come un amuleto.

 

CORSA

E'  il momento qualificante della festa. Ha luogo nel  pomeriggio del  15  maggio alle ore 18.00 circa. E'  articolata  in  quattro tratti intervallati da tre soste. Ogni tratto e' diviso in pezzi, che sono le porzioni di percorso coperte da una singola muta.

 

DIVISA

Con  questo  termine di origine militare e' definito  il  vestito indossato  dai  partecipanti alla festa dei  Ceri:  esistono  tre divise  base, quella dei Capitani, quella dei ceraioli  e  quella dei  tamburini.  I colori neutrali sono sempre il  bianco  ed  il rosso,  mentre  quelli di parte il giallo  (S.Ubaldo),  l'azzurro (S.Giorgio) ed il nero (S.Antonio).

 

ENTRARE

E' il momento in cui il ceraiolo prende il posto sulla stanga del Cero in corsa. Richiede molta attenzione e sveltezza.

 

FAMIGLIE

Sono le associazioni, di recente formazione, che presiedono  alle attivita' organizzative e ricreative di ogni Cero.

 

FAZZOLETTO

E'  il  triangolo  di stoffa rossa girato intorno  al  collo  dei Capitani e dei ceraioli simbolo della partecipazione alla festa o del legame verso un particolare Cero. Secondo la tradizione e  la popolare  canzone  il fazzoletto deve  essere  "puntato"  davanti insieme ad un mazzolino di fiori.

 

FUSCIACCA

Componente  della  divisa, e' una fascia rossa che  viene  girata più volte intorno alla vita ed annodata sul fianco sinistro  con le estremita' lasciata pendere leggermente.

 

FUSTO

(sin. albero) E' la trave in olmo che costituisce l'asse centrale su cui costruire il "modello" del cero.

 

GAMBETTA

(it.  sgambetto) E' il vile atto di sabotaggio compiuto ai  danni di un ceraiolo che può portare alla caduta del Cero stesso.

Non  avviene quasi mai, la maggior parte delle volte viene  usato come   falsa  scusa  dal  malcapitato  ceraiolo   accusato   come "responsabile" della caduta.

 

GIRATE

Sono  le  rotazioni  che i ceri in  verticale  o  in  orizzontale compiono in senso antiorario intorno a delle strutture  centrali: pennoni, pozzi, etc.

 

GIRATELLE

Sono  le  rotazioni  che il cero in  verticale  compie  in  senso antiorario  intorno  al proprio asse. Sono eseguite in  segno  di rispetto e di saluto.

 

'GNORANZA

(it.  ignoranza)  Una delle virtu' cardinali del  ceraioli.  Deve essere   interpretata  secondo  l'accezione   di   determinazione nell'eseguire il proprio dovere o di reclamare i propri diritti.

 

IMBUSSOLARE

E'  l'atto  di  costituire il bussolo, vale a  dire  di  riempire l'urna con i nomi dei Capitani designati per i 5-6 anni venturi.

 

IMPATASSO

(sin.  intrauschio)  E'  la confusione generata  da  un  contatto fortuito tra due ceraioli dello stesso Cero, spesso dovuta ad  un cambio  imperfetto. E' una delle cause scatenanti la  caduta  del Cero.

 

INCAVIARE

E'  l'atto  di inserire la cavia nella  fessura  del  timicchione inferiore  del cero. In senso più ampio identifica il  montaggio del  Cero.  Deve  essere effettuato con  il  cero  orizzontale  a "pancia all'aria". Si può riferire anche al fissaggio del  Santo sul timicchione superiore.

 

INCHINI

(sin.  riverenze) E' un movimento che consiste  nell'inclinazione in  avanti ritmica per 3 volte del Cero ottenuta  con  piegamento simultaneo dei due puntaroli e dei cepparoli davanti.

E' una delle forme di cortesia usate dal Cero durante la  mostra, quando il Cero si trova a passare davanti abitazioni di  illustri ceraioli o autorità o quando incontra un altro Cero.

