
MA QUANTO PESANO ‘STI CERI?
La vera storia della pesata dei Ceri
Pubblicato sul Periodico “Via ch’eccoli” 1998
Quanto pesano i Ceri? Nessuno lo sa, o meglio nessuno lo sa con precisione, o meglio ancora, nessuno lo deve sapere con precisione. - I Ceri pesano ‘n bel po’! - Questo è quello che si deve rispondere all’impertinente domanda. Esistono nell’ambito della nostra grande festa dei misteri insondabili, il cui approfondimento non è lecito. Il peso dei Ceri è tra questi misteri, un tabù, un segreto da tribunale dell’Inquisizione.
Contro tutto questo retaggio medievale ed animato da uno spirito neo-positivista, un giovane volenteroso tentava di fare luce sulla vicenda. Era infatti contrariato dall’approssimazione con cui veniva liquidato l’argomento: le guide ufficiali parlavano di un peso di circa quattro-cinque quintali, ma la tradizione popolare vociferava cifre ben superiori. L’unica fonte da ritenere attendibile, poi riconfermata, era quella riferita dal Menichetti: tuttavia nella sua opera sui Ceri si parlava soltanto del peso globale del Cero e non di quello dei suoi singoli componenti (barella, cavìa, cero, santo, cavìa del santo).
Era possibile che alle soglie del terzo millennio in una società ormai totalmente computerizzata, ci fosse tutta questa approssimazione e faciloneria? Evidentemente no. Armato di questi buoni propositi, il giovane lavorò più di un anno per cercare consensi “autorevoli” su questa operazione. Sapeva bene che non sarebbe stata facile e che avrebbe incontrato forti opposizioni, ma lo animava, incrollabile, la sete di verità e giustizia.
La pesa doveva avvenire nel modo più trasparente possibile e per solennizzare l’evento fu chiesto l’autorizzazione ufficiale. Il permesso fu concesso dal Sindaco in persona, chi meglio di lui: infatti i Ceri sono di proprietà comunale. Fu scelta come giornata quella del 13 maggio, correva l’anno 1993, come sede la sala maggiore del palazzo dei Consoli, e come orario le 12:00, quello del massimo afflusso.
I custodi del palazzo dei Consoli, custodi in quei giorni anche dei ceri, preannunciavano battaglia. Furono facili profeti, infatti appena la bilancia fece il suo ingresso in sala i presenti subito si schierano in due fazioni contrapposte: i “contrari”, più rumorosi, ed i “favorevoli”, più silenziosi, ma decisi. Un noto ex-capodieci prende la parola per esprimere in maniera eloquente la sua contrarietà : – ‘L peso ‘n me rappresenta ‘n c....! - E quasi a dare maggiore “peso” alle sue parole sale sulla bilancia che segna subito più di cento chili. Qualcuno dei dubbiosi comincia a propendere per il partito dei “contrari”.
Arriva un altro ceraiolo di tendenza – È vero che oggi pesate i ceri?- chiede minacciosamente – bene, se è così, vojo esse toqui perché vojo sta nella storia anch’io!- Il partito dei “favorevoli” riprende vigore.
Arrivano i rappresentanti del Comune la pesa si farà, alcuni “contrari”, solo una minoranza, abbandonano la sala. Viene approntato il piatto della bilancia che dovrà sostenere il cero e successivamente la relativa barella e si provvede alla taratura.
Giunge infine il momento fatidico, il cero di S.Ubaldo, il primo ad essere pesato, viene alzato dai piedistalli e posato sulla bilancia…. la lancetta gira, oscilla e poi si ferma. Pochi, anzi pochissimi commenti, si legge lo stupore dei ceraioli. Molti, compresi i “contrari”, scrivono subito il dato.
Viene il turno di S.Giorgio. – Adesso pesamo i Ceri grandi!- esclama fieramente un ceraiolo di questo Cero. E S.Giorgio contribuisce ad infittire il mistero: il cero viene posto sul piatto per ben tre volte e segna ad ogni volta un peso differente, mistero! Alcuni rumoreggiano – La bilancia è guasta -. Altri invece vogliono cogliere un presagio: – È segno bono o tristo?-
Giunge alfine il turno di S.Antonio, altri commenti del tipo – Lo diceo io… -.
I custodi del palazzo ridono: – Noialtri già l’ sapevamo, guardate toqui! - E tirano fuori dal cassetto un foglietto con gli stessi valori dei pesi appena misurati, che loro tenevano gelosamente custoditi da anni. – E sete stati zitti fino adesso! -
Viene offerto anche un rinfresco (nel vero senso della parola) come a spegnere i bollori della discussione precedente. Un noto santubaldaro confida – Poco fa ho mandato affan....
uno che n’era de Gubbio, e voleo sapè chi era-. Gli viene spiegato di chi si trattava. – Chettepiasse. ‘N conosco altro! Figurte, emo piato anche ‘l cero ‘nsieme- . Le opposte fazioni si ricompattano nella comune solidarietà ceraiola.
Passano due giorni è il giorno dei Ceri, il Sindaco incontra il promotore dell’iniziativa e chiede: - Ma allora, quanto pesano ‘sti Ceri!? -
Ed io gli rispondo - ’N bel’ po’! …Dico bene? -
LA CRONISTORIA DELLE PRINCIPALI CADUTE ED EVENTI CURIOSI
1948. Caduta di S.Antonio sul Corso dopo S.Maria, all'indietro.
1953. Caduta di S.Giorgio all'inizio del Corso sulla sinistra.
1955. Caduta di S.Giorgio sul Corso dopo l’incrocio con via Maffei sulla sinistra
Caduta di S.Giorgio prima del ponte di S.Martino sulla destra (perdita santo).
1957. Caduta di S.Giorgio sul Corso all'altezza di Palazzo Barbi sulla destra.
Scaviamento in corsa del Cero di S.Giorgio, incaviato alla Mutua.
1959. Caduta di S.Giorgio dopo la curva di S.Francesco sulla destra e ricaduta a sinistra all'Ospedale.
1960. Caduta di S.Ubaldo a livello del giardino sulla destra, che si ripete dopo pochi metri.
1962. Caduta di S.Antonio sul Corso
1964. Caduta di S.Antonio davanti a S.Francesco
1965.
1965. Caduta di S.Giorgio alla Salara sulla destra.
La jeep della RAI ferma la corsa sulla Roscia.
1967. Caduta di S.Giorgio sulla prima capeluccia sulla sinistra.
1968. Caduta di S.Ubaldo sulla Calata dei Neri sulla sinistra.
Caduta di S.Giorgio sullo stradone della Terza sulla destra.
