
L'ALZATA
Ha luogo in Piazza Grande alle undici e trenta del 15 maggio ed è preceduta dal montaggio del Cero e dal lancio della brocca.
Dopo l'alzata i Ceri descrivono tre giri in senso antiorario (girate de la matina) intorno al gonfalone della piazza aprendosi la strada tra la folla.
Un tempo i Ceri venivano alzati ognuno per conto suo e l'Alzata avveniva nel luogo dove ai ceraioli veniva offerta colazione e pranzo. Negli anni '20 fu introdotta l'Alzata collettiva che era eseguita in via Fonte Avellana: mancando lo spazio i Ceri venivano posti già in ordine, uno dietro all'altro e effettuavano le girate su se stessi ed uscivano da un basso ed unico accesso abbassandosi a turno. Nel 1926 per volere del Primo Capitano Ubaldo Scavizzi l'Alzata del solo Cero di S.Ubaldo ed il pranzo comune ebbero luogo presso il "Corte" del palazzo Ducale. L'Alzata ritornò successivamente in S.Pietro nel grande spazio che sarà di li a poco occupato dalla Palestra.
L'Alzata in piazza Grande fu introdotta per motivi di spettacolo negli anni '30, i Ceri erano disposti davanti alla scalea. Dal 1950 è stata spostata a fianco del muretto ed è stata accompagnata dalla rievocazione storica dell'investitura del Capitano, che ha luogo sulla scalea del Palazzo dei Consoli.
Avvenuta l'investitura del Primo Capitano, si apre la piccola anta ricavata nel portone del Palazzo da dove esce il Secondo Capitano che annuncia che all'interno del salone dell'Arengo tutto è pronto.
A quel punto al suono del Campanone si spalancano i battenti del portone ed escono in successione i ceri in posizione orizzontale, preceduti dal Capodieci, i Santi e le brocche. Nel frattempo le barelle che erano già in piazza, occupano le posizioni in cui il cero verrà montato ed alzato.
Per il montaggio e l'alzata i Ceri si schierano affiancati con S.Ubaldo al centro, S.Giorgio sulla destra, vale a dire verso il palazzo Pretorio, e S.Antonio sulla sinistra, verso il Palazzo dei Consoli.
Montaggio del Cero
Il cero scende dal Palazzo dei Consoli sostenuto in posizione orizzontale da una moltitudine di ceraioli, quando già la barella è sollevata verticalmente con il dorso girato verso il muretto della piazza. Ai fini di un buon incaviamento del cero è importante riconoscere il verso giusto della barella le punte avanti devono guardare il cielo. Qualche istante prima che arrivi il cero il Capodieci sale in piedi sul bordo superiore del barelone.
Per fissare il cero alla barella si usa un cuneo di ferro di circa 40 cm di lunghezza detto cavia che entra nell'asola del timicchione inferiore del cero e forza con il suo margine superiore contro il bordo della cava del barelone.
L'atto di connettere il cero alla barella prende il nome di incaviare e si esegue di solito con le seguenti manovre: inserimento del timicchione del cero che viene spinto nella cava del barelone fino alla uscita parziale dell'asola; innesto parziale della cavia; scuotimento del cero (sdringolata) da parte dei ceraioli; mazzettate sulla cavia da parte di un ceraiolo che sale sulle spalle degli altri; movimenti di scuotimento da parte del Capodieci sulle stanghe per avvicinare ulteriormente il barelone al panottolo inferiore del cero.
Dopo l'incaviamento il Capodieci provvede a bagnare il timicchione con l'acqua e vino (?) della brocca, manovra che rinforza la coesione di questo con la cavia. Nel frattempo viene innestata la statuetta del Santo sul panottolo superiore del cero, manovra effettuata a cura di un ceraiolo fidato, in possesso dell'apposita cavia.
Lancio della brocca
Il Capodieci con la mano destra (sinistra se mancino) impugna la brocca semivuota, con quell'altra si regge alla stanga.
Le gambe sono divaricate in senso antero-posteriore con il piede destro che si appoggia sulla cuspide inferiore del cero, l'altro sul bordo sul barelone nel punto di intersezione con il ceppo della stanga.
Il Capodieci mostra la brocca alla folla e poi la rivolge verso il Campanone. La tende poi in avanti fino a che anche gli altri Capodieci non hanno eseguito lo stesso movimento, esiste infatti un accordo tra i tre per lanciare la brocca insieme. Subito dopo imprime una rapida oscillazione alla brocca all'indietro, simultanea per tutti e tre, seguita dal lancio in avanti con una forza che dipende dalle qualità fisiche del Capodieci e dall'onestà di non intralciare il percorso dei Ceri avversari alzati. È importante che il Capodieci non si sbilanci troppo e che la mano ora libera afferri la stanga nel tempo più breve possibile: per questo motivo è consigliabile che la mano si debba liberare della brocca quando ancora è indietro rispetto alla stanga. Con un rapido movimento di rotazione il Capodieci porta in avanti il piede che stava sul cero per appoggiarlo sul barelone: è pronto oramai per il cosidetto "volo d'angelo".