 

INCRICCATA

E'  così definito il colpo secco che da' il Cero ai ceraioli  in seguito  a cambi di pendenza del percorso. può essere  in  senso laterale  quando  il  Cero  incricca su una  stanga  o  in  senso longitudinale quando il Cero si inclina in avanti o  all'indietro e  "becca"  rispettivamente la metà anteriore  o  posteriore  di tutte   due   le  stanghe.  Una  incriccata   non   aspettata   o particolarmente  violenta  può essere causa  del  cedimento  dei ceraioli.

 

INTRAVERSARE

E'  l'andamento  anomalo del Cero in corsa  caratterizzato  dalle stanghe  della barella non parallele al senso ideale di marcia  e dovuto  alla  ineguale  spinta dei ceraioli  sulle  due  stanghe. Un Cero che procede intraversato e' ad alto rischio di caduta, e' compito del capocinque, che e' il ceraiolo che più di tutti può rendersi  conto  dell'anomalia, intuire  questo  inconveniente  e riportare il Cero nel giusto assetto.

 

INVESTITURA

Prende  questo  nome  la cerimonia istituita nel 1950  in  cui  il Capitano,  prima  dell'Alzata  dei Ceri, riceve le  chiavi  e  le insegne  della  città.  E' l'unico momento della  festa  in  cui appaiono costumi medioevali.

 

MAFFIA

E'  così  definita  quell'oscura  combriccola  di  persone   che nell'ambito di ciascun Cero decide per tutti.

 

MAGGIO EUGUBINO

E' l'associazione fondata subito dopo la seconda guerra  mondiale che   si   e'  prefissa,  con  successo,  il   potenziamento   di delle  feste  eugubine di maggio. Il maggio eugubino si  e'  reso promotore  di  molte inizative tra le quali  la  creazione  della cerimonia  dell'investitura del primo Capitano e  la  decorazione della citta' con stendardi e gonfaloni.

 

MANICCHIA

(it.  maniglia) Appiglio per il trasporto orizzontale  del  cero, che serve da ammortizzatore in caso di caduta.

Un tempo era indicata con questo nome anche la parte libera della stanga  della  barella, da cui e'  derivato  l'altro  significato attuale  del  termine,  sinonimo di  zona  ceraiola.  Infatti  le manicchie  del Cero erano affidate a ceraioli  provenienti  dalla stessa   zona,  che  costituivano  un  gruppo   affiatato   detto Manicchia.

 

MARAMACCHI

(it.   maramaldi,   malandrini,   spavaldi)   Epiteto   scherzoso attribuito  ai  ceraioli  di S.Giorgio, noti per  essere  i  più "'gnoranti" tra i tre gruppi.

 

MATTI

E' la principale dote riconosciuta a tutto il popolo eugubino, e' la capacità di interpretare con lo spirito giusto la festa e  la corsa,  e' la coscienza di cosa si sta facendo e la capacità  di trovare  un  equilibrio tra il divertimento e la  buona  riuscita della corsa: la mattaggine e' saggezza.

 

MAZZAVACCHE

(it.  ammazza-vacche)  E'  l'epiteto  scherzoso  con  cui   viene definito  il Cero di S.Antonio. Con questo termine vengono  messe in  dubbio i poteri taumaturgici di S.Antonio,  protettore  delle stalle e della campagna.

 

MAZZOLINO

Viene  legato  al fazzoletto e distribuito nel borgo  di  S.Lucia prima  della  Sfilata. Al mazzolino e' legata  la  canzone  "quel mazzolin  di fiori", imparata dai ceraioli al fronte e  diventata parte  integrante  della  festa  a  partire  dalla  prima  guerra mondiale.

 

METTERE GIU'

(sin. appoggiare, poggiare) E' l'atto di scaricare il Cero  dalle spalle e metterlo o in terra o sui piedistalli dei Neri.

 

MEZZANI (CERI)

Sono i Ceri di dimensioni pari a circa due terzi dei Ceri  grandi che  si  svolgono la domenica successiva alla fiera  di  S.Ubaldo (17-18  maggio)  e  che,  in  linea  teorica,  dovrebbero  essere riservati agli adolescenti. Gli attuali Ceri mezzani furono fatti dal falegname Poggi nel 1966 nella sua bottega di S.Giuliano.