1969. Caduta di S.Antonio sui Consoli all'altezza della torre sulla destra.
1971. Caduta di S.Antonio sulle birate.
1974. Caduta di S.Giorgio sulla calatella di Meli all'altezza di S.Filippo sulla sinistra.
Caduta di S.Ubaldo sullo stradone dei Pinoli all'altezza della Roscia sulla sinistra.
Caduta di S.Antonio sullo stradone dei Pinoli quasi all'altezza dell’ultima curva.
1975. Caduta di S.Antonio sull'Alzatella sulla sinistra.
Caduta di S.Giorgio all'Ospedale sulla destra.
Caduta di S.Antonio sui Consoli sulla sinistra.
Caduta di S.Antonio sul Monte all’Angioletto sulla destra.
1976. Caduta di S.Antonio sul Corso all'altezza di S.Maria sulla sinistra.
Caduta di S.Giorgio alla mutua sulla sinistra.
1977. Caduta di S.Antonio sui Consoli all'incrocio con via Felicchi a destra con perdita del "santo" che viene ribissata all'altezza della torre sulla sinistra.
1978. Caduta di S.Ubaldo alla mutua sulla sinistra.
Caduta di S.Antonio sul monte all'altezza della lapide di Parruccini sulla destra.
1979. Caduta di S.Giorgio per il Corso all'altezza di S.Maria sulla destra.
S.Giorgio incastra il cero tra i battenti della porta.
1980. Caduta di S.Antonio all'inizio della Calata dei Neri sulla sinistra.
1981. Caduta di S.Giorgio dopo la curva di S.Francesco sulla sinistra.
Caduta di S.Antonio sulla curva della terza Capeluccia sulla destra.
1982. Caduta di S.Giorgio sulle girate della mattina sulla destra.
Caduta di S.Giorgio sul Monte sullo stradone dei Pinoli all'altezza della Roscia sulla sinistra.
1983. Caduta di S.Antonio sul Corso all'incrocio con via Saffi sulla sinistra.
Caduta di S.Ubaldo sul Monte sullo stradone della Croce sulla sinistra.
S.Giorgio strappa un ramo di pino alla Salara e lo porta fino a piazza Grande.
1984. Caduta di S.Giorgio sul Corso dopo l'incrocio con via Nelli sulla destra.
Caduta di S.Antonio in via XX settembre in largo Mastro Giorgio sulla destra.
S.Giorgio entra con il Santo.
1985. Caduta di S.Ubaldo all'inizio della Calata dei Ferranti sulla sinistra.
Caduta di S.Ubaldo in via dei Consoli all'altezza della torre sulla sinistra.
1987. Caduta simultanea di S.Giorgio e S.Antonio all'inizio del Corso prima dell'incrocio con via Boncompagni sulla sinistra.
1988. Caduta di S.Antonio sul Monte sullo stradone della terza Capeluccia sulla destra.
1989. Caduta di S.Ubaldo sul ponte di S.Martino sulla sinistra.
Caduta di S.Giorgio sul primo tornante del Monte sulla destra.
1990. Caduta di S.Antonio sulle birate davanti alla scalea.
1991. Caduta di S.Antonio sul Corso all'altezza di via Biscaccianti sulla sinistra.
Caduta di S.Antonio sul monte sullo stradone della prima Capeluccia sulla destra.
1992. Caduta di S.Ubaldo alle Orfanelle sulla sinistra.
S.Giorgio "sfonda" con il Santo la porta della Basilica.
1993. Caduta di S.Antonio sul Monte sullo stradone dei Pinoli sulla destra.
1995. Caduta di S.Ubaldo all’uscita delle birate sulla sinistra
Caduta di S.Antonio sul Monte sullo stradone dei pinoli sulla destra
1996. Caduta di S.Antonio all’Alzatella sulla destra
1997. Caduta di S.Giorgio in fondo alla Calata dei Neri in avanti
Caduta di S.Antonio sul Corso alle colonne di Barbi sulla destra
1998. Caduta di S.Giorgio alla Salara sulla sinistra
2000. Caduta di S.Giorgio dopo il Bargello sulla sinistra
S.Ubaldo permette a S.Giorgio che era arrivato insieme di entrare nella Basilica
2002. Caduta di S.Antonio sullo stradone della seconda Capeluccia sulla destra
2003. Grave penduta di S.Giorgio sulla terza birata
GLOSSARIO
ABBASSATA
E' l'atto di mettere in posizione orizzontale il Cero in senso parallelo alla marcia. L'abbassata si effettua sempre alla "bocca all'avanti", con il Santo che guarda verso il basso. Il Cero abbassato muove sempre con il Santo avanti. Il Cero esegue le abbassate per passare degli ostacoli troppo bassi da attraversare con il Cero alzato. Durante la Mostra il Cero esegue molte abbassate, in Corsa solo due in corrispondenza dei passaggi attraverso porta S.Ubaldo e la porta della Basilica.
ALFIERE
E' il cavaliere che fa parte del seguito del Primo Capitano che durante la Corsa regge le insegne comunali.
ALZATA
E' l'atto di alzare il Cero. può essere normale o rovescia.
L'alzata normale ha luogo solo in Piazza Grande, subito dopo il montaggio del Cero, ed avviene con il Cero disteso sulla schiena che si alza sul davanti. L'alzata rovescia avviene invece in seguito ad una abbassata, ed il Cero, disteso sulla pancia si alza all'indietro.
Schieramento di alzata: e' lo schieramento che assumono sempre i Ceri o i Santi quando sono affiancati, S.Ubaldo al centro, S.Giorgio a destra e S.Antonio a sinistra.
ALZATELLA
E' il prologo della Corsa. I Ceri non ancora benedetti vengono staccati dai Ceppi di via Savelli ed arrivano di corsa fino alla curva dei Neri dove si fermano per aspettare la benedizione.
AMMANICCHIARE
Letteralmente afferrare le manicchie (le stanghe della barella) con le mani. Si riferisce all'atto di afferrare le stanghe del Cero che precede da parte dei puntaroli avanti di quello che segue. E' un atto di aperta sfida che suscita sempre vivaci reazioni.
APPOGGIARE vedi METTERE GIU'
ARPOSTO
(it. riposto) Participio passato di "arporre", mettere a posto. E' l'atto di rimettere a posto il cero e la barella nella Basilica a fine Corsa.
ARVULTICARE
(it. girare su se stessi) E' l'atto di ruotare intorno al proprio asse i ceri orizzontali dalla parte giusta se sono stati "spiccati" male o prima di arporli.
ASSAGGIO
E' così chiamata la degustazione da parte dei Capitani del baccala alla ceraiola che verra' servito come colazione la mattina del 15 maggio. L'assaggio si effettua la sera della vigilia nelle cucine del palazzo dei Consoli.
AUCCULATE
Sono le grida di soddisfazione che accompagnano i Ceri durante la Mostra.