La brocca lanciata dal Capodieci tra la folla ogni anno più imponente, si deve sempre rompere per propiziare la Corsa ed i cocci, che hanno valore di amuleti, costituiscono la preda prelibata di "matti" collezionisti, che non esitano ad arrischiare l'incolumità delle proprie mani pur di avere un coccio di brocca in casa da tramandare alla progenie.
Movimento di alzata
L'alzata propriamente detta avviene in pochi istanti, che noi per chiarezza abbiamo cercato di scomporre in movimenti separati.
In un primo tempo il cero si alza sotto la spinta dei ceraioli che lo hanno sostenuto durante il montaggio. A regolare la spinta sono due ceraioli che reggono le manicchie superiori ed hanno l'obbligo di lasciare libero il cero di alzarsi solo quando il Capodieci ha afferrato la stanga libera e si è portato con tutti e due i piedi sul barelone.
Il Capodieci, con il cosiddetto volo d'angelo, fa da contrappeso alla spinta dei ceraioli. Si inarca appoggiando i piedi che non devono essere mai lasciati scorrere via fino a che ha quasi assunto la posizione orizzontale.
Corrispondente al movimento di salita del cero segue quello di discesa della barella che viene affidato alla muta che è già schierata. Il puntarolo dietro è accovacciato e tiene la punta della stanga appoggiata in terra con le mani aiutato dal capocinque, il cepparolo dietro ha un piede puntato contro l'estremit della stanga in modo che questa funzioni da centro di rotazione, il barelone dietro sta con la testa sotto il barelone ed evita che ci siano movimenti anticipati da un lato o dall'altro, il barelone avanti sorveglia la simultanea discesa delle stanghe evitando di disturbare il volo d'angelo del Capodieci. Il cepparolo e il puntarolo avanti tendono le mani ad afferare la stanga e portarsela sulla spalla. Le spalle dei puntaroli avanti, una volta che vi si è appoggiata la stanga diventano i nuovi centri di rotazione per la parte terminale dell'alzata.
Una volta che la parte anteriore della barella è discesa sui puntaroli avanti, il capocinque e i due puntaroli dietro alzano la parte posteriore della barella aiutati dal barelone e dai cepparoli dietro.
Solo quando ogni ceraiolo della muta avrà occupato il proprio posto ed il Cero sarà perfettamente diritto potranno iniziare le girate della mattina.
L'alzata che riesce bene è quella in cui il lancio della brocca è distante con traiettoria parabolica, il Capodieci esegue il volo d'angelo senza staccarsi, il Cero sale velocemente, senza tentennamenti e diritto per iniziare la corsa subito.
Dal punto di vista estetico è importante la simultaneità dei tre Ceri. Con una buona alzata il Capodieci acquisisce autorità ed infonde coraggio, grinta e spirito di competizione ai propri ceraioli per affrontare con maggiore determinazione anche la corsa della sera, che, anche se frutto di una partecipazione corale, lo vede protagonista.
LE GIRATE DELLA MATTINA
I Ceri dopo l'alzata compiono tre giri della piazza in senso antiorario intorno al pennone. Sono dette "girate de la matina", da non confondere con le "birate" del pomeriggio.
La loro istituzione è piuttosto recente, contemporanea all'alzata in piazza (anni '30) ed ebbero agli inizi molti critici perché rappresentavano un brutto doppione delle "birate", e perché erano considerate un'anticipazione fuori luogo della corsa. Infatti le girate della mattina appartengono alla mostra del Cero di cui rappresentano l'inizio.
Le girate sono eseguite di corsa con i Ceri nell'ordine tradizionale: per disporsi in questa maniera è necessario che il Cero di S.Giorgio che è schierato più a destra e quindi avvantaggiato per il giro in senso antiorario, aspetti che il Cero di S.Ubaldo si avvii.
Le girate sono molto meno veloci delle birate per vari motivi: la difficoltà di aprirsi la strada, peraltro non delimitata dallo steccato, in una folla decisamente superiore a quella del pomeriggio, la confusione creata della caccia al "coccio", la disorganizzazione nei cambi dei ceraioli i quali, facendo appello ad una delle loro migliori doti, la 'gnoranza, vogliono tutti "assaggiare" ad ogni costo la stanga.
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