 

MODELLO

Viene  così definito lo scheletro ligneo su cui vengono  montate le  tavolette  di rivestimento esterno. Il  modello  e'  composto dall'albero  centrale  su  cui sono inseriti  le  anime  dei  tre panottoli ed i quattro tabelloni centrali. 

 

MONTE

E'  il monte per antonomasia, il monte di S.Ubaldo, citato  anche da Dante nella Divina Commedia "colle eletto dal Beato Ubaldo".

E' l'ultimo tratto di corsa, il più faticoso ed appassionante.

 

MOSTRA

E'  l'atto  fondamentale di portare il Cero per  la  citta'  dopo l'Alzata  per omaggiare luoghi e persone, uno degli  esempi  più qualificanti della "civiltà ceraiola". La mostra ha termine alle ore  due, quando i Ceri vengono poggiati sui piedistalli ai  Neri ed i ceraioli si recano alla Tavola Bona.

 

MUTA

E' l'unita' funzionale della corsa. Si  compone di otto  ceraioli a   spalla  (più  altri  8  eventuali  bracceri)   che   entrano simultaneamente dando il cambio alla muta precedente. La parte di corsa coperta da una muta si chiama pezzo.

 

NINNARE

E'  il  caratteristico dondolio pendolare in senso  laterale  del Cero  in  corsa,  le  scosse in questo  caso  sono  lievi  e  ben tollerate dai ceraioli, non compromettono la stabilità del Cero. E' un movimento quasi fisiologico, dovuto ai cambi delle mute  ed alla andatura di corsa.

 

PANOTTOLO

E'  l'espansione a cuscinetto o sfaccettata ad ottagono che  orna i  tre restringimenti del Cero. Il termine deriva  dal  panottolo (in  it. cercine) il panno arrotolato messo intorno al  capo  per reggere  pesi  sulla testa e spesso viene usato per  definire  un sedere  prosperoso. Ogni cero ha tre panottoli: alto, di mezzo  e basso detto anche "culacciolo".

 

PENDUTA

E'  una chiara perdita di verticalita' del Cero, che  si  inclina decisamente  di  lato  fino  ad  urtare  ed  appoggiarsi   contro ostacoli,  ma  che  non  deve toccare con  le  stanghe  in  terra altrimenti si tratta di una caduta.

 

PEZZO

E' quella parte di corsa che viene eseguita da una sola muta.

 

PICCOLI (CERI)

Sono modelli in miniatura dei Ceri grandi (150 cm e 40 kg  circa) che  nella prime festività di giugno seguono lo  stesso  rituale dei  Ceri  grandi. Sono fatti per i fanciulli, ma  vedono  spesso protagonisti  "fanatici" genitori. Gli attuali Ceri piccoli  sono stati  eseguiti  da Antonio Sannipoli "Moscone"  di  Madonna  del Ponte nel 1986.

 

PIEDISTALLI

(sin.  Ceppi)  Sono i dodici (quattro per  ogni  Cero)  basamenti lignei che sostengono il Cero durante la sosta pomeridiana in via Savelli.  Furono  realizzati da Gaetano Agostinelli  nel  1899  e rappresentano  simboli delle categorie sociali a cui il  Cero  e' legato:  le  torri  ed  i campanili per  S.Ubaldo,  le  armi,  le botteghe  e le botticelle per S.Giorgio, i tronchi  d'albero,  il pagliaio ed il casolare per S.Antonio. I Ceppi sono raccordati da una   robusta  intelaiatura  rettangolare  e  sono  disposti   ad intervalli regolari lungo via Savelli. Le barelle dei Ceri  hanno dei fori predisposti ad accogliere la punta del piedistallo.

 

PIOCCOLO

(it.  piuolo)  E'  l'asse di legno di faggio  piantato  in  senso longitudinale  nella cuspide estrema del cero. Veniva  utilizzato come punto di ancoraggio per le quattro corde.

 

PISCIACANI

E'  un  epiteto  scherzoso rivolto questa volta  ai  ceraioli  di S.Ubaldo.  E' dovuto al colore giallo della loro divisa:  infatti il  pisciacane o tarassaco e' un fiore molto comune dalle  nostre parti che spicca per il caratteristico colore giallo.

 

PORTA

E'  così  chiamata  la  porta del  chiostro  della  Basilica  di S.Ubaldo, punto in cui ha termine la Corsa dei Ceri.