BABO
(it. babbo) E' il nomignolo affibbiato ai Presidenti delle tre Famiglie ceraiole.
BALLARE
(sin. menare) Corrisponde al movimento sussultorio del Cero in Corsa dovuto a spalle non "pare" o ad alcuni ceraioli fuori passo. Bisogna che cessi subito altrimenti può provocare pericolosi disturbi ai ceraioli che si sentono percossi da improvvisi cambi di peso.
BANDA
La banda musicale di Gubbio, unica depositaria delle musiche dei Ceri. Segue tutte le sfilate, ma si disgrega in prossimita' della Corsa per dar modo anche ai suoi componenti di portare il Cero. Per la processione e' sostituita dalla banda di Gualdo Tadino.
BANDIERINE
Sono le bandierine in stagnola dorata tagliate a coda di rondine che vengono montate per abbellire il Cero. Un tempo erano molto elaborate, oggi sono ridotte ad un totale di otto, sistemate sugli apici delle manicchie e sulla base dei buzzi. Sono montate il giorno della vigilia e sono staccate come trofei dai ceraioli, durante la discesa dei Ceri in piazza per l'Alzata.
BARACCA
(sin. cassino, busbana) Con questo termine viene indicata la confusione generata dall'euforia per festeggiamenti.
BARELLA
Classicamente e' il supporto del Cero in Corsa, ma esiste pure una barella per il trasporto dei Santi e della Statua di S.Ubaldo. Ha una forma ad "H" con due stanghe per le spalle dei ceraioli ed un tavolone centrale di raccordo "barelone" su cui si appoggia il Cero. Spesso nel gergo delle osterie e' così definito il "Cinque di Spade", per via della disposizione delle spade.
BARELONE
E' il tavolone di sorbo che connette nel loro punto di mezzo le due stanghe e che garantisce la base di appoggio per il Cero. Con questo termine e' indicato pure il ceraiolo che nel Cero occupa la posizione tra le stanghe dietro al capodieci (barelone avanti) o davanti al capocinque (barelone dietro).
BARLOZZI
(it. barilotti) Sono i quattro barili pieni di vino (circa 20 litri) che seguono il Capodieci durante la sfilata.
BERETTA
E' il berretto che fa parte della divisa dei Capitani e dei ceraioli, tra questi ultimi e' caduto in disuso. Si compone di un capricapo rosso a calza con un cordone lungo a cui e' attaccata una nappa sempre di colore rosso.
BIETOLA
(it. bieta) Il vegetale in questione e' il simbolo di una Corsa non fortunata. Viene infatti regalato il giorno dopo la Corsa, confezionato in mazzetti, ai ceraioli del Cero che e' caduto.
La bietola e' sinonimo di scarsa prestanza fisica e perfino scarsa "virilita'".
BIETOLARI
Epiteto scherzoso rivolto ai ceraioli di S.Giorgio. Da una parte la tradizione vuole che il Cero di S.Giorgio sia facile vittima di cadute, dall'altra il vegetale fa parte dell'alimentazione del cavallo.
BIRATE
Sono le girate che i tre Ceri effettuano a piazza Grande durante la Corsa.
BRACCERE
E' il ceraiolo che regge il braccio libero del ceraiolo a spalla e che abbraccia lo stesso cingendolo all'altezza dei lombi.
BRECCINO
Termine che corrisponde a ghiaia, e in senso più ampio indica una strada sterrata. E' usato per definire la fascia intermedia del territorio eugubino compresa tra citta' (dove le strade sono in gran parte lastricate) e la campagna (dove non ci sono che sentieri).
BROCCA
E' il vaso in ceramica simbolo del potere del Capodieci. Una volta svuotata dell'acqua e vino che contiene viene lanciata dal Capodieci sulla folla come segnale d'inizio per l'alzata. I cocci sono considerati potenti amuleti.
BUCARONI
(it. scarafaggio) E' l'epiteto scherzoso attribuito ai santantoniari, forse dal colore scuro delle divise.
BUCHETTO
Sono così chiamate le due strette vie cittadine che i Ceri ascendono per raggiungere la strada del Monte. Il primo buchetto (via Colomboni) e' il tratto più ripido del percorso, unico a gradoni, il secondo buchetto (via Appennino) e' il pittoresco pezzo che costeggia le mura.
BUDELARI
(sin. budeloni) Con questo epiteto venivano chiamati gli abitanti di citta' da quelli del contado. Il termine fa riferimento all'consumo da parte dei cittadini di insaccati e non di carne fresca.
BUSSARE
E' l'atto del percuotere, anche selvaggiamente, il buzzo del cero a mano aperta o con il pugno, alla fine di ogni tratto in segno di soddisfazione per come e' stata condotta la Corsa.
BUSSOLO
Detto anche bossolo (perche' in bosso). E' un recipiente con coperchio a forma di asso di coppe, in cui sono sigillati i nomi dei Capitani da sorteggiarsi per i futuri anni. Viene rinnovato a cura dell'Universita' dei Muratori ogni 5-6 anni.
BUZZO
(it. scatola vuota) E' la parte espansa del cero. Sono due per ogni cero, superiore ed inferiore. E' vuoto all'interno e funziona come una cassa di risonanza.
CADUTA
(sin. volo, botto, noce, cristo, ciambotto, arlotto, saracca, gnoccola, chioppo). E' il peggiore evento che possa capitare ad un Cero in corsa: la perdita di verticalita' in senso laterale con il contatto della stanga della barella con la terra.
CALATA
Con questo termine viene definita una discesa della Corsa dei Ceri. Le Calate più importanti sono due: Calata dei Neri (via Dante) e la Calata dei Ferranti (via Mazzatinti).
CAMBIO
E' l'atto di cambiare un ceraiolo con un altro. Per i ceraioli a spalla avviene simultaneamente e prende il nome di cambio anche quella parte del tragitto richiesta ai ceraioli per inserirsi ai loro posti. I cambi dei ceraioli in mezzo avvengono separatamente.
CAMINARE
Andare alla massima velocita' possibile per un Cero. Di solito vuole l'ausiliare "essere".
CAMPANONE
E' la campana grande del palazzo dei Consoli, voce della citta', colonna sonora della festa. Per ulteriori delucidazioni vedi il libro scritto dai due stessi autori.
CAPELUCCIA
Sono le tre cappelle dislocate a vari livelli della strada del monte. Il termine pero' e' usato spesso per significare una sosta di "dissetamento" a base di vino: e' infatti tradizione che nei pressi delle "capelucce" siano sistemati dei punti di rinfresco, un tempo venivano addirittura portate delle botti.
CAPITANO (PRIMO)
E' il capo simbolico di tutta la Corsa in citta'. E' sorteggiato, deve appartenenere alla Universita' dei Muratori e resta in carica per l'anno solare.