La tradizione vuole che il Cero di S.Ubaldo entrato nel  chiostro chiuda dietro di sé i battenti obbligando gli altri due Ceri  ad attendere  fuori. E' compito del Cero di S.Giorgio stare il  più ridosso  possibile  a  S.Ubaldo  per  evitare  che  tutto  questo avvenga.

 

PROCISSIONE

(it. Processione) E' l'antica processione del quadro di S.Ubaldo, oggi  sostituito  da una statua lignea del Santo. Ha  inizio  nel pomeriggio  del 15 dalla Cattedrale e segue all'inverso tutto  il percorso della Corsa a partire da Piazza Grande. Raggiunti i Ceri ai Neri da' il via alla Corsa.

 

PUNTA

E' la parte estrema ed affusolata della stanga della barella.

 

PUNTAROLO

(sin.  punta)  E'  il ceraiolo "a spalla"  che  occupa  la  parte estrema  (la punta) della stanga. A seconda della posizione  può essere davanti o dedietro.

 

RIALZARE

E'  l'atto  di rimettere il Cero verticale dopo  una  caduta.  La stanga  che e' in terra viene ricaricata sulle spalle ed il  Cero sospinto  sul  lato  con  il  contributo  di  altri  ceraioli   o spettatori.

 

RIMPESOLARSI

E'  il disperato tentativo di abbrancare e,  facendo  contrappeso con  il corpo, di trattenere bassa la stanga che sale in  seguito ad  un cedimento totale di quella opposta. Di solito il  ceraiolo e' alzato di peso dalla leva che e' estremamente svantaggiosa.

 

RIVERENZA vedi INCHINI

 

SANGIORGIARO

E' così definito il ceraiolo di S.Giorgio.

 

SANTANTONIARO

E' così definito il ceraiolo di S.Antonio.

 

SANTI

Sono  così  chiamate  le  statuette  di  S.Ubaldo,  S.Giorgio  e S.Antonio  che  ornano  la sommità di ogni cero.  I  Santi  sono conservati  nella  chiesetta  di  S.Francesco  della  Pace   sede dell'Universita'  dei Muratori da dove sono prelevati la  mattina del 15 e dove sono riposti dopo la discesa dal monte nella stessa serata.

 

SANTUBALDARO

E' così definito il ceraiolo di S.Ubaldo.

 

SBARELLARE

E'  il  movimento di rotazione del cero verticale  sulla  barella dovuto  ad un incorretto montaggio "incaviatura". Si  dice  anche dei  pantaloni  lenti  o della camicia non ben  calzata,  in  cui fibbia e la linea dei bottoni della camicia non sono in asse.

 

SBASSARE

E' l'atto di fare scivolare il Cero verticale dalle spalle  sulle mani  a  braccia completamente abbassate per  poter  oltrepassare durante la Mostra ostacoli bassi come rami di alberi o fili della luce.  E'  usato anche per definire  l'abbassamento  dell'altezza media di una muta.

 

SCAPPARE

(it.  uscire)  E'  l'atto di uscire da sotto il  Cero  dopo  aver ultimato il proprio pezzo.

 

SCAVIARE

E'  la manovra di far uscire la cavie ed estrarre il  timicchione del  cero  dalla  barella. In senso più  lato  corrisponde  allo smontaggio  del Cero. Deve essere rigorosamente effettuato con  il Cero   disteso   alla  "bocca  all'avanti"  per   facilitare   la fuoriuscita della cavia.

Si  può  riferire  anche alla  disarticolazione  del  Santo  dal timicchione superiore del cero.

 

SDRINGOLARE

(it.  dondolare)  E'  lo scuotimento  del  cero  orizzontale  per facilitare  le  manovre  di  incaviamento  e  scaviamento   dalla barella. può essere usato anche come sinonimo di ninnare.

 

SFILATA

E' la parata, sempre meno militare, dei ceraioli per le vie della città  prima della Alzata. Tutti i ceraioli sfilano  divisi  per Cero  guidati  dal  proprio Capodieci che mostra  alla  folla  la brocca  simbolo  del  suo comando. La sfilata  e'  preceduta  dai tamburini,  dalla banda comunale, dai Capitani a cavallo e  dalle Autorita'  cittadine.  La  sfilata  ha  lo  scopo  di   suscitare l'entusiasmo  dei ceraioli e mostrare la forza di ogni Cero  alla città.

 

SGUILLARE

(it.  scivolare)  E' il temuto "scivolare" con il peso  del  Cero sulle  spalle.  La perdita di aderenza con il suolo  può  essere molto facile e molto pericoloso.

 

SOLLEVARE

E'  l'atto  di  portare il Cero verticale  ancora  più  in  alto sostenendolo  sulle mani a braccia completamente alzate  per  far toccare  il santo, durante la mostra, a personaggi illustri  alla finestra.

 

SPASSEGGIATE

E'  l'atto di fare baldoria prendendosi sotto braccio e  cantando tra ceraioli, anche di Cero opposto. Le spasseggiate hanno  luogo dopo la mostra e soprattutto dopo la Tavola Bona, in attesa della Corsa.

 

SPICCARE

Letteralmente  togliere oggetti infilati a supporti,  con  questo verbo  viene  definito lo spostamento dei ceri dai  basamenti  in pietra  della  Basilica la prima domenica di maggio. Il  cero  e' sollevato dal basamento, ruotato intorno al proprio asse e  fatto scendere in posizione orizzontale a "pancia all'aria".

 

STANGA

E' la struttura di legno di pino a forma di fuso, che rappresenta la parte della barella deputata ad ospitare le spalle di  quattro ceraioli. Le stanghe per ogni barella sono due e sono  raccordate nel  punto  di mezzo da un tavolone di sorbo  chiamato  barelone. Tutta la parte della stanga libera dal barelone si usava chiamare manicchia  (ne esistono due per ogni stanga). La parte  terminale della  stanga prende il nome di punta, mentre quella più  vicina al  barelone  si  chiama ceppo:  puntarolo  e  cepparolo  vengono chiamati i ceraioli "a spalla" che trovano posto  rispettivamente sotto queste parti della stanga.

 

STANGHETTE

Sono le sbarre di faggio che raccordano le due manicchie del cero attraversando l'albero centrale.

 

STATUA

E'  la statua lignea della Processione, posta su una  barella  ed ornata  posteriormente da una cornice dorata piuttosto  elaborata chiamata  il  "tronetto". Il termine può essere usato  anche  il pezzo  del  primo  tratto di corsa  posto  all'inizio  del  Corso sormontato dalla Statua in pietra di S.Ubaldo.

 

STECCHIARE

(it. ridurre in stecche) E' la punizione cui e' soggetto un  Cero che  contravviene alle regole della Corsa: divieto  di  sorpasso, arrivo  in Basilica entro la mezzanotte del 15. La pena  dovrebbe essere eseguita con la stessa accetta del Capocetta.

 

STENDARDO

E'  il  drappo di stoffa che adorna i  davanzali  delle  finestre durante  il  periodo  dei  Ceri. La  sua  introduzione  e'  stata caldeggiata dalla Associazione Maggio Eugubino. Gli stendardi  di solito  in  campo  rosso, hanno i colori del Cero  della  casa  e rappresentano  o i simboli del Santo, o quelli del  quartiere  di appartenenza.

 

STENDERE

Verbo  usato per indicare la andatura più  redditizia  raggiunta dalla muta una volta che e' entrata bene e che si e' assestata.

 

STERZAROLO vedi CAPOCINQUE

 

STRADONE

E'  il  nome dato ai nove viali della strada  del  monte,  ultimo tratto della corsa. E' spesso scherzosamente usato come unità di misura per distacchi che si vogliono definire abissali: uno,  due etc. stradoni di vantaggio.

 

STROZZA

(sin.  nodo)  E'  la parte centrale del  cero  compresa  tra  due cuspidi unite per gli apici tramite il panottolo di mezzo.

 

STRUSCIARE

(it.  strisciare)  E'  il risultato di una penduta  di  un  certo rilievo  del  Cero che urta, si appoggia e  procede  per  qualche metro contro il muro o la vegetazione ai bordi della strada.