CAPITANO (SECONDO)
E' il capo della corsa sul monte, guida il Cero di S.Ubaldo durante la mostra. E' scelto con le stesse modalita' del Primo Capitano.
CAPOCETTA
E' il ceraiolo, ruolo unico per ogni Cero, che reca l'accetta, simbolo della giustizia ceraiola e strumento adatto per incaviare il Cero e ripararlo dopo eventuali cadute.
CAPOCINQUE
(sin. sterzarolo) E' il ruolo del ceraiolo "in mezzo" più arretrato. Ha una fondamentale importanza nelle curve onde l'altro nome di sterzarolo.
CAPODIECI
può essere Capodieci di brocca e capodieci di corsa.
Il Capodieci di brocca e' il capo del Cero, eletto annualmente.
Il capodieci di corsa e' il ruolo del ceraiolo "in mezzo" in posizione più avanzata.
CAPOMANICCHIA
E' la figura più rappresentativa all'interno ad una Manicchia. Non e' una figura che ha un riconoscimento ufficiale. Un tempo corrispondente al capodieci.
CAPOMUTA
E' la persona di maggior prestigio all'interno della muta, quello che di solito si reca alle riunioni preparatorie reclamando la conferma del posto.
CAPPELLANO (sin. 'l prete)
Uno per ogni Cero, e' incaricato dell'officio delle cerimonie religiose connesse alla festa dei Ceri: messa della discesa dei Ceri, triduo di S.Ubaldo, visita al Cimitero, Messa dei Santi, riti di fine corsa, benedizione dei Santi.
CARICARE
E' l'atto di portarsi il Cero verticale sulle spalle dopo averlo poggiato sui Ceppi o in terra.
CASATO
E' un gruppo familiare con una forte tradizione ceraiola nei confronti di un determinato Cero.
CAVA
E' il foro quadrato situato al centro del barelone che accoglie il timicchione inferiore del cero.
CAVIA
(it. chiavarda) E' la zeppa metallica a forma di cuneo che blocca il cero alla barella, ed i Santi di S.Ubaldo e S.Antonio.
CEPPAROLO
(sin. ceppo) E' il ceraiolo a spalla che si pone sotto al ceppo della stanga occupando una posizione intermedia rispetto alle punte. I Cepparoli sono due per ogni stanga: cepparolo davanti e cepparolo dedietro. Sono soggetti alla massima sollecitazione per questo devono essere particolarmente robusti.
CEPPI (vedi PIEDISTALLI)
CEPPO
E' la parte centrale della stanga quella di sezione squadrata che reca l'incastro per il barelone, la tavola centrale di raccordo.
CERAIOLO
E' colui che porta il Cero. può assumere vari ruoli: "in mezzo", a spalla e braccere.
CERO
Per cero si intende non solo la macchina lignea coronata dal santo e posta sopra la barella, ma con lo stesso termine viene definito anche l'insieme dei ceraioli della stessa fede.
CINTURELLO
Con questo termine viene descritto un ceraiolo robusto e tarchiato, particolarmente determinato, molto adatto a correre nel ruolo di cepparolo.
COCCI
La brocca lanciata dal Capodieci al momento dell'Alzata si rompe, i cocci sono considerati un ambito trofeo ed un potente portafortuna.
COLAZIONE
Viene consumata alle ore 9.30 circa alla fine del corteo dei Santi. Il piatto tradizionalmente servito e' il baccala' alla ceraiola.
CORATELLA
(it. coradella) di agnello. E' il piatto tipico del pranzo della prima domenica di maggio.
CORDE
Cadute oggi completamente in disuso, in numero di quattro (due avanti e due dietro) venivano legate al pioccolo del cero per facilitarne la stazione eretta. In tempi più recenti venivano legate al timicchione inferiore del cero per consentire il traino sul monte, erano solo le due anteriori, ma i fastidi creati ai ceraioli ne consigliarono l'abolizione definitiva. A fine corsa era rituale la divisione della corda con l'accetta tra i vari ceraioli che la conservavano come un amuleto.
CORSA
E' il momento qualificante della festa. Ha luogo nel pomeriggio del 15 maggio alle ore 18.00 circa. E' articolata in quattro tratti intervallati da tre soste. Ogni tratto e' diviso in pezzi, che sono le porzioni di percorso coperte da una singola muta.
DIVISA
Con questo termine di origine militare e' definito il vestito indossato dai partecipanti alla festa dei Ceri: esistono tre divise base, quella dei Capitani, quella dei ceraioli e quella dei tamburini. I colori neutrali sono sempre il bianco ed il rosso, mentre quelli di parte il giallo (S.Ubaldo), l'azzurro (S.Giorgio) ed il nero (S.Antonio).
ENTRARE
E' il momento in cui il ceraiolo prende il posto sulla stanga del Cero in corsa. Richiede molta attenzione e sveltezza.
FAMIGLIE
Sono le associazioni, di recente formazione, che presiedono alle attivita' organizzative e ricreative di ogni Cero.
FAZZOLETTO
E' il triangolo di stoffa rossa girato intorno al collo dei Capitani e dei ceraioli simbolo della partecipazione alla festa o del legame verso un particolare Cero. Secondo la tradizione e la popolare canzone il fazzoletto deve essere "puntato" davanti insieme ad un mazzolino di fiori.
FUSCIACCA
Componente della divisa, e' una fascia rossa che viene girata più volte intorno alla vita ed annodata sul fianco sinistro con le estremita' lasciata pendere leggermente.
FUSTO
(sin. albero) E' la trave in olmo che costituisce l'asse centrale su cui costruire il "modello" del cero.
GAMBETTA
(it. sgambetto) E' il vile atto di sabotaggio compiuto ai danni di un ceraiolo che può portare alla caduta del Cero stesso.
Non avviene quasi mai, la maggior parte delle volte viene usato come falsa scusa dal malcapitato ceraiolo accusato come "responsabile" della caduta.
GIRATE
Sono le rotazioni che i ceri in verticale o in orizzontale compiono in senso antiorario intorno a delle strutture centrali: pennoni, pozzi, etc.
GIRATELLE
Sono le rotazioni che il cero in verticale compie in senso antiorario intorno al proprio asse. Sono eseguite in segno di rispetto e di saluto.
'GNORANZA
(it. ignoranza) Una delle virtu' cardinali del ceraioli. Deve essere interpretata secondo l'accezione di determinazione nell'eseguire il proprio dovere o di reclamare i propri diritti.
IMBUSSOLARE
E' l'atto di costituire il bussolo, vale a dire di riempire l'urna con i nomi dei Capitani designati per i 5-6 anni venturi.