 

TAMBURI

Precedono tutti i cortei ceraioli a partire dalla prima  domenica di  maggio.  La  loro funzione più importante  e'  quella  della sveglia  dei Capitani e della città a partire  dalle  primissime ore del mattino del 15 maggio.

I  tamburini  hanno una divisa  particolare:  pantaloni  bianchi, camicia rossa e fazzoletto del colore del Cero di appartenenza.

 

TAVERNE

Sono  i luoghi di raccolta, di discussione e di divertimento  dei ceraioli, prima e soprattutto dopo la corsa. La loro  istituzione e'  relativamente recente, sono infatti nate negli anni  sessanta sotto  la spinta delle Famiglie ceraiole. Hanno avuto  il  grande pregio  di  rivitalizzare  angoli  ed  ambienti  di  Gubbio,  che altrimenti sarebbero stati lasciati in abbandono.

 

TAVOLA BONA

(it. tavola buona) E' oggi così chiamato il tradizionale  pranzo dei ceraioli, una volta questa denominazione veniva riservata  al pranzo  delle autorità e degli ospiti di  riguardo,  fisicamente separato da quello dei ceraioli, ma oggi aggregati.

Il  pranzo  dei  ceraioli ha costituito sempre  uno  dei  momenti qualificanti  della  Festa:  erano i Capitani  del  Cero  che  si impegnavano a sfamare i propri ceraioli.

 

TAVOLETTE

In  pino,  ricoperte da tela dipinta,  costituiscono  l'involucro esterno  del cero. Sono 48 per S.Giorgio e S.Antonio, mentre  per S.Ubaldo sono 92, 8 delle quali sono bombate.

 

TIMICCHIONE

(it.  moncone  di tronco d'albero) Sono le  due  parti  terminali dell'albero   del   cero,  quelle   sporgenti   all'esterno.   Al timicchione inferiore viene incastrata la cavia per la barella  a quello superiore viene infilato il Santo.

 

TRATTO

E' la parte di corsa compresa tra due soste. I tratti della corsa dei  Ceri sono quattro e consentono alle mute ed agli  spettatori di sfilare.

 

TRAVENTO

E' l'eccessivo sbilanciamento del Cero provocato dal tentativo di superare  un pendio troppo ripido: in questo modo  il  baricentro del  cero  si  porta spontaneamente al di  fuori  della  base  di appoggio rappresentata dalla barella.

 

TROMBETTIERE

Fa  parte  dell'armata del Capitano. Durante la Corsa  precede  a cavallo  i  Ceri e suona con la tromba la carica per  avvisare  i ceraioli e le persone dell'approssimarsi imminente.

 

UNIVERSITA'

così  vengono designate le corporazioni delle Arti e Mestieri  a Gubbio.  Le  Università ancora oggi esistenti  sono  quelle  dei Sarti,  dei Calzolari, dei Fabbri, dei Falegnami e dei  Muratori. Quest'ultima  e' la più importante, depositaria della Festa  dei Ceri dal 1891.

 

UPPE

Voce  onomatopeica, che un tempo veniva usata dal  capodieci  per scandire militarmente il passo di corsa sotto il Cero. Oggi viene identificata  con una andatura di passo, decisamente  più  lenta rispetto a quella della Corsa attuale.

 

VEJONE

(it.  veglione)  E'  la grande festa di carnevale  in  cui  viene presentano  il Capodieci ed eletta la reginetta del Cero.  E'  di rigore  l'abito  scuro e le danze, al  suono  dell'orchestra  che suona  un  tipico repertorio per balli di coppia,  devono  durare fino all'alba.

 

VILANI

Con  questo  epiteto scherzoso e con altri più  o  meno  cattivi (marri,  taberzani,  verri,  rospi,  ciotoli,  ciuani,  talupani) vengono  denominati  gli abitanti delle ville, e  in  senso  più ampio della campagna eugubina. La rivalità tra città e campagna e'  a  Gubbio antichissima e molto sentita:  la  città  vorrebbe quasi  arrogarsi tutta la Festa. In realtà il  contributo  della campagna,  e  di  quelli  del  "breccino"  (zona  intermedia)  e' indispensabile per la buona riuscita della Festa.