IMPATASSO
(sin. intrauschio) E' la confusione generata da un contatto fortuito tra due ceraioli dello stesso Cero, spesso dovuta ad un cambio imperfetto. E' una delle cause scatenanti la caduta del Cero.
INCAVIARE
E' l'atto di inserire la cavia nella fessura del timicchione inferiore del cero. In senso più ampio identifica il montaggio del Cero. Deve essere effettuato con il cero orizzontale a "pancia all'aria". Si può riferire anche al fissaggio del Santo sul timicchione superiore.
INCHINI
(sin. riverenze) E' un movimento che consiste nell'inclinazione in avanti ritmica per 3 volte del Cero ottenuta con piegamento simultaneo dei due puntaroli e dei cepparoli davanti.
E' una delle forme di cortesia usate dal Cero durante la mostra, quando il Cero si trova a passare davanti abitazioni di illustri ceraioli o autorità o quando incontra un altro Cero.
INCRICCATA
E' così definito il colpo secco che da' il Cero ai ceraioli in seguito a cambi di pendenza del percorso. può essere in senso laterale quando il Cero incricca su una stanga o in senso longitudinale quando il Cero si inclina in avanti o all'indietro e "becca" rispettivamente la metà anteriore o posteriore di tutte due le stanghe. Una incriccata non aspettata o particolarmente violenta può essere causa del cedimento dei ceraioli.
INTRAVERSARE
E' l'andamento anomalo del Cero in corsa caratterizzato dalle stanghe della barella non parallele al senso ideale di marcia e dovuto alla ineguale spinta dei ceraioli sulle due stanghe. Un Cero che procede intraversato e' ad alto rischio di caduta, e' compito del capocinque, che e' il ceraiolo che più di tutti può rendersi conto dell'anomalia, intuire questo inconveniente e riportare il Cero nel giusto assetto.
INVESTITURA
Prende questo nome la cerimonia istituita nel 1950 in cui il Capitano, prima dell'Alzata dei Ceri, riceve le chiavi e le insegne della città. E' l'unico momento della festa in cui appaiono costumi medioevali.
MAFFIA
E' così definita quell'oscura combriccola di persone che nell'ambito di ciascun Cero decide per tutti.
MAGGIO EUGUBINO
E' l'associazione fondata subito dopo la seconda guerra mondiale che si e' prefissa, con successo, il potenziamento di delle feste eugubine di maggio. Il maggio eugubino si e' reso promotore di molte inizative tra le quali la creazione della cerimonia dell'investitura del primo Capitano e la decorazione della citta' con stendardi e gonfaloni.
MANICCHIA
(it. maniglia) Appiglio per il trasporto orizzontale del cero, che serve da ammortizzatore in caso di caduta.
Un tempo era indicata con questo nome anche la parte libera della stanga della barella, da cui e' derivato l'altro significato attuale del termine, sinonimo di zona ceraiola. Infatti le manicchie del Cero erano affidate a ceraioli provenienti dalla stessa zona, che costituivano un gruppo affiatato detto Manicchia.
MARAMACCHI
(it. maramaldi, malandrini, spavaldi) Epiteto scherzoso attribuito ai ceraioli di S.Giorgio, noti per essere i più "'gnoranti" tra i tre gruppi.
MATTI
E' la principale dote riconosciuta a tutto il popolo eugubino, e' la capacità di interpretare con lo spirito giusto la festa e la corsa, e' la coscienza di cosa si sta facendo e la capacità di trovare un equilibrio tra il divertimento e la buona riuscita della corsa: la mattaggine e' saggezza.
MAZZAVACCHE
(it. ammazza-vacche) E' l'epiteto scherzoso con cui viene definito il Cero di S.Antonio. Con questo termine vengono messe in dubbio i poteri taumaturgici di S.Antonio, protettore delle stalle e della campagna.
MAZZOLINO
Viene legato al fazzoletto e distribuito nel borgo di S.Lucia prima della Sfilata. Al mazzolino e' legata la canzone "quel mazzolin di fiori", imparata dai ceraioli al fronte e diventata parte integrante della festa a partire dalla prima guerra mondiale.
METTERE GIU'
(sin. appoggiare, poggiare) E' l'atto di scaricare il Cero dalle spalle e metterlo o in terra o sui piedistalli dei Neri.
MEZZANI (CERI)
Sono i Ceri di dimensioni pari a circa due terzi dei Ceri grandi che si svolgono la domenica successiva alla fiera di S.Ubaldo (17-18 maggio) e che, in linea teorica, dovrebbero essere riservati agli adolescenti. Gli attuali Ceri mezzani furono fatti dal falegname Poggi nel 1966 nella sua bottega di S.Giuliano.
MODELLO
Viene così definito lo scheletro ligneo su cui vengono montate le tavolette di rivestimento esterno. Il modello e' composto dall'albero centrale su cui sono inseriti le anime dei tre panottoli ed i quattro tabelloni centrali.
MONTE
E' il monte per antonomasia, il monte di S.Ubaldo, citato anche da Dante nella Divina Commedia "colle eletto dal Beato Ubaldo".
E' l'ultimo tratto di corsa, il più faticoso ed appassionante.
MOSTRA
E' l'atto fondamentale di portare il Cero per la citta' dopo l'Alzata per omaggiare luoghi e persone, uno degli esempi più qualificanti della "civiltà ceraiola". La mostra ha termine alle ore due, quando i Ceri vengono poggiati sui piedistalli ai Neri ed i ceraioli si recano alla Tavola Bona.
MUTA
E' l'unita' funzionale della corsa. Si compone di otto ceraioli a spalla (più altri 8 eventuali bracceri) che entrano simultaneamente dando il cambio alla muta precedente. La parte di corsa coperta da una muta si chiama pezzo.
NINNARE
E' il caratteristico dondolio pendolare in senso laterale del Cero in corsa, le scosse in questo caso sono lievi e ben tollerate dai ceraioli, non compromettono la stabilità del Cero. E' un movimento quasi fisiologico, dovuto ai cambi delle mute ed alla andatura di corsa.
PANOTTOLO
E' l'espansione a cuscinetto o sfaccettata ad ottagono che orna i tre restringimenti del Cero. Il termine deriva dal panottolo (in it. cercine) il panno arrotolato messo intorno al capo per reggere pesi sulla testa e spesso viene usato per definire un sedere prosperoso. Ogni cero ha tre panottoli: alto, di mezzo e basso detto anche "culacciolo".
PENDUTA
E' una chiara perdita di verticalita' del Cero, che si inclina decisamente di lato fino ad urtare ed appoggiarsi contro ostacoli, ma che non deve toccare con le stanghe in terra altrimenti si tratta di una caduta.
PEZZO
E' quella parte di corsa che viene eseguita da una sola muta.