 

VOLO D'ANGELO

E'  la  classica  posizione  inarcata nel  vuoto  che  assume  il Capodieci dopo aver lanciato la brocca. Il Capodieci mentre  tira su il Cero non deve perdere il contatto con la barella ne' con le mani  ne'  con  i  piedi. Un buon  volo  d'angelo  e'  motivo  di prestigio per il Capodieci ed e' interpretato anche come auspicio favorevole per la Corsa che seguirà.

 

ZEPPARE

(sin. azeppare, in it. spingere) E' uno dei verbi più  coniugato dai ceraioli soprattutto dalle punte dietro, dal barelone  dietro e dal capocinque.

 

 

ESPRESSIONI IDIOMATICHE 

ALORA CHI SEMO?

(it.  allora  chi  siamo?) E' la tipica frase  che  pronuncia  il capomuta al momento di schierare la muta.

 

ALZA' LA BROCCA 

(it. alzare la brocca) Viene così definita l'atto di lanciare la brocca ed in senso più ampio il mandato di Capodieci.

 

ATENTI 'L SANTO!

(it.  attenzione al Santo) Esclamazione che ricorre di  frequente durante  la  Mostra: durante le varie  manovre  di  sollevamento, sbassamento  ed  abbassamento il Santo che corona  il  cero  può urtare e danneggiarsi contro ostacoli.

 

BASTA CHE 'N LO FAMO CADE'

(it.  basta che non lo facciamo cadere, vil. cade) E' una  specie di  parola d'ordine che corre tra le mute di un Cero  che  finora non e' caduto, quando invece questo incidente sia occorso ad  uno o meglio a tutti e due gli altri Ceri.

 

CE VEDEMO PI CERI

(it. ci vediamo per i Ceri) "ce vedemo 'l giorno di Ceri".

Una  frase  a  Gubbio molto celebre che  può avere  il  duplice significato  di  appuntamento per gioire insieme  nel  giorno  di Festa, o di minaccia per la resa di conti di contese: infatti  il giorno  dei  Ceri  era  una  volta,  a  causa  della   confusione imperante, il giorno delle vendette personali.

 

DA' LA SPALLATA

E'  l'atto  di  prendere  il  Cero,  riferito  più  a   ceraioli occasionali  che  si  trovano su pezzi meno affollati  e  che  si trovano ad entrare sulla scorta dell'entusiasmo.

 

DU E' SAN GIORGIO?

(it. dove e'S.Giorgio) Tipica domanda rivolta da un  santubaldaro o da un santantoniaro durante la sfilata. I suoi compagni  devono rispondere: "boh". Segue un'altra domanda riferita all'altro Cero avversario e stessa risposta. Per ultimo viene tenuto il  proprio Cero  al  cui  nome si grida "eccolo!!". Per  i  sangiorgiari  il criterio e' analogo, si comincia con "du e' S.Antonio?".

 

E' ARMASTA PER S.ANTONIO

Modo  di  dire  usato per definire  una  ragazza  ancora  nubile. Ironicamente  si  fa riferimento sia ad una  ipotetica  vocazione monastica, sia al fatto che S.Antonio e' l'ultimo Cero a passare.

 

FA J'OMI PEL CERO

(it.  fare  gli  uomini per il  Cero)  Popolarissima  espressione eugubina  che  fa  riferimento alla antica  usanza  di  reclutare ceraioli  da  parte  dei  Capitani.

In  questo  modo  si suole ancora  oggi  apostrofare  chi  voglia coinvolgere qualcun altro nelle proprie imprese.

 

GIRE BENE

(it.  andare  bene)  E' quello che un  ceraiolo  si  attende  dal proprio  Cero. La vittoria nella Corsa dei Ceri non esiste,  cosa non facile da capire per un "forestiero", la cosa più importante e' correre al massimo (caminare) senza cadere, vale a dire  "gire bene".

 

GIU' I FREGHI!

(it.  giù  i  bambini)  E' l'urlo che  si  sente  spesso  quando all'approssimarsi  dei  Ceri  o  in  occasione  dell'Alzata,  dei bambini  vengono messi sulle spalle, coprendo in questo  modo  la visuale.

 

GIU' 'L CERO!

E'  l'ordine  secco  gridato  dal  capocinque  per   l'esecuzione dell'abbassata finale prima della scalinata della Basilica.

 

JE L'EMO MESSO DENTRO

(it.   glielo  abbiamo  messo  dentro,  vil.  drento)   Scherzosa espressione  non priva di senso metaforico, con cui  sono  soliti festeggiare i sangiorgiari la mancata chiusura della porta  della Basilica da parte del Cero di S.Ubaldo.

 

'L CERO N'SE FERMA!

E'  una  delle  leggi  della  Corsa,  il  Cero  infatti   durante l'esecuzione  di un tratto non si può fermare se non davanti  ad un altro Cero caduto.

 

'L LASCIO N'ALTR'ANNO

Celebre  proponimento  del  ceraiolo  che  non  vuole  andare  in "pensione".

 

LEVEMETE, CHE M'AMPICCI!

(it.  levati,  che  mi impicci) E'  l'urlo  tipico  del  ceraiolo entrante nei confronti di quello che deve "scappare". Il  termine levemete   presenta   la  caratteristica   particella   -me   che corrisponde ad un dativo di interesse (levati per me).

 

M'ARCOMANDO, BEMBENE!

E' l'invocazione più o meno rincuorante rivolta ai ceraioli  che si   accingono  a  prendere  il  Cero,  da  loro   conoscenti   o simpatizzanti del Cero.

 

METTE LE TACCHE

E'  l'atto del ceraiolo che afferra con la mano libero  la  punta posteriore  della stanga della barella del Cero che  precede. 

 

'N ME CE FAI!

E'  l'urlo di disapprovazione del ceraiolo che avverte troppo  il peso  del  Cero  perché le spalle non sono  pari.  Il  grido  e' diretto verso il presunto responsabile e di solito si  accompagna ad altre invocazioni non sempre ortodosse.

 

QUE ME RAPPRESENTA TA ME?

(it.  che  mi rappresenta?) E' la frase  di  disapprovazione  che ricorre più spesso tra ceraioli contrariati per l'elezione di un Capodieci che non li soddisfa.

 

SCORRETE VOIALTRI TO LASSU'!

(it.  scorrete  voi lassù) E' un'esortazione che  ricorre  molto frequentemente  tra  mute messe a brevissima distanza  tra  loro, cosa  in  questi tempi molto di frequente specie nelle  parti  di salita, come i Buchetti ed il Monte. I cambi troppo fitti mettono a rischio la stabilità del Cero e non permettono di "stendere".

 

SI N'EN MATTI, N'CE LI VOLEMO!

Tipico modo di dire, limitato non solo a Gubbio, ma che a  Gubbio e'  diventato quasi un manifesto programmatico, oltre  ad  essere anche il ritornello di una canzone ceraiola.

 

SPALLE PARE

E'  la  condizione  fondamentale per avere  una  buona  muta.  Il termine   "pare"  e'  usato  anche  con  l'accezione  di   spalle proporzionate  tra loro, ed adeguate alla pendenza del pezzo  che si deve affrontare

 

STANGA PULITA

Viene  così  definita la drammatica situazione  di  una  stanga, ormai  destinata  a cadere, in cui tutti i ceraioli  hanno  ormai ceduto.

 

TA ME QUE ME MANCA?

(it. che cosa mi manca?, vil. de ta me que m'amanca?)

Interrogativa  retorica che sottintende la risposta "niente".  E' usata  tipicamente  da ceraioli che si  stiano  autocandidando  a posizioni di prestigio all'interno del Cero.

 

TUTTO A POSTO?

E'  la  tipica domanda che rivolge un ceraiolo più  esperto,  di solito il capodieci o il capocinque, passando in rassegna le mute del proprio pezzo.

 

VENI' GIU' A UPPE

Andare  al  passo  scandendo il ritmo  "uppe".  Vecchio  modo  di interpretare  la  corsa  segnando  il  passo,  considerato   oggi un'andatura disdicevole.

 

VIA CH'ECCOLI!

La popolarissima frase si riferisce all'avvicinarsi dei Ceri  sia nel tempo (avvicinarsi del 15 maggio) che nello spazio  (l'arrivo dei  Ceri  di Corsa). A seconda dei casi si può  considerare  un incoraggiamento,  un avvertimento di stare attenti, un  grido  di gioia.

 

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