PICCOLI (CERI)
Sono modelli in miniatura dei Ceri grandi (150 cm e 40 kg circa) che nella prime festività di giugno seguono lo stesso rituale dei Ceri grandi. Sono fatti per i fanciulli, ma vedono spesso protagonisti "fanatici" genitori. Gli attuali Ceri piccoli sono stati eseguiti da Antonio Sannipoli "Moscone" di Madonna del Ponte nel 1986.
PIEDISTALLI
(sin. Ceppi) Sono i dodici (quattro per ogni Cero) basamenti lignei che sostengono il Cero durante la sosta pomeridiana in via Savelli. Furono realizzati da Gaetano Agostinelli nel 1899 e rappresentano simboli delle categorie sociali a cui il Cero e' legato: le torri ed i campanili per S.Ubaldo, le armi, le botteghe e le botticelle per S.Giorgio, i tronchi d'albero, il pagliaio ed il casolare per S.Antonio. I Ceppi sono raccordati da una robusta intelaiatura rettangolare e sono disposti ad intervalli regolari lungo via Savelli. Le barelle dei Ceri hanno dei fori predisposti ad accogliere la punta del piedistallo.
PIOCCOLO
(it. piuolo) E' l'asse di legno di faggio piantato in senso longitudinale nella cuspide estrema del cero. Veniva utilizzato come punto di ancoraggio per le quattro corde.
PISCIACANI
E' un epiteto scherzoso rivolto questa volta ai ceraioli di S.Ubaldo. E' dovuto al colore giallo della loro divisa: infatti il pisciacane o tarassaco e' un fiore molto comune dalle nostre parti che spicca per il caratteristico colore giallo.
PORTA
E' così chiamata la porta del chiostro della Basilica di S.Ubaldo, punto in cui ha termine la Corsa dei Ceri.
La tradizione vuole che il Cero di S.Ubaldo entrato nel chiostro chiuda dietro di sé i battenti obbligando gli altri due Ceri ad attendere fuori. E' compito del Cero di S.Giorgio stare il più ridosso possibile a S.Ubaldo per evitare che tutto questo avvenga.
PROCISSIONE
(it. Processione) E' l'antica processione del quadro di S.Ubaldo, oggi sostituito da una statua lignea del Santo. Ha inizio nel pomeriggio del 15 dalla Cattedrale e segue all'inverso tutto il percorso della Corsa a partire da Piazza Grande. Raggiunti i Ceri ai Neri da' il via alla Corsa.
PUNTA
E' la parte estrema ed affusolata della stanga della barella.
PUNTAROLO
(sin. punta) E' il ceraiolo "a spalla" che occupa la parte estrema (la punta) della stanga. A seconda della posizione può essere davanti o dedietro.
RIALZARE
E' l'atto di rimettere il Cero verticale dopo una caduta. La stanga che e' in terra viene ricaricata sulle spalle ed il Cero sospinto sul lato con il contributo di altri ceraioli o spettatori.
RIMPESOLARSI
E' il disperato tentativo di abbrancare e, facendo contrappeso con il corpo, di trattenere bassa la stanga che sale in seguito ad un cedimento totale di quella opposta. Di solito il ceraiolo e' alzato di peso dalla leva che e' estremamente svantaggiosa.
RIVERENZA vedi INCHINI
SANGIORGIARO
E' così definito il ceraiolo di S.Giorgio.
SANTANTONIARO
E' così definito il ceraiolo di S.Antonio.
SANTI
Sono così chiamate le statuette di S.Ubaldo, S.Giorgio e S.Antonio che ornano la sommità di ogni cero. I Santi sono conservati nella chiesetta di S.Francesco della Pace sede dell'Universita' dei Muratori da dove sono prelevati la mattina del 15 e dove sono riposti dopo la discesa dal monte nella stessa serata.
SANTUBALDARO
E' così definito il ceraiolo di S.Ubaldo.
SBARELLARE
E' il movimento di rotazione del cero verticale sulla barella dovuto ad un incorretto montaggio "incaviatura". Si dice anche dei pantaloni lenti o della camicia non ben calzata, in cui fibbia e la linea dei bottoni della camicia non sono in asse.
SBASSARE
E' l'atto di fare scivolare il Cero verticale dalle spalle sulle mani a braccia completamente abbassate per poter oltrepassare durante la Mostra ostacoli bassi come rami di alberi o fili della luce. E' usato anche per definire l'abbassamento dell'altezza media di una muta.
SCAPPARE
(it. uscire) E' l'atto di uscire da sotto il Cero dopo aver ultimato il proprio pezzo.
SCAVIARE
E' la manovra di far uscire la cavie ed estrarre il timicchione del cero dalla barella. In senso più lato corrisponde allo smontaggio del Cero. Deve essere rigorosamente effettuato con il Cero disteso alla "bocca all'avanti" per facilitare la fuoriuscita della cavia.
Si può riferire anche alla disarticolazione del Santo dal timicchione superiore del cero.
SDRINGOLARE
(it. dondolare) E' lo scuotimento del cero orizzontale per facilitare le manovre di incaviamento e scaviamento dalla barella. può essere usato anche come sinonimo di ninnare.
SFILATA
E' la parata, sempre meno militare, dei ceraioli per le vie della città prima della Alzata. Tutti i ceraioli sfilano divisi per Cero guidati dal proprio Capodieci che mostra alla folla la brocca simbolo del suo comando. La sfilata e' preceduta dai tamburini, dalla banda comunale, dai Capitani a cavallo e dalle Autorita' cittadine. La sfilata ha lo scopo di suscitare l'entusiasmo dei ceraioli e mostrare la forza di ogni Cero alla città.
SGUILLARE
(it. scivolare) E' il temuto "scivolare" con il peso del Cero sulle spalle. La perdita di aderenza con il suolo può essere molto facile e molto pericoloso.
SOLLEVARE
E' l'atto di portare il Cero verticale ancora più in alto sostenendolo sulle mani a braccia completamente alzate per far toccare il santo, durante la mostra, a personaggi illustri alla finestra.
SPASSEGGIATE
E' l'atto di fare baldoria prendendosi sotto braccio e cantando tra ceraioli, anche di Cero opposto. Le spasseggiate hanno luogo dopo la mostra e soprattutto dopo la Tavola Bona, in attesa della Corsa.
SPICCARE
Letteralmente togliere oggetti infilati a supporti, con questo verbo viene definito lo spostamento dei ceri dai basamenti in pietra della Basilica la prima domenica di maggio. Il cero e' sollevato dal basamento, ruotato intorno al proprio asse e fatto scendere in posizione orizzontale a "pancia all'aria".
STANGA
E' la struttura di legno di pino a forma di fuso, che rappresenta la parte della barella deputata ad ospitare le spalle di quattro ceraioli. Le stanghe per ogni barella sono due e sono raccordate nel punto di mezzo da un tavolone di sorbo chiamato barelone. Tutta la parte della stanga libera dal barelone si usava chiamare manicchia (ne esistono due per ogni stanga). La parte terminale della stanga prende il nome di punta, mentre quella più vicina al barelone si chiama ceppo: puntarolo e cepparolo vengono chiamati i ceraioli "a spalla" che trovano posto rispettivamente sotto queste parti della stanga.
STANGHETTE
Sono le sbarre di faggio che raccordano le due manicchie del cero attraversando l'albero centrale.
STATUA
E' la statua lignea della Processione, posta su una barella ed ornata posteriormente da una cornice dorata piuttosto elaborata chiamata il "tronetto". Il termine può essere usato anche il pezzo del primo tratto di corsa posto all'inizio del Corso sormontato dalla Statua in pietra di S.Ubaldo.
STECCHIARE
(it. ridurre in stecche) E' la punizione cui e' soggetto un Cero che contravviene alle regole della Corsa: divieto di sorpasso, arrivo in Basilica entro la mezzanotte del 15. La pena dovrebbe essere eseguita con la stessa accetta del Capocetta.
STENDARDO
E' il drappo di stoffa che adorna i davanzali delle finestre durante il periodo dei Ceri. La sua introduzione e' stata caldeggiata dalla Associazione Maggio Eugubino. Gli stendardi di solito in campo rosso, hanno i colori del Cero della casa e rappresentano o i simboli del Santo, o quelli del quartiere di appartenenza.
STENDERE
Verbo usato per indicare la andatura più redditizia raggiunta dalla muta una volta che e' entrata bene e che si e' assestata.
STERZAROLO vedi CAPOCINQUE
STRADONE
E' il nome dato ai nove viali della strada del monte, ultimo tratto della corsa. E' spesso scherzosamente usato come unità di misura per distacchi che si vogliono definire abissali: uno, due etc. stradoni di vantaggio.
STROZZA
(sin. nodo) E' la parte centrale del cero compresa tra due cuspidi unite per gli apici tramite il panottolo di mezzo.
STRUSCIARE
(it. strisciare) E' il risultato di una penduta di un certo rilievo del Cero che urta, si appoggia e procede per qualche metro contro il muro o la vegetazione ai bordi della strada.
TAMBURI
Precedono tutti i cortei ceraioli a partire dalla prima domenica di maggio. La loro funzione più importante e' quella della sveglia dei Capitani e della città a partire dalle primissime ore del mattino del 15 maggio.
I tamburini hanno una divisa particolare: pantaloni bianchi, camicia rossa e fazzoletto del colore del Cero di appartenenza.
TAVERNE
Sono i luoghi di raccolta, di discussione e di divertimento dei ceraioli, prima e soprattutto dopo la corsa. La loro istituzione e' relativamente recente, sono infatti nate negli anni sessanta sotto la spinta delle Famiglie ceraiole. Hanno avuto il grande pregio di rivitalizzare angoli ed ambienti di Gubbio, che altrimenti sarebbero stati lasciati in abbandono.
TAVOLA BONA
(it. tavola buona) E' oggi così chiamato il tradizionale pranzo dei ceraioli, una volta questa denominazione veniva riservata al pranzo delle autorità e degli ospiti di riguardo, fisicamente separato da quello dei ceraioli, ma oggi aggregati.
Il pranzo dei ceraioli ha costituito sempre uno dei momenti qualificanti della Festa: erano i Capitani del Cero che si impegnavano a sfamare i propri ceraioli.
TAVOLETTE
In pino, ricoperte da tela dipinta, costituiscono l'involucro esterno del cero. Sono 48 per S.Giorgio e S.Antonio, mentre per S.Ubaldo sono 92, 8 delle quali sono bombate.
TIMICCHIONE
(it. moncone di tronco d'albero) Sono le due parti terminali dell'albero del cero, quelle sporgenti all'esterno. Al timicchione inferiore viene incastrata la cavia per la barella a quello superiore viene infilato il Santo.
TRATTO
E' la parte di corsa compresa tra due soste. I tratti della corsa dei Ceri sono quattro e consentono alle mute ed agli spettatori di sfilare.
TRAVENTO
E' l'eccessivo sbilanciamento del Cero provocato dal tentativo di superare un pendio troppo ripido: in questo modo il baricentro del cero si porta spontaneamente al di fuori della base di appoggio rappresentata dalla barella.
TROMBETTIERE
Fa parte dell'armata del Capitano. Durante la Corsa precede a cavallo i Ceri e suona con la tromba la carica per avvisare i ceraioli e le persone dell'approssimarsi imminente.
UNIVERSITA'
così vengono designate le corporazioni delle Arti e Mestieri a Gubbio. Le Università ancora oggi esistenti sono quelle dei Sarti, dei Calzolari, dei Fabbri, dei Falegnami e dei Muratori. Quest'ultima e' la più importante, depositaria della Festa dei Ceri dal 1891.
UPPE
Voce onomatopeica, che un tempo veniva usata dal capodieci per scandire militarmente il passo di corsa sotto il Cero. Oggi viene identificata con una andatura di passo, decisamente più lenta rispetto a quella della Corsa attuale.
VEJONE
(it. veglione) E' la grande festa di carnevale in cui viene presentano il Capodieci ed eletta la reginetta del Cero. E' di rigore l'abito scuro e le danze, al suono dell'orchestra che suona un tipico repertorio per balli di coppia, devono durare fino all'alba.
VILANI
Con questo epiteto scherzoso e con altri più o meno cattivi (marri, taberzani, verri, rospi, ciotoli, ciuani, talupani) vengono denominati gli abitanti delle ville, e in senso più ampio della campagna eugubina. La rivalità tra città e campagna e' a Gubbio antichissima e molto sentita: la città vorrebbe quasi arrogarsi tutta la Festa. In realtà il contributo della campagna, e di quelli del "breccino" (zona intermedia) e' indispensabile per la buona riuscita della Festa.
VOLO D'ANGELO
E' la classica posizione inarcata nel vuoto che assume il Capodieci dopo aver lanciato la brocca. Il Capodieci mentre tira su il Cero non deve perdere il contatto con la barella ne' con le mani ne' con i piedi. Un buon volo d'angelo e' motivo di prestigio per il Capodieci ed e' interpretato anche come auspicio favorevole per la Corsa che seguirà.
ZEPPARE
(sin. azeppare, in it. spingere) E' uno dei verbi più coniugato dai ceraioli soprattutto dalle punte dietro, dal barelone dietro e dal capocinque.
ESPRESSIONI IDIOMATICHE
ALORA CHI SEMO?
(it. allora chi siamo?) E' la tipica frase che pronuncia il capomuta al momento di schierare la muta.
ALZA' LA BROCCA
(it. alzare la brocca) Viene così definita l'atto di lanciare la brocca ed in senso più ampio il mandato di Capodieci.
ATENTI 'L SANTO!
(it. attenzione al Santo) Esclamazione che ricorre di frequente durante la Mostra: durante le varie manovre di sollevamento, sbassamento ed abbassamento il Santo che corona il cero può urtare e danneggiarsi contro ostacoli.
BASTA CHE 'N LO FAMO CADE'
(it. basta che non lo facciamo cadere, vil. cade) E' una specie di parola d'ordine che corre tra le mute di un Cero che finora non e' caduto, quando invece questo incidente sia occorso ad uno o meglio a tutti e due gli altri Ceri.
CE VEDEMO PI CERI
(it. ci vediamo per i Ceri) "ce vedemo 'l giorno di Ceri".
Una frase a Gubbio molto celebre che può avere il duplice significato di appuntamento per gioire insieme nel giorno di Festa, o di minaccia per la resa di conti di contese: infatti il giorno dei Ceri era una volta, a causa della confusione imperante, il giorno delle vendette personali.
DA' LA SPALLATA
E' l'atto di prendere il Cero, riferito più a ceraioli occasionali che si trovano su pezzi meno affollati e che si trovano ad entrare sulla scorta dell'entusiasmo.
DU E' SAN GIORGIO?
(it. dove e'S.Giorgio) Tipica domanda rivolta da un santubaldaro o da un santantoniaro durante la sfilata. I suoi compagni devono rispondere: "boh". Segue un'altra domanda riferita all'altro Cero avversario e stessa risposta. Per ultimo viene tenuto il proprio Cero al cui nome si grida "eccolo!!". Per i sangiorgiari il criterio e' analogo, si comincia con "du e' S.Antonio?".
E' ARMASTA PER S.ANTONIO
Modo di dire usato per definire una ragazza ancora nubile. Ironicamente si fa riferimento sia ad una ipotetica vocazione monastica, sia al fatto che S.Antonio e' l'ultimo Cero a passare.
FA J'OMI PEL CERO
(it. fare gli uomini per il Cero) Popolarissima espressione eugubina che fa riferimento alla antica usanza di reclutare ceraioli da parte dei Capitani.
In questo modo si suole ancora oggi apostrofare chi voglia coinvolgere qualcun altro nelle proprie imprese.
GIRE BENE
(it. andare bene) E' quello che un ceraiolo si attende dal proprio Cero. La vittoria nella Corsa dei Ceri non esiste, cosa non facile da capire per un "forestiero", la cosa più importante e' correre al massimo (caminare) senza cadere, vale a dire "gire bene".
GIU' I FREGHI!
(it. giù i bambini) E' l'urlo che si sente spesso quando all'approssimarsi dei Ceri o in occasione dell'Alzata, dei bambini vengono messi sulle spalle, coprendo in questo modo la visuale.
GIU' 'L CERO!
E' l'ordine secco gridato dal capocinque per l'esecuzione dell'abbassata finale prima della scalinata della Basilica.
JE L'EMO MESSO DENTRO
(it. glielo abbiamo messo dentro, vil. drento) Scherzosa espressione non priva di senso metaforico, con cui sono soliti festeggiare i sangiorgiari la mancata chiusura della porta della Basilica da parte del Cero di S.Ubaldo.
'L CERO N'SE FERMA!
E' una delle leggi della Corsa, il Cero infatti durante l'esecuzione di un tratto non si può fermare se non davanti ad un altro Cero caduto.
'L LASCIO N'ALTR'ANNO
Celebre proponimento del ceraiolo che non vuole andare in "pensione".
LEVEMETE, CHE M'AMPICCI!
(it. levati, che mi impicci) E' l'urlo tipico del ceraiolo entrante nei confronti di quello che deve "scappare". Il termine levemete presenta la caratteristica particella -me che corrisponde ad un dativo di interesse (levati per me).
M'ARCOMANDO, BEMBENE!
E' l'invocazione più o meno rincuorante rivolta ai ceraioli che si accingono a prendere il Cero, da loro conoscenti o simpatizzanti del Cero.
METTE LE TACCHE
E' l'atto del ceraiolo che afferra con la mano libero la punta posteriore della stanga della barella del Cero che precede.
'N ME CE FAI!
E' l'urlo di disapprovazione del ceraiolo che avverte troppo il peso del Cero perché le spalle non sono pari. Il grido e' diretto verso il presunto responsabile e di solito si accompagna ad altre invocazioni non sempre ortodosse.
QUE ME RAPPRESENTA TA ME?
(it. che mi rappresenta?) E' la frase di disapprovazione che ricorre più spesso tra ceraioli contrariati per l'elezione di un Capodieci che non li soddisfa.
SCORRETE VOIALTRI TO LASSU'!
(it. scorrete voi lassù) E' un'esortazione che ricorre molto frequentemente tra mute messe a brevissima distanza tra loro, cosa in questi tempi molto di frequente specie nelle parti di salita, come i Buchetti ed il Monte. I cambi troppo fitti mettono a rischio la stabilità del Cero e non permettono di "stendere".
SI N'EN MATTI, N'CE LI VOLEMO!
Tipico modo di dire, limitato non solo a Gubbio, ma che a Gubbio e' diventato quasi un manifesto programmatico, oltre ad essere anche il ritornello di una canzone ceraiola.
SPALLE PARE
E' la condizione fondamentale per avere una buona muta. Il termine "pare" e' usato anche con l'accezione di spalle proporzionate tra loro, ed adeguate alla pendenza del pezzo che si deve affrontare
STANGA PULITA
Viene così definita la drammatica situazione di una stanga, ormai destinata a cadere, in cui tutti i ceraioli hanno ormai ceduto.
TA ME QUE ME MANCA?
(it. che cosa mi manca?, vil. de ta me que m'amanca?)
Interrogativa retorica che sottintende la risposta "niente". E' usata tipicamente da ceraioli che si stiano autocandidando a posizioni di prestigio all'interno del Cero.
TUTTO A POSTO?
E' la tipica domanda che rivolge un ceraiolo più esperto, di solito il capodieci o il capocinque, passando in rassegna le mute del proprio pezzo.
VENI' GIU' A UPPE
Andare al passo scandendo il ritmo "uppe". Vecchio modo di interpretare la corsa segnando il passo, considerato oggi un'andatura disdicevole.
VIA CH'ECCOLI!
La popolarissima frase si riferisce all'avvicinarsi dei Ceri sia nel tempo (avvicinarsi del 15 maggio) che nello spazio (l'arrivo dei Ceri di Corsa). A seconda dei casi si può considerare un incoraggiamento, un avvertimento di stare attenti, un grido di gioia.
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(illustrazioni e spartiti compresi)